Esperienze e percorsi
basati sul respiro:

rebirthing e respirazione
PSICOLOGIA ED EMOZIONI -
LA TECNICA DEL REBIRTHING MENTE/CORPO, EMOZIONI, RESPIRO, CATARSI, ESPRESSIONE DI SČ
INTERESSANTE ED ESAURIENTE TESI DI LAUREA SUL REBIRTHING
 PIETRO LARGO
Psicologo, Psicoterapeuta in supervisione presso l'associazione medica italiana per lo studio dell'ipnosi. Esperto di ipnoterapia ericksoniana,metodo psicoterapeutico EMDR e Rebirthing transpersonale.
E' Trainer Ultramind ESP System, e Trainer PNL(society nlp).
Fin da giovanissimo si interessa al campo del benessere, praticando per vari anni medicina tibetana, pranayama yoga e rebirthing transpersonale.
Dopo la laurea in psicologia approfondisce gli studi sulla PNL e l'ipnosi ericksoniana.
Da vari anni aiuta le persone in sessioni singole o di gruppo a raggiungere gli obiettivi predefiniti, siano essi terapeutici, sportivi, di sostegno nelle relazioni etc.
  Psicologo Dott. Pietro Largo
Via Etna 4/b
47042 Cesenatico (FC)
Cell. 347-4090024
indirizzo email: pietro.largo@pnlq.com
sito internet: www.pnlq.com
 


Università degli studi di Bologna

FACOLTÀ DI PSICOLOGIA

Corso di laurea in psicologia

Sessione II

Anno Accademico 2000-2001



PSICOLOGIA ED EMOZIONI - LA TECNICA DEL REBIRTHING

MENTE/CORPO, EMOZIONI, RESPIRO, CATARSI, ESPRESSIONE DI SÈ



Tesi di Laurea in Psicologia Clinica




Relatore: Presentata da:
Chiar.ma Prof.ssa Olga Codispoti Pietro Largo






INDICE


Introduzione………………………………………………………………….p.2

Capitolo Primo
Emozioni e corrispettivi psicofisiologici, l'importanza del respiro
………………p.4

Capitolo Secondo
La psicologia clinica e il rapporto mente-corpo-emozioni, lo specifico del rebirthing
…………………………………………………………………….p.24

Capitolo Terzo
Descrizione della tecnica del rebirthing e sua applicazione in psicologia clinica
………………………………………………………………………..p.42

Capitolo Quarto
Casi clinici: articoli ed interviste a terapeuti ed ex pazienti……….…………….p.68

Capitolo Quinto
Rebirthing e psicologia, prospettive di dialogo………………………………...p.85

Conclusioni……………………………………………………….………….p.100

Ringraziamenti……………………………………………………………….p.102

Bibliografia……………………………………………………….…………p.103




INTRODUZIONE



"Una vita senza ricerche non è degna per l'uomo di essere vissuta" diceva Platone (Apologia di Socrate, 38a). "Noi conosciamo la verità, non solamente con la ragione, ma anche con il cuore" (Pensieri, 479) insegna Pascal. Oggetto del presente lavoro è un metodo terapeutico basato su una particolare tecnica di respirazione e denominato "Rebirthing", e la sua possibile utilizzazione in ambito clinico. Lo strumento è sicuramente nuovo in ambito accademico, cercherò quindi di esemplificarne metodo e possibili applicazioni.
Punti di riferimento importanti nella stesura di questo studio, saranno, oltre ad una precisa bibliografia, il cammino esperienziale del sottoscritto, che conosce e pratica la tecnica da ormai sette anni, la frequenza di un corso didattico e l'esperienza e la collaborazione del dottor Filippo Falzoni Gallerani.
Nel primo capitolo si vuole mettere in luce, attraverso una ricerca psicofisiologica, quanto gli studi recenti dimostrino l'importanza delle emozioni nella nostra vita, e quanto il respiro sia coinvolto nel meccanismo delle emozioni; il respiro infatti è la base della tecnica del rebirthing.
Nel secondo capitolo si farà un breve ma essenziale excursus su come si sia sviluppato l'approccio mente /corpo in psicologia clinica.
Nel terzo capitolo si spiegherà dettagliatamente in cosa consiste la tecnica, il suo metodo e le sue applicazioni in psicologia clinica, tenendo conto degli studi presenti in letteratura, attraverso autori che praticano il rebirthing o tecniche considerate equivalenti ma denominate diversamente.
Nel quarto capitolo si vuole riportare una testimonianza concreta del fenomeno attraverso il resoconto di vissuti esperienziali e testimonianze dirette, compresa quella del sottoscritto, attraverso importanti autori del settore. Riporto inoltre le interessanti testimonianze scritte dei partecipanti del corso di formazione professionale di "Rebirthing Transpersonale" ad Asti.
Nel quinto capitolo invece si cercherà di instaurare un dialogo tra il rebirthing e la psicologia clinica, attraverso il confronto di metodi e suggerimenti, e attraverso il contributo esperienziale di psicoterapeuti come S.Grof e F.Falzoni Gallerani.



CAPITOLO PRIMO: EMOZIONI E CORRISPETTIVI PSICOFISIOLOGICI, L'IMPORTANZA DEL RESPIRO


La psicologia clinica ha messo in evidenza come la salute di una persona si consolidi attraverso la possibilità di esprimersi liberamente e l'offerta di un ampio spazio di opportunità comunicative. In particolare è cresciuta l'attenzione al ruolo delle emozioni e alla necessità di educare ad esprimerle, invece che reprimerle, pena una vasta serie di disturbi "psicosomatici", provocati dal disagio causato dall'inibizione dei processi comunicativi.
Dicono Codispoti e Clementel "L'atteggiamento clinico consiste nel sincero interesse a conoscere e comprendere il comportamento, i bisogni, gli interessi e le preoccupazioni attuali delle persone nella loro vita quotidiana, e, insieme, nella disponibilità ad osservare tale comportamento in modo partecipe e, aggiungeremmo noi, 'globale', tenendo conto cioè non solo degli aspetti disfunzionali, ma anche delle risorse che ciascun individuo in varia misura possiede (Codispoti, Clementel, 1999).
Candace B. Pert (che ha dimostrato concretamente l'esistenza dei recettori per gli oppiacei endogeni all'inizio degli anni '70) sostiene: "Non possiamo più attribuire alle emozioni minore validità che alla sostanza fisica e materiale, anzi, dobbiamo considerarle segnali cellulari coinvolti nel processo di traduzione delle informazioni in realtà fisica, che trasforma letteralmente la mente in materia. Le emozioni nascono nel punto di congiunzione fra materia e mente, passando dall'una all'altra in tutte e due i sensi influenzandole entrambe" (Pert, 2000).
Aggiunge Goleman: "Poiché la mente razionale ha bisogno di più tempo rispetto alla mente emozionale per registrare le impressioni e per reagire, il primo impulso in una situazione emozionale è dettato dal cuore e non dal cervello. C'è anche un secondo tipo di reazione emozionale, più lenta della risposta lampo, che cova e fermenta nei nostri pensieri prima di portare ad un sentimento. Questa seconda via è più deliberata e in genere siamo consapevoli dei pensieri che ci guidano verso di essa. In questo tipo di reazione emotiva, la valutazione è più ampia; i nostri pensieri, l'elemento cognitivo, giocano un ruolo chiave nel determinare quali emozioni verranno suscitate. Una volta formulata una valutazione, 'questo tassista mi sta imbrogliando' o 'questo bimbo è adorabile', segue una propria risposta emozionale. In questa sequenza più lenta, un pensiero più articolato precede il sentimento. Emozioni più complesse, come l'imbarazzo o l'apprensione per un esame imminente, seguono una strada più lenta, impiegando secondi o minuti prima di svilupparsi: sono queste le emozioni che derivano dai pensieri" (Goleman, 1996).
Le emozioni, che guidano costantemente la nostra vita, sono strettamente connesse a molte funzioni psicofisiologiche. In questo studio voglio evidenziare il collegamento profondo e significativo tra le emozioni e la respirazione, e l'interesse che questo collegamento può suscitare negli studi psicologia clinica.
Come afferma Lowen, sostenitore dell' "analisi bioenergetica": "La respirazione ha un legame diretto con lo stato di eccitazione del corpo. Se siamo rilassati e calmi, respiriamo adagio e senza sforzo. Negli stati di profonda emozione la respirazione diventa più rapida e intensa. Se abbiamo paura, ispiriamo a scatti e tratteniamo il respiro. Se siamo tesi, la respirazione è poco profonda. È vero anche il contrario: ispirando profondamente favoriamo il rilassamento del corpo" (Lowen, 1991).
Una corretta attività respiratoria è quindi indispensabile per una soddisfacente qualità della vita del nostro organismo.
Molti modi di dire quotidiani cercano di ricordarci quanto appena detto: parliamo di "fiato sospeso", "sospiro di sollievo", ci sentiamo soffocare, ispiriamo fiducia, temiamo una cospirazione. Inoltre sappiamo che paura, pianto, gioia, rabbia, hanno componenti emotive e respiratorie inseparabili. Lo psicoterapeuta G. Downing afferma: "…Il sistema respiratorio è strettamente connesso con gli stati affettivi. Basta che cambi la condizione immediata delle nostre emozioni, che cambi solo la minima sfumatura, perché il respiro prenda a vibrare, a dilatarsi, a esitare, o a rispondere in qualche altro modo. Non c'è nient'altro in noi che reagisca in una forma così minuziosamente calibrata. E siccome gli stati affettivi sono un modo di scoprire l'ambiente circostante, le informazioni che la respirazione ci fornisce possono essere cruciali. Mentre gli affetti leggono il mondo, il respiro legge gli affetti" (Downing, 1995).
Prima di tutto, quindi, credo sia utile precisare cosa intendiamo con il termine "respirazione".
La respirazione è una delle funzioni fondamentali di tutti gli organismi viventi che, mediante assunzione di ossigeno dall'ambiente esterno, consente la liberazione, dalle sostanze nutritizie, dell'energia necessaria ai processi vitali. Per chiarire ancora meglio l'argomento riporto qui di seguito la trascrizione di un'intervista a Gianluigi Bonessa, psicoterapeuta in analisi bioenergetica (Bonessa, 2000).
La respirazione rappresenta l'insieme dei processi che assicurano l'apporto di ossigeno alle cellule dell'organismo (id.)
Questi comprendono:
- l'immissione dell'aria ambiente all'interno dei polmoni tramite l'atto inspiratorio;
- il passaggio dell'ossigeno dagli alveoli polmonari al sangue;
- il trasporto dell'ossigeno, tramite il torrente circolatorio, fino ai tessuti dell'organismo;
- l'utilizzazione dell'ossigeno per lo svolgimento dei processi metabolici da parte delle strutture cellulari e la produzione d'anidride carbonica ed acqua quale risultato finale di questi processi;
- il passaggio dell'anidride carbonica nel sangue ed il suo trasporto fino ai polmoni;
- la diffusione dell'anidride carbonica dal sangue negli alveoli polmonari;
- l'emissione del gas verso l'ambiente esterno attraverso l'atto espiratorio.
Avremo quindi una "respirazione esterna" ed una "respirazione interna o cellulare".
Comunemente parlando, per "respirazione" s'intende il ciclico alternarsi delle fasi del respiro: inspirazione ed espirazione.
Il meccanismo fisiologico del respiro si attua con la contrazione dei muscoli respiratori volontari e con il ritorno elastico del complesso polmoni-cassa toracica.
I muscoli respiratori volontari sono principalmente inspiratori. Con la loro azione determinano un innalzamento della gabbia toracica, provocando quindi la diminuzione della pressione all'interno degli alveoli polmonari, con il risultato che l'aria viene aspirata all'interno degli alveoli stessi attraverso le vie aeree superiori. I più importanti muscoli inspiratori sono:
-innanzitutto il diaframma, estesa lamina muscolo-tendinea curva a concavità inferiore, che chiude in basso la cavità toracica e che, in virtù della sua contrazione, si sposta verso il basso appiattendosi e determinando l'ampliamento della gabbia toracica;
- i muscoli intercostali esterni;
- i muscoli sternocleidomasteoidei;
- i muscoli vertebrali.
I muscoli espiratori svolgono un'azione di minore importanza rispetto agli antagonisti, in quanto l'espirazione è soprattutto fenomeno passivo dovuta al ritorno elastico del complesso gabbia toracica-polmoni dopo il rilasciamento dei muscoli inspiratori. È comunque possibile una espirazione forzata con l'intervento dei muscoli espiratori che sono:
-i muscoli intercostali interni la cui contrazione abbassa le costole;
-i muscoli addominali che contraendosi aumentano la pressione intra-addominale spostando in alto il diaframma e abbassando la gabbia costale, riducendo di conseguenza il volume del torace.
La regolazione del ritmo respiratorio avviene fisiologicamente ad opera del centro respiratorio ubicato nella sostanza reticolare del tronco encefalico, dove due gruppi neuronali, uno inspiratorio e l'altro espiratorio mantengono l'automatico modello ritmico circolare di attivazione ed inibizione. Quest'automatismo è modificato da vari impulsi afferenti al centro respiratorio.
Abbiamo visto come lo scopo fondamentale e primario della respirazione sia l'acquisizione dell'ossigeno; questo è il meccanismo più importante per gli esseri viventi, tanto che nelle procedure da seguire nel primo soccorso all'infortunato grave viene insegnata la fondamentale regola dell'"ABC", dove i primi due passi da eseguire in ordine cronologico riguardano la respirazione (A = air, assicurarsi della pervietà delle vie aeree; B = breath, ristabilire la ventilazione, qualora non fosse presente quella spontanea, anche con mezzi meccanici od esterni) e solo dopo questi ci si preoccuperà di ristabilire la circolazione sanguigna eventualmente con massaggio cardiaco esterno (C = circulation).
Consideriamo inoltre che a differenza di tutti gli altri processi essenziali per lo svolgimento della vita (battito cardiaco, mantenimento della pressione circolatoria, funzione escretoria renale, funzione digestiva e di assorbimento intestinale, funzione metabolica, epatica, etc.) la respirazione è un'attività semi-automatica, semi-volontaria: normalmente avviene senza partecipazione cosciente ed in modo autonomo ma possiamo intervenire con un'azione volontaria e cosciente per modificare la frequenza, il ritmo, la profondità e addirittura sospendere completamente il respiro, ovviamente fino ad un certo punto, non è infatti possibile arrestare il respiro volontariamente fino alla morte per anossia (Bonessa, 2000).
Il sangue e i vasi sanguigni dell'apparato circolatorio sono i vitali sistemi di trasporto dell'organismo. Tra gli organi dell'apparato circolatorio, l'aorta e la vena cava hanno ruoli fondamentali. Infatti provvedono a portare le sostanze nutritive a tutte le parti del corpo e ad asportare i rifiuti. Le funzioni di questi organi non debbono ristagnare neppure per un breve periodo. Quando il sangue non circola appropriatamente, i muscoli, le ossa, le cellule e gli organi non ricevono più il rifornimento d'ossigeno e di risorse energetiche di cui hanno bisogno per continuare a funzionare.
Dobbiamo tenere presente, inoltre, che una circolazione inadeguata del sangue può privare anche un organo importante come il cervello e le sue cellule dell'ossigeno e di sostanze nutritive fresche.
Dice Nakamura: "Gli esercizi respiratori favoriscono la circolazione del sangue, prevengono l'accumularsi del colesterolo e ritardano l'instaurarsi di gravi malattie come l'arteriosclerosi e la trombosi. I continui esercizi respiratori promuovono inoltre le funzioni dei globuli bianchi e rossi…Se i capillari si dilatano, un maggior volume di sangue fresco, ricco di risorse nutritive, viene fornito ad ogni parte del corpo. Questo facilita il metabolismo. I respiri lunghi e profondi permettono la dilatazione dei vasi sanguigni e rafforzano l'espansione e la dilatazione dei capillari. Questi risultati sono chiaramente riconosciuti dalla medicina, tanto occidentale quanto orientale, come conseguenze benefiche degli esercizi respiratori" (Nakamura, 1984).
Detto questo, possiamo di nuovo affermare che le alterazioni del ritmo e dell'intensità della respirazione sono fortemente connesse alle emozioni: la gioia e l'eccitazione rendono il respiro più profondo e rapido, mentre la paura e il panico generano accelerazioni e spasmi che possono indurre anche un blocco respiratorio.
Il respiro interagisce a tal punto con le nostre emozioni che potremmo tracciare un intero elenco di modi di respirare, collegati a particolari stati emotivi ed emozionali: "sospirare" esprime tristezza, melanconia; "ansimare" è sintomo d'ansia o di eccitazione; il senso di soffocamento è collegato all'angoscia; "sbadigliare" esprime stanchezza o noia; "singhiozzare" esprime disperazione; "balbettare" è sintomo di imbarazzo; una respirazione regolare invece si accompagna di solito a uno stato di calma.
David Boadella individua tre diversi tipi di respirazione: "La respirazione muscolare è caratterizzata da una rigidità nella parte superiore del dorso e del collo, come se la persona si stesse continuamente trattenendo, con una tendenza verso la iperespansione del torace, come se non si volesse lasciar uscire, e infine un ritmo rigido e costante del respiro dissociato dai sentimenti, come se la persona evitasse di emozionarsi. Tutti questi segni corrispondono al rifiuto rigido di lasciarsi sopraffare dai sentimenti, cioè la determinazione a non perdere il controllo.
La respirazione intestinale si ha quando la parete intestinale funziona in modo anormale. Invece di rilassarsi ed espandersi durante l'inspirazione essa si indurisce formando una massa compatta. L'espirazione può sciogliere questa contrazione solo in parte; perciò questa massa rimane. Tale caratteristica è tipica dell'individuo masochista che tenta di eliminare sensazioni intestinali dolorose comprimendo l'addome e, invece, paradossalmente riproduce il dolore ristabilendo la forte tensione muscolare.
La respirazione uterina indica che la persona fa movimenti respiratori impercettibili come se temesse di sentire i suoi stessi suoni e movimenti. Questa caratteristica si adatta alla struttura caratteriale dello schizoide basata sul convincimento di non aver diritto di esistere. In altri termini, c'è un'inibizione dei movimenti respiratori verso il mondo e questi movimenti sono sostituiti da una inibizione globale che richiama l'immobilità del feto. Si ritiene che frenare i movimenti respiratori in modo così continuo indichi il timore di far entrare dentro di sé l'altro (il mondo) attraverso la respirazione e un desiderio di ritornare al tranquillo mondo dell'utero" (Boadella, Liss, 1986).
Il respiro, quindi, accompagna e, al tempo stesso, fa parte delle nostre emozioni. Rendersene conto può essere di aiuto per comprendersi meglio, per essere più consapevoli dei nostri stati d'animo e delle ragioni che li innescano. Respiro ed emozioni sono componenti inseparabili. Dopo aver detto del respiro, proviamo a definire cosa è un'emozione.
Naturalmente, non essendo una grandezza fisica, come il peso o l'aria di una superficie, è difficile definire e classificare in termini oggettivi cosa sia realmente un'emozione, anche perché si corre rischio di esprimere dei giudizi di valore che non si richiamano tanto alla scienza, quanto all'esperienza personale dello psicologo e dei valori culturali cui egli fa riferimento. Forse è per questo motivo che nella storia della psicologia esistono numerose teorie dell'emozione e altrettanti tipi di classificazione.
Le emozioni umane sono state oggetto di interesse e di studio sin dall'antichità: in particolare ci si è sempre chiesti se le emozioni fossero innate o acquisite, o fossero da considerare insignificanti interferenze al normale fluire dei processi di pensiero o dei processi funzionali alla vita stessa dell'essere umano.
Con Charles Darwin, verso la fine del secolo scorso, gli stati emotivi cominciarono a essere valutati in chiave scientifica e studiati in relazione al processo di evoluzione e di sopravvivenza della specie. Nel suo libro L'espressione delle emozioni nell'uomo e negli animali, (Darwin, 1962) egli sosteneva che le emozioni avessero avuto un importante ruolo nell'adattamento, fungendo da campanelli di allarme in vista di possibili pericoli. Le emozioni erano, infatti, un importante segnale di comunicazione all'interno di ogni specie: le espressioni emotive prodotte da un singolo individuo aumentavano le possibilità di sopravvivenza dell'intero suo gruppo.
Paul Eckman (cit. in Goleman, 1996) ha raccolto una grande quantità di dati sulle proprietà comunicative delle espressioni facciali, che sono identificate in modo simile anche all'interno di culture molto diverse. Per esempio anche in un gruppo della Nuova Guinea, di cultura primitiva, le espressioni facciali relative a particolari emozioni somigliavano molto a quelle delle società più avanzate. Ciò accade in particolare per l'emozione della rabbia, del disgusto, della felicità, della tristezza, della paura e della sorpresa, che sembrano universalmente espresse allo stesso modo, probabilmente perché biologicamente più primitive e dunque universali. Alcune differenze sono state riscontrate riguardo all'intensità dell'espressione mostrata o ai tentativi di dissimulazione appresi per via culturale.
Un concetto su cui di solito gli psicologi concordano, è che le emozioni possono essere distinte innanzitutto in emozioni positive (felicità, amore, gioia, interesse, etc.) e negative (tristezza, collera, paura, ansia, depressione, noia, disgusto, etc.), Boadella precisa: "Proprio come i due movimenti fondamentali dell'organismo vivente sono di avvicinamento al piacere (nutrizione, carezze, protezione) e di allontanamento dal dolore (stimoli dannosi, stimoli eccessivi, pericoli), così le nostre emozioni fondamentali registrano le stesse due tendenze opposte, preferenza e avversione" (Boadella, Liss, 1986). Sappiamo ormai in ogni caso che anche le emozioni "negative" hanno una loro funzionalità, e quindi è molto importante non reprimerle ma saperle esprimere soprattutto se in un contesto adeguato, altrimenti ci può essere l'insorgere di diversi disturbi.
Dice a questo proposito Alexander Lowen: "La desensibilizzazione di una parte del corpo ha un effetto sul suo funzionamento generale. Ogni zona che diviene desensibilizzata riduce la vitalità dell'intero organismo. Limita, in una certa misura, la motilità naturale del corpo e agisce come elemento limitante nei confronti della funzione della respirazione. In tal modo fa diminuire il livello energetico dell'organismo e indebolisce tutta la formazione degli impulsi. In situazioni nelle quali l'espressione di un impulso potrebbe evocare una minaccia da parte dell'ambiente nei confronti del bambino, questi cercherà consapevolmente di reprimere tale impulso. Otterrà questo facendo diminuire la propria motilità e limitando la propria respirazione. Non muovendosi e trattenendo il respiro si possono smorzare il desiderio e le sensazioni. Infatti, in una disperata manovra per sopravvivere, si intorpidisce il corpo intero. Se questa desensibilizzazione si spinge piuttosto in là, dà luogo alla personalità schizoide…" (Lowen, 1980).
Anche Boadella precisa "Come l'attività motoria nella lotta o nella fuga scarica le emozioni di rabbia e di paura e ristabilisce un funzionamento piacevole, così il pianto è per l'uomo una valvola di sfogo naturale per l'emozione della tristezza. Si è osservato saggiamente che non dare sfogo alle lacrime in situazione di perdita impedisce il ritorno all'attività piacevole (Boadella, Liss, 1986).
Le emozioni inoltre possono essere classificate in "primarie", o non riducibili, come la "paura", e "secondarie", come la "vergogna", infatti per descrivere quest'ultima bisogna ricorrere a "paura", "dispiacere", mentre non c'è bisogno di "vergogna" per descrivere la paura (Battacchi, Codispoti, 1992). Possiamo identificarne inoltre alcune componenti fondamentali: risposte fisiologiche, e in particolare quelle prodotte dall'attivazione dei sistemi nervoso autonomo, endocrino e immunitario, che sono parzialmente percepibili dal soggetto e dall'osservatore, risposte tonico-posturali (tensione, rilassamento), risposte comportamentali (scappare, aggredire) o uno stato di prontezza a metterli in atto, risposte espressive, in particolare interessanti la mimica facciale, ma anche la tonalità o la modulazione della voce, e infine esperienza emotiva o feeling (id., 1992).
Inoltre gli esperti distinguono fra emozione, umore e temperamento, in cui l'emozione sarebbe la più transitoria e chiaramente identificabile in rapporto alla causa che la scatena, mentre l'umore si prolunga per ore o giorni interi ed è meno facile da riconoscere, e il temperamento sarebbe fondato su fattori genetici, per cui in genere dobbiamo tenercelo per tutta vita (anche se certamente alcune modificazioni sono sempre possibili).
Ogni emozione ha un ruolo unico, come spiega bene Daniel Goleman: "Quando siamo in collera, il sangue affluisce alle mani e questo rende più facile afferrare un'arma o sferrare un pugno all'avversario, la frequenza cardiaca aumenta e una scarica di ormoni fra i quali l'adrenalina, genera un impulso di energia abbastanza forte da permettere un'azione vigorosa. Se abbiamo paura, il sangue fluisce verso i grandi muscoli scheletrici, ad esempio quelli delle gambe, rendendo così più facile la fuga e al tempo stesso facendo impallidire il volto, momentaneamente meno irrorato…Nella felicità, uno dei principali cambiamenti biologici sta nella maggior attività di un centro cerebrale che inibisce i sentimenti negativi e aumenta la disponibilità di energia, insieme all'inibizione di centri che generano pensieri angosciosi…L'amore, i sentimenti di tenerezza e la soddisfazione sessuale comportano il risveglio del sistema parasimpatico; in altre parole, si tratta della mobilitazione opposta a quella che abbiamo visto nella reazione di "combattimento o fuga" tipica della paura e della collera…Nella sorpresa il sollevamento delle sopracciglia consente di avere una visuale più ampia e di far arrivare più luce sulla retina… In tutto il mondo l'espressione di disgusto è la stessa, e invia il medesimo messaggio: qualcosa offende il gusto o l'olfatto, anche metaforicamente…La tristezza ha la funzione fondamentale di farci adeguare a una perdita significativa, ad esempio una grande delusione o la morte di qualcuno che ci era particolarmente vicino…essa comporta una caduta di energia ed entusiasmo verso le attività della vita…La chiusura in sé stessi che accompagna la tristezza ci dà l'opportunità di elaborare il lutto per una perdita o per una speranza frustrata, di comprendere le conseguenze di tali eventi nella nostra vita e, quando le energie ritornano, di essere pronti per nuovi progetti. Può darsi che un tempo questa caduta di energia servisse a tener i primi esseri umani vicino ai loro rifugi (e quindi al sicuro) quando erano tristi e perciò più vulnerabili (Goleman, 1996).
Anche F. Perls ribadisce l'importanza delle emozioni e il loro collegamento con il corpo: "In effetti, benché la psichiatria moderna tratti le emozioni come un sovrappiù fastidioso da dover scaricare, esse sono in realtà il nocciolo stesso della nostra vita. Possiamo teorizzare e interpretare le emozioni come vogliamo, ma è uno spreco di tempo. Infatti le emozioni sono il linguaggio stesso dell'organismo; modificano l'eccitazione basilare a seconda della situazione da affrontare. L'eccitazione viene trasformata in emozioni specifiche, e le emozioni vengono trasformate in azioni sensoriali e motorie. Le emozioni producono le cariche energetiche e mobilitano i modi e mezzi per soddisfare i bisogni (Perls, 1977).
La più antica teoria sulle emozioni, da un punto di vista psicofisiologico, è quella di William James e F. A. Lange, due psicologi che, indipendentemente l'uno dall'altro, la formularono alla fine del 1800. Questi autori ipotizzarono che l'emozione fosse la percezione delle variazioni somatiche provocate da stimoli particolari. L'emozione, dunque, dipenderebbe dall'esperienza dei cambiamenti fisiologici che si verificano in seguito a un impulso esterno: quando percepiamo questo stimolo, subiamo delle alterazioni periferiche nel nostro organismo, che hanno un effetto di ritorno sulla nostra psiche.In pratica se piangiamo non è perché siamo tristi, ma siamo tristi perché piangiamo. La teoria non sopravvisse però alle critiche ed agli accertamenti sperimentali.
Nel 1927 Cannon e Bard (cit. in Anolli ed al., 1996) assegnarono al sistema nervoso centrale un ruolo fondamentale nel meccanismo dell'emozione, secondo questi, invece, le modificazioni viscerali non sono rilevanti ai fini dell'esperienza emotiva, ma servono a preparare l'organismo ad affrontare la situazione di emergenza che ha innescato la risposta emozionale. Questo fu confermato soprattutto dal fatto che animali cui erano separati chirurgicamente i visceri dal sistema nervoso centrale potessero lo stesso continuare a produrre risposte emozionali.
Stanley Schachter (id., 1996) negli anni '60 suggerì invece che gli individui interpretano l'attivazione fisiologica in rapporto agli stimoli che la suscitano, alle situazioni ambientali e ai loro stati cognitivi. Secondo tale ipotesi, un'emozione dunque non è inesorabilmente guidata dall'attività fisiologica, ma viene interpretata nel contesto delle proprie conoscenze ed esperienze. Famoso fu il fantasioso esperimento condotto nel 1962 dallo stesso Schachter e da Singer.
In realtà non è vero che "abbiamo paura perché scappiamo via", non è soltanto vero che "scappiamo perché abbiamo paura", ne è soltanto vero che abbiamo paura e scappiamo tutte le volte che si realizza la concomitanza di un alto livello di eccitazione e degli stimoli esterni che suggeriscono di fuggire.
Tutte e tre le teorie, comunque, hanno contribuito in vari modi all'acquisizione di maggiore conoscenza. Tomkins (cit. in Legrenzi, 1994) e i suoi allievi Izard ed Ekman hanno di nuovo sottolineato l'importanza delle determinanti somatiche nelle emozioni. Altri autori come Lazarus e Wiener mettono in rilievo come le valutazioni cognitive e le attribuzioni di significato tra la persona e l'ambiente svolgono un grosso ruolo nella determinazione delle diverse emozioni. Altri infine come Leventhal e Scherer avanzano proposte che prefigurano la possibilità di vedere come i vari punti di vista possano essere integrati se visti come diversi livelli di analisi. Essi propongono un modello gerarchico-evolutivo secondo cui l'emozione è una costruzione alla quale concorrono diverse componenti, percettivo-motorie e valutative, ordinate gerarchicamente secondo livelli di articolazione e complessità crescenti con il progredire dello sviluppo.
Vediamo dunque come siano necessari dei modelli capaci di conciliare la multicausalità e multicomponenzialità dei vari fattori che concorrono a definire le varie manifestazioni emotive.
Per capire meglio la grande influenza delle emozioni sulla mente razionale, e per capire come mai il sentimento e la ragione entrino in conflitto facilmente, dobbiamo considerare il modo in cui si è evoluto il cervello umano. Secondo l'ipotesi di Paul MacLean (cit. in Trombini, Baldoni, 1999), a cui oggi viene dato molto rilievo, il cervello può essere suddiviso in tre parti stratificate una sopra l'altra.
La parte più primitiva del cervello è la più interna, costituita dal tronco encefalico, che l'uomo ha in comune con tutte le specie dotate del sistema nervoso relativamente sviluppato, e corrisponderebbe filogeneticamente alla parte più antica che fu denominata "cervello dei rettili" perché in essi avrebbe fatto la sua prima comparsa. Essa regola funzioni vegetative fondamentali come il respiro, l'attività cardiaca e il metabolismo degli altri organi.
La zona cerebrale intermedia, posta tra il tronco e i due emisferi, è costituita da una serie di strutture strettamente collegate dal punto di vista anatomo-fisiologico (amigdala, ippocampo, setto, area cingolare, nucleo dorso-mediale, corpo mamillare) che nel loro complesso prendono il nome di "sistema limbico" (dal latino "limbus", che significa "anello"). Esso ha importanti connessioni con l'ipotalamo e attraverso di esso con il sistema nervoso autonomo ed endocrino. Inoltre è strettamente collegato anche con la corteccia cerebrale, responsabile dell'elaborazione cognitiva, ed in particolare con la corteccia prefrontale, svolgendo una funzione fondamentale nella percezione ed espressione delle emozioni.
Il sistema limbico corrisponderebbe, secondo MacLean, al cervello sviluppatosi nei primi mammiferi e svolgerebbe un ruolo importante non solo nel controllo delle funzioni vegetative e nell'elaborazione delle emozioni, ma anche nelle funzioni di autoconservazione e conservazione della specie. Quando si evolse, il sistema limbico perfezionò due strumenti potenti: l'apprendimento e la memoria, ciò consentì ad un animale di essere più intelligente nelle sue scelte per la sopravvivenza, e di regolare finemente le proprie risposte in modo da adattarle ad esigenze mutevoli senza più dover reagire in modo automatico e rigidamente invariabile.
La parte più esterna del cervello, corrispondente alla "neocorteccia", si sarebbe sviluppata solo nei mammiferi superiori costituendo la struttura neuroanatomica per il linguaggio verbale e per le attività cognitive compresi la coscienza, i processi decisionali e la capacità di simbolizzazione. Nel corso dell'evoluzione la neocorteccia permise una regolazione fine che senza dubbio comportò enormi vantaggi per la sopravvivenza. Infatti, sebbene le strutture limbiche siano ritenute alla base delle emozioni, solo l'aggiunta della neocorteccia e delle sue connessioni con il sistema limbico possono permettere il legame affettivo madre-figlio, cioè quel sentimento che rende possibile lo sviluppo umano rappresentando la base dell'unità familiare. Questo lo si può notare bene grazie all'osservazione del fatto che nelle specie prive di neocorteccia, come i rettili, manca l'affetto materno, in quanto quando i piccoli escono dall'uovo devono nascondersi per non essere divorati dai loro genitori.
Inoltre quanto più grande è il numero delle connessioni cerebrali, tanto più ampia è la gamma delle possibili risposte.
Il ruolo più importante per quanto riguarda le emozioni quindi, lo svolge il sistema limbico e in particolar modo il gruppo di strutture connesse e raggruppate sotto il nome di "amigdala" (termine derivante dalla parola greca che significa "mandorla"). Goleman riporta il caso di un giovane al quale era stata rimossa chirurgicamente l'amigdala per controllare gravi attacchi epilettici cui era soggetto, il quale dopo questo intervento perse completamente ogni interesse per le persone, e preferiva starsene seduto da solo senza avere alcun contatto umano. E sebbene potesse conversare, non riconosceva più amici, parenti, e nemmeno sua madre, rimanendo completamente indifferente (Goleman, 1996).
E' stato Joseph Le Doux, considerato uno dei più grandi studiosi di neurobiologia il primo a scoprire l'importanza dell'amigdala nel cervello emozionale: "L'amigdala è come il mozzo di una ruota. Riceve segnali di basso livello da regioni del talamo (dedicate ad uno dei sensi), informazioni di livello superiore dalla corteccia (dedicata ad uno dei sensi) e informazioni di livello ancora superiore (indipendenti) dai sensi sulla situazione generale dall'ippocampo. Attraverso queste connessioni, è in grado di elaborare l'importanza emotiva di stimoli individuali e anche di situazioni complesse. L'amigdala è coinvolta nella valutazione del significato emotivo: è lì insomma che gli stimoli d'innesco agiscono" (LeDoux, 1999, p.175). Mentre l'amigdala lavora per scatenare una reazione ansiosa e impulsiva, altre aree del cervello emozionale si adoperano per produrre una risposta correttiva, più consona alla situazione.
Un ruolo importante, è svolto dai lobi prefrontali, e cioè quello di controllare e gestire più efficacemente la situazione emozionale. Quando si scatena un'emozione, nel giro di qualche istante i lobi prefrontali eseguono la reazione che ritengono migliore fra una miriade di possibilità, in base al criterio del rapporto rischio/beneficio. Sia in caso di resezione dell'amigdala, che in assenza di elaborazione da parte dei lobi prefrontali, gran parte della vita emotiva viene meno.
Quando abbiamo delle reazioni esagerate, quando "si perde la testa", accadono ciò che Goleman chiama "sequestri emozionali". Come lui stesso dice essi "…Comportano presumibilmente due dinamiche: da un lato, lo scatenamento dell'amigdala e dall'altro la mancata attivazione dei processi neocorticali che solitamente mantengono un equilibrio delle risposte emozionali… Le emozioni allora sono molto importanti ai fini della razionalità" (Goleman, 1996).
I principali sintomi delle paure apprese, compresi quelli del "disturbo post traumatico da stress", si spiegano considerando le alterazioni che avvengono nei circuiti del sistema limbico concentrati ancora una volta in modo particolare nell'amigdala. Alcune delle alterazioni più importanti hanno luogo anche nel locus ceruleus, struttura che regola la secrezione cerebrale delle catecolamine ossia dell'adrenalina e della noradrenalina. Questi due neurotrasmettitori mobilitano l'organismo preparandolo all'emergenza; inoltre queste sostanze fanno sì che i ricordi si imprimano nella memoria con particolare intensità.
Nei pazienti con "disturbo post traumatico da stress" questo sistema diventa iperreattivo, secernendo dosi eccezionalmente elevate di catecolamine in risposta a situazioni che in realtà comportano minacce insignificanti ma che in qualche modo ricordano il trauma originale. Altre modificazioni hanno luogo nel circuito che collega il sistema limbico alla ghiandola pituitaria, struttura che regola la liberazione del CRF ossia del principale ormone dello stress. Una terza serie di alterazioni avviene a livello del sistema degli oppiacei, ossia nelle strutture che secernono le endorfine per attutire la sensazione del dolore.
J. LeDoux ipotizza che una volta che il sistema emozionale impari qualcosa, sembra che non la dimentichi più, quel che la terapia riesce ad insegnare è come controllarlo, insegna alla neocorteccia come inibire l'amigdala. L'inclinazione all'atto viene così soppressa, mentre l'emozione fondamentale rimane in forma attenuata. Esprimendo a parole e sentimenti le sensazioni fisiche, probabilmente i ricordi vengono riportati sotto il controllo della neocorteccia, dove le reazioni che essi scatenano possono essere più comprensibili e per tanto più facilmente gestibili. A questo punto, ci può essere un riapprendimento emozionale che viene effettuato in larga misura rivedendo gli eventi e le emozioni ad essi legate, ma stavolta in un ambiente sicuro, in compagnia del terapeuta di fiducia.
È interessante a questo punto il fatto che alcune persone sono spontaneamente allegre, mentre altre sono cupe e malinconiche. Gli studi dello psicologo Richard Davidson (cit. in Goleman, 1996) hanno messo in luce come le persone con una maggiore attività del lobo frontale sinistro siano allegre per temperamento, mentre gli individui con un'attività maggiore a livello del lobo frontale destro, invece, sono più propensi alle negatività e vengono facilmente turbati dalle difficoltà della vita.
Altri studi hanno indicato l'amigdala e le sue connessioni con le aree associative della corteccia visiva come parte di un circuito cerebrale fondamentale per l'empatia, capacità molto importante nelle relazioni sociali e quindi soprattutto in psicologia clinica, dove risulta fondamentale comprendere esattamente ciò che vuol comunicare il paziente, e capire come realmente si sente. Come riporta Goleman (1996) "L'empatia si basa sull'autoconsapevolezza; quanto più aperti siamo verso le nostre emozioni, tanto più abili saremo anche nel leggere i sentimenti altrui…quando le parole di un individuo non sono in armonia con quanto egli comunica con il tono di voce, i gesti o altri canali non verbali, la verità va ricercata nel come quell'individuo sta comunicando, non tanto in ciò che dice". Nel Libro L'esperienza del corpo Favaretti Camposampiero ed al. (1998) affermano che "L'orientamento empatico della sensibilità del terapeuta si basa su un atteggiamento di recettività conscia e inconscia nei confronti del mondo del paziente, del suo ambiente interno/esterno, dei suoi oggetti/sé, ma tutto ciò come via o mezzo per sintonizzarsi sulla stessa lunghezza d'onda affettiva del paziente e immedesimarsi con l'Io del paziente, con il soggetto-paziente, rimanendo contemporaneamente in contatto con la propria dimensione affettiva". Sulla base di queste affermazioni, personalmente ritengo che si possa affermare che ci sia un "contatto empatico" ogni volta che una persona, in una interazione con un altro soggetto, vede, vive, sente il mondo con gli occhi dell'altro.
Un altro circuito fondamentale comprende il nervo vago, che non si limita a regolare la funzione del cuore e di altri organi, ma trasmette i segnali provenienti delle ghiandole surrenali all'amigdala, preparandola a secernere le catecolamine che scatenano la risposta di combattimento o fuga. Un gruppo di studiosi della University of Washington scoprì che il fatto stesso di avere genitori capaci dal punto di vista emozionale favoriva un miglioramento della funzione vagale nei loro figli.
Recentemente, quindi, gli studi sulla biochimica del cervello stanno consentendo sempre più di individuare rapporti abbastanza definiti tra stati di coscienza e reazioni chimiche del sistema nervoso centrale.
Le emozioni, modulano di continuo ciò che noi sperimentiamo come "realtà", poiché la scelta delle informazioni sensoriali che arriverà al cervello per essere filtrate, dipende dai segnali che i recettori ricevono dai peptidi (lunghe catene di aminoacidi). Man mano che la ricerca progredisce, infatti, si vede come anche il ruolo dei peptidi non si limita ad ottenere azioni semplici ed isolate da singole cellule ed apparati, quanto quello di collegare tutti gli apparati nell'organismo in una rete unica che reagisce ai cambiamenti, interni o esterni che siano, con modificazioni complesse e orchestrate in modo sottile.
A questo proposito dice Pert: "Se accettiamo l'idea che i peptidi e le altre sostanze informazionali siano la base biochimica delle emozioni, la loro distribuzione nel sistema nervoso ha una portata estremamente vasta, che Sigmund Freud se fosse ancora vivo, sarebbe ben lieto di mettere in risalto come la conferma molecolare delle sue teorie. Il corpo si identifica con l'inconscio! I traumi repressi causati da una sovrabbondanza di emozioni possono restare immagazzinati in una parte del corpo, influenzando in seguito la nostra capacità di percepire quella parte o addirittura di muoverla. Le nuove ricerche in corso suggeriscono l'esistenza di un numero quasi illimitato di vie attraverso le quali la mente cosciente può accedere all'inconscio e al corpo, e modificarlo, oltre a fornire una spiegazione per un certo numero di fenomeni sui quali i teorici delle emozioni stanno ancora meditando" (Pert, 2000, p.167).
Il livello di attivazione o di eccitazione dell'organismo può fluttuare tra valori estremamente bassi, che si registrano quando l'ambiente è tranquillo, a valori molto alti, come nel caso di tensione o paura dovuta qualche minaccia incombente.
Le modificazioni fisiologiche iniziano con l'attivazione dell'ipotalamo, che comincia a secernere CRH con la conseguente liberazione da parte dell'ipofisi di ormone adrenocorticotropo (ACTH). Comincia così una reazione ormonale a catena: la corteccia surrenale secerne il cortisolo, che stimola il metabolismo delle proteine e degli zuccheri per una maggiore produzione di energia (il glicogeno, infatti si trasforma rapidamente in glucosio e vengono demoliti i grassi depositati nel tessuto adiposo) e l'adrenalina, che agisce sul sistema nervoso simpatico. I vasi sanguigni che irrorano la muscolatura si dilatano, facendo affluire una maggiore quantità di sangue, che porta con sé ossigeno e altri materiali necessari per liberare ulteriore energia, mentre si stringono quelli dei visceri che in una situazione di allarme non hanno funzione importante da svolgere. Il cuore aumenta la forza di contrazione e la frequenza del battito, il ritmo respiratorio si fa più veloce per permettere una migliore ossigenazione e migliora la coagulabilità del sangue in caso di ferite.
Gli ultimi studi inoltre dimostrano come una significativa stimolazione emozionale sia associata con una netta attivazione del sistema degli oppioidi endogeni come avviene nella "analgesia da stress" riportata negli animali.
Altri studi controllati condotti ad Atlanta su animali di laboratorio, dimostrano come questi, sottoposti a separazione precoce dai propri genitori, sviluppino una aumentata quantità di recettori per il CRH (rispetto ai non separati), che può portare più facilmente a una maggiore attivazione dell'asse ipotalamo-ipofisi-surrene. Traumi infantili quindi possono portare alterazioni neuroendocrine specifiche (naturalmente bisogna sempre tenere conto del concetto di multifattorialità causale degli eventi) che possono predisporre l'essere umano a particolari problemi come quello della depressione, queste persone infatti, hanno molte più difficoltà ad affrontare eventi di separazione significativi che purtroppo un essere umano deve affrontare durante la vita.
Vediamo quindi come emozioni violente tanto da divenire "traumi" possano condizionare la vita di una persona, e ciò è particolarmente vero fin dall'infanzia, dove i meccanismi di difesa del bimbo non hanno la capacità di supportare un'elaborazione degli eventi che invece può essere più funzionale in un adulto. D'altro canto, si è visto che determinati pensieri o emozioni oltre ad avere la capacità di portare a produrre il nostro corpo le cosiddette "endorfine" possono fare in modo che il corpo produca da solo delle sostanze che si legano ai recettori delle benzodiazepine (avendo così un'altrettanto efficace funzione ansiolitica), chiamate "neurosteroidi".
Sappiamo inoltre che il sistema immunitario, così come il sistema nervoso centrale, è dotato di memoria e capacità di apprendimento; sembra che sia stato (cit. in Goleman, 1996) lo psicologo Robert Ader per primo a scoprire che anche il sistema immunitario, proprio come il cervello, era capace di apprendere (scoperta effettuata nel 1974 alla School of Medicine and Dentistry della Rochester University) grazie ad un esperimento sui ratti. Un suo collega, David Felten osservò che le emozioni hanno un effetto potente sul sistema nervoso autonomo, che a sua volta regola le funzioni più disparate, dalla quantità di insulina secreta dal pancreas, al livello della pressione ematica. Assieme alla moglie ed altri colleghi, in alcuni studi di microscopia elettronica, Felten individuò il punto in corrispondenza del quale il sistema nervoso autonomo comunica direttamente con linfociti e macrofagi (ossia le cellule del sistema immunitario), rappresentato da strutture simili a sinapsi. Un'altra fondamentale via di collegamento fra emozioni e sistema immunitario si esplica nell'influenza esercitata dagli ormoni liberati in condizioni di stress.
Afferma De Luca: "Le emozioni non sono mai creazioni interne cerebrali o disincarnate. Il nostro organismo comprende infatti diversi bisogni, strutture e livelli. Il livello fisiologico costituisce l'impalcatura più elementare e primaria su cui impariamo a costruire gradualmente l'intera esperienza della nostra vita. Ciascuna emozione o pensiero, per quanto lontana o distaccata dal contesto corporeo, si inserisce sempre in un ciclo di bisogni, di impulsi e di mete racchiuse nella funzionalità complessiva dell'organismo. In tal modo possiamo descrivere tutte le emozioni come la gioia, la tristezza, la rabbia o il risentimento come altrettante reazioni concomitanti con l'impalcatura coordinata dei nostri organi fisici: il cuore, il fegato, i polmoni e i sistemi muscolare e circolatorio, che presiedono ad ogni possibile attività psichica" (De Luca, 1995).
Molto interessanti a questo proposito sono anche gli studi di Herbert Benson alla Harvard medical school; riporto qui di seguito il resoconto relativo ad un suo esperimento:
"Facemmo venire in laboratorio praticanti di meditazione in perfetta salute, e applicammo strumenti come cateteri intravenosi, cateteri intra-arteriali, elettrodi per misurare la frequenza e il ritmo cardiaco, e elettrodi per misurare le onde cerebrali, e maschere per analizzare il respiro in modo da poter misurare il metabolismo. Poi, li facemmo sedere per un'ora intera prima dell'inizio delle misurazioni. L'esperimento era diviso in tre periodi. C'era un periodo pre-meditativo, un periodo di effettiva meditazione e uno di post-meditazione, della durata di venti minuti ciascuno. Dopo avere preso le misurazioni iniziali per i primi venti minuti del periodo pre-meditativo, venne chiesto ai soggetti di meditare. Osservandoli non si notava alcun mutamento nella loro attività, nessun cambiamento di posizione, semplicemente essi mutavano il contenuto dei loro pensieri. Usavano la loro mente in modo diverso. Mentre lo facevano noi continuammo a misurare i cambiamenti fisiologici per i seguenti venti minuti del periodo meditativo. Alla fine di questo periodo chiedemmo loro di riprendere a pensare in modo normale e ancora una volta essi mutarono modo di pensare. Vi furono notevoli fluttuazioni nel consumo di ossigeno, che è il termine medico per definire il metabolismo. In altre parole, il consumo globale della loro energia e del loro metabolismo diminuiva del 16 e 17 per cento con il solo processo del cambiamento di modo di pensare…Paragonabili ai mutamenti nel consumo di ossigeno furono i cambiamenti nell'eliminazione del biossido di carbonio, che è il prodotto di scarto del metabolismo. Questi soggetti facevano calare realmente il loro metabolismo e per mezzo della meditazione consumavano una minore quantità di energia corporea. Anche la frequenza del loro respiro diminuiva dai 13, 14 atti inspiratori per minuto a 10 o 11 per minuto, solo mutando modo di pensare…Non ci fu nessun mutamento nel PO2, cioè nella concentrazione di ossigeno nel sangue. Le cellule ricevevano carburante a sufficienza, cioè ossigeno; semplicemente ne consumavano di meno…Quando si ripresentavano i pensieri normali, c'era un ritorno al metabolismo ordinario…inoltre le onde cerebrali erano leggermente differenti da quelle che si registrano durante il sonno. Crediamo che ciò che avveniva durante la meditazione fosse una reazione direttamente opposta alla reazione di stress…Che abbiamo chiamato "reazione di rilassamento" (Benson et al., 1993, pp. 59-61).
Queste nuove ricerche sono molto importanti e aprono nuovi orizzonti, tanto più che ormai le conferme sono numerose grazie anche ai nuovi strumenti che la scienza mette disposizione dei ricercatori.
Sostiene Pert: "La respirazione controllata, ossia la tecnica adottata tanto dai maestri di yoga quanto dalle partorienti, è estremamente potente. Esiste una quantità di dati da cui risulta che i cambiamenti nel ritmo e nella profondità della respirazione producono cambiamenti nella quantità e nella specie di peptidi che vengono rilasciati dal midollo allungato, e viceversa. Portando questo processo a livello di coscienza e facendo qualcosa per alterarlo, o trattenendo il fiato o respirando molto in fretta, si ottiene che i peptidi si diffondono in tutto il liquido cerebrospinale nel tentativo di ristabilire l'omeostasi, ossia il meccanismo che serve a ristabilire e mantenere l'equilibrio. E siccome molti di questi peptidi sono endorfine, cioè oppiacei naturali del corpo, insieme con altre specie di sostanze che alleviano il dolore, si ottiene ben presto una diminuzione del dolore…Il legame peptidi-respirazione è ben documentato: in pratica tutti i peptidi che si trovano nell'organismo sono presenti nell'apparato respiratorio. Questo substrato peptidico può fornire la spiegazione scientifica dei potenti effetti risanatori degli schemi di respirazione controllati in modo cosciente" (Pert, 2000, p.223).
Quando lo stress impedisce alle molecole dell'emozione di fluire liberamente dove ce n'è bisogno, i processi in gran parte automatici che sono regolati dal flusso dei peptidi, come il respiro, la circolazione del sangue, l'immunità, la digestione e l'eliminazione delle scorie, si riducono a pochi e semplici circuiti di feedback sconvolgendo la normale reattività legata al processo risanatore.
Praticando determinate tecniche di respirazione quindi, come appunto il "rebirthing", si può consentire a pensieri, sensazioni, emozioni sepolte da tempo di risalire a galla, rimettendo in circolazione i peptidi, e riportando il corpo e le emozioni alla salute. Come afferma Falzoni "Il rapporto tra respirazione ed emozioni represse appare chiarissimo quando vediamo che una persona, tesa e contratta durante le prime fasi del rebirthing, si libera istantaneamente da ogni rigidità, e da ogni altro sintomo che verrebbe solitamente considerato tetania, non appena si lascia andare ed entra in contatto cosciente con emozioni represse" (Falzoni, 1996).
Vorrei concludere questo capitolo con ciò che suggerisce ancora Pert "La tendenza ad ignorare le emozioni fa parte di un pensiero ormai superato, è un residuo del paradigma ancora dominante che ci spinge a concentrarsi sul livello materiale della salute, sul suo aspetto fisico. Eppure le emozioni sono l'elemento chiave nella cura di se stessi, perché consentono di partecipare al dialogo corpo/mente. Entrando in contatto con le nostre emozioni, ascoltandole e indirizzandole grazie alla rete psicosomatica, riusciamo ad ottenere l'accesso alla saggezza risanatrice che rientra nei diritti biologici naturali di tutti noi" (Pert, 2000).
Credo quindi che oramai sia molto difficile mettere in dubbio l'importanza delle emozioni e la loro influenza sulla nostra vita psicofisica, ecco perché allora possono essere importanti metodi come il rebirthing che attraverso determinati "schemi di respirazione" possono permettere il riappropriarci di emozioni sepolte che rischiano altrimenti di guidare il nostro comportamento in modo inconscio e automatico.

CAPITOLO SECONDO: LA PSICOLOGIA CLINICA E LA RELAZIONE MENTE-CORPO-EMOZIONI, LO SPECIFICO DEL REBIRTHING

La psicoterapia corporea come area teorico-clinica si è sviluppata, attraverso un insieme complesso di esperienze, di studi, di movimenti, e si caratterizza non solo per le tecniche corporee, ma per il caratteristico sistema teorico che legge nei termini mente/corpo, lo sviluppo evolutivo, la configurazione e le alterazioni patologiche di individui, famiglie, gruppi.
Il problema mente-corpo, ha origini antiche, tanto che si può far risalire alla disgiunzione platonica tra "corporeo" e "ideale". Come riporta Favaretti Camposampiero (1998), i termini psiche e soma sono già presenti in Omero ma con un significato diverso da quello che assegnerà loro Platone. Omero, infatti, con la parola "soma", indica solamente il corpo esanime, il cadavere, non il corpo vivente, che viene invece espresso facendo riferimento all'aspetto e alla funzione per cui lo si chiama in causa: démas (la figura del corpo), chrìos (la pelle come superficie del corpo, derma (la pelle come rivestimento staccabile dal resto del corpo), mélea (le membra). Interessante anche il fatto che per Omero la parola "psiche" è tanto connessa alla corporeità da significare etimologicamente "respiro".
Aristotele imposta il problema dell'anima in termini "biologici", cioè di vita (Bìos) e perciò la definisce "qualcosa del corpo", stabilendo così che la vera differenza di natura non è come aveva detto Platone tra l'anima e il corpo ma come aveva detto Omero tra il corpo vivente e il cadavere ridotto a cosa.
Cartesio distinguendo res cogitans e res extensa sottrarrà l'anima, considerata come puro intelletto, ad ogni influenza corporea. Appoggiandosi sul vecchio paradigma della scissione tra materia e pensiero, Kant proseguirà nella stessa direzione svalorizzando il mondo degli istinti, delle emozioni, e delle sensazioni corporee.
Si può citare infine lo sforzo di Nietzsche per ricostruire una nuova unità: " Corpo sono io ed anima, così parla il fanciullo. E perché non si deve parlare come i fanciulli? Ma il risvegliato, colui che sa, dice: 'Io sono tutto e intero corpo e null'altro; e anima è solo una parola per denominare qualcosa del corpo'. Il corpo è una grande ragione, una pluralità con un solo senso, una guerra e una pace, un gregge e un pastore. Anche la tua piccola ragione che tu chiami 'spirito' è strumento del tuo corpo, fratello mio, un piccolo strumento e giocattolo della tua grande ragione" (Nietzsche, 1994).
Per quanto riguarda il campo della psicologia, il problema mente-corpo-emozioni in realtà si è, in un certo qual modo, distinto fin dai tempi di Freud, quando il concetto di "conversione" gli permise, almeno sotto certi punti di vista, di spiegare quel "misterioso salto dallo psichico al somatico". Egli infatti pur essendosi formato in un ambiente culturale profondamente segnato dalla dicotomia mente-corpo, mostrò un notevole disagio a proposito, in quanto quella concezione contrastava notevolmente con la sua esperienza personale con i pazienti.
Già dalle sue formulazioni, infatti, si era cominciata a delineare la necessità di uno studio dei funzionamenti psichici che tenesse conto dei processi corporei. In Freud questo aspetto si presentava, in accordo con il modello della scienza del tempo, come "biologismo", nella sua teoria delle pulsioni. Con l'elaborazione della teoria della libido e le conseguenti ipotesi sullo sviluppo delle nevrosi, Freud ha proposto un modello che integra aspetti somatici, psichici e sociali e in cui è presentata in modo convincente la possibilità che disturbi fisici si manifestino come conseguenza di eventi psicologici.
Il corpo però, è presente anche all'interno della relazione terapeutica, nei suoi processi di comunicazione, anche se l'attenzione si rivolge solo agli aspetti verbali, simbolici, fantasmatici. Il corpo esiste nei silenzi, nel tono di voce, nelle posizioni che il terapeuta assume rispetto al paziente nel setting, nei movimenti. Con il corpo si parla e si agisce anche se in modo implicito o inconsapevole.
L'interesse per il corporeo è sempre stato vivo, e ha spinto numerosi ricercatori ad affacciarsi su questo vasto e affascinante spazio.
Come riporta Downing (1995), ci fu un periodo in cui Freud faceva massaggi ai pazienti. La cosa non è strana se la riportiamo al fatto che sul finire del XIX secolo, alle persone sofferenti di "crisi di nervi", era spesso prescritta una "cura di riposo". Ciò poteva significare un soggiorno in una stazione termale, qualche giorno di inattività e di solito frequenti massaggi. Siccome questo lavoro manuale poteva essere fatto dallo stesso medico curante, Freud non fece che attenersi ad una procedura comune in quel tempo.
Curiosamente, la psicoanalisi vera e propria ebbe forse inizio proprio durante un massaggio. Nella prima seduta in cui saggiava la tecnica delle associazioni libere, Freud massaggiò la paziente per tutto il tempo, e contemporaneamente com'era sua abitudine effettuò la terapia verbale, ma questa volta invece di lavorare con l'ipnosi come aveva fatto in precedenza, decise di lasciare che la paziente associasse liberamente, raggiungendo ottimi risultati.
Le ipotesi di Freud sullo sviluppo delle nevrosi, inoltre, ebbero una grande influenza sui primi psicoanalisti che si occuparono di psicosomatica.
Una di queste singolari figure è Georg W. Groddeck, noto per il suo Il libro dell'ES (Groddeck, 1990), ma meno conosciuto come psicoterapeuta corporeo.
Già prima di conoscere la psicoanalisi Groddeck praticava massaggi ai suoi pazienti nella sua clinica a Baden Baden . Egli inoltre organizzava direttamente tutta la giornata dei propri clienti, oltre ai massaggi, programmava la loro alimentazione e si intratteneva con loro in lunghe conversazioni, vediamo quindi come egli già capisse l'efficacia di entrambe le tecniche, fisica e verbale, elaborando una modalità terapeutica in cui erano usate congiuntamente. Attraverso questo modo di operare raggiunse ottimi risultati, tanto da procurarsi una certa fama nell'ambiente medico dell'epoca.
Groddeck praticava un tipo di massaggio molto profondo: attraverso una pressione fortissima delle mani e delle dita, cercava di raggiungere gli strati più profondi del tessuto muscolare e connettivo, qualcosa che oggi si potrebbe paragonare al tipo di lavoro che si esegue nel Rolfing (Rolf, 1996), dove si effettua una manipolazione del sistema miofasciale del corpo per correggere errori nell'allineamento, nell'equilibrio e nella postura.
Questo tipo di massaggio aveva lo scopo di ridurre la tensione muscolare cronica, e aiutare il paziente a superare gli ostacoli che ne impedivano la normale respirazione. L'incontro con la psicoanalisi lo porta a ricollegare la contrazione muscolare e respiratoria al concetto di "rimozione" in senso freudiano. Per Groddeck l'inconscio si identifica nel corpo. Interessante da parte sua l'introduzione di un concetto per quei tempi nuovo e originale, quello di "difesa corporea", che distingue in tre tipi fondamentali: la prima è chiamata "controattivazione", definibile come un movimento generato in opposizione ad un movimento precedente; la seconda, detta "contrattura muscolare cronica", simile alla difesa precedente ma statica, è una condizione muscolare abituale, quasi costante. Certi muscoli della mascella, per esempio, possono rimanere in uno stato di tensione quasi permanente per opporsi agli schemi motori che governano l'azione di mordere; infine vi è "l'affievolirsi della respirazione" che è forse la difesa corporea più distruttiva, i suoi effetti negativi, infatti, si diffondono a tutta l'economia psichica.
Quando conosce gli scritti di Freud, Groddeck dapprima li critica, ma poi se ne lascia convincere, integrando i due approcci, fisico e verbale, che secondo lui non sono soltanto compatibili, ma si rafforzano a vicenda.
Altro autore importante è Sandor Ferenczi, che, nonostante non avesse mai praticato la psicoterapia corporea, vi si avvicinò notevolmente, contribuendo a porre le fondamenta per ciò che sarebbe stato sviluppato in seguito. Questo interessamento avvenne soprattutto grazie anche alla grande amicizia che ebbe con Groddeck.
Come riporta Favaretti Camposampiero (1998), fin dai suoi primi scritti Ferenczi presta molta attenzione alle manifestazioni somatiche dei pazienti, egli, infatti, considera il soggetto come una persona sofferente, interagente con l'analista e affettivamente influente su di esso, spostando così il baricentro dell'azione terapeutica da una dimensione individuale ad una visione relazionale, nella quale la relazione d'oggetto assume una posizione preminente. Egli riporta una vasta casistica di manifestazioni somatiche comparse nei suoi pazienti durante il trattamento: improvvisi mal di denti, parestesie alla lingua, sapore amaro in bocca, pesantezza alla testa, temporaneo dolore cardiaco, sensazioni di vertigine, caldo o freddo, sonnolenza, bisogno di urinare, ecc.
Questi sintomi se approfonditi si rivelano come l'espressione somatica di impulsi affettivi e intellettivi inconsci stimolati attraverso l'analisi. Nel "Diario clinico" (Ferenczi, 1988) egli descrive come la fuga dal sentimento della noia possa comportare un bisogno o coazione ad agire, fino ad arrivare a giocare in modo distratto con gli organi del corpo per permettere a questi di agire. Viene inoltre data importanza ai fenomeni olfattivi, evidenziando come l'intensità di odori sgradevoli ha a che fare con l'odio e la rabbia rimossi.
È evidente allora lo spontaneo interesse di Ferenczi per i processi corporei e il suo tentativo continuo di annotarli e correrarli con lo stato psichico ed emotivo interno.
Ferenczi quindi, aveva già cominciato a rivolgere l'attenzione (insolita, per quel tempo) a postura, gesti, movimenti e intonazione della voce dei pazienti, convinto che vi si celasse un qualche "segreto". In seguito, giunse alla formulazione dell'ipotesi che il paziente che presenta postura o movimenti insoliti sta probabilmente evitando pensieri e associazioni importanti. Egli pensava perfino di vedere in questi atteggiamenti una forma di masturbazione spostata in cui il corpo era usato inconsciamente per una sorta di scarica.
Il movimento del corpo quindi poteva essere interpretato come una specie di deragliamento con la funzione di boicottare la terapia.
Da tutte queste riflessioni nacque la prima versione di quella che egli chiamò "tecnica attiva", che consisteva all'inizio in realtà solo nel suggerire al paziente di reprimere un particolare movimento o postura, per vedere poi quale materiale venisse alla coscienza. Dopo aver conosciuto Groddeck, Ferenczi trasforma il suo modo di concepire la tecnica attiva, non cerca più l'eliminazione del corpo dal processo terapeutico, ma anzi il modo migliore per integrarlo nella terapia.
Così comincia ad incoraggiare i pazienti ad acquisire una maggior consapevolezza dell'esperienza corporea, lasciando che il corpo si muova liberamente se sentono che ciò sia necessario. I suoi interventi sul corpo così, oltre a fornire informazioni importanti, provocano anche prolungati intensi stati corporei regressivi da cui apprende molte cose, specie sulla violenza sessuale.
Ferenczi pensa che certi aspetti della prima infanzia si possano ritrovare solo attraverso il corpo, poiché nei primi anni di vita non esistono organi di pensiero completamente formati, e quindi il ricordo si imprime nel corpo, e solo lì è possibile risvegliarlo per riportarlo alla coscienza.
Come riporta Downing (1995), una cosa importante di cui comincia a rendersi conto Ferenczi, è che al paziente non basta tornare semplicemente attraverso il lavoro regressivo ai primi conflitti, alla prima ferita o alla prima rabbia. Un paziente potrebbe riesaminare più e più volte il dolore precoce e in terapia queste esperienze potrebbero sembrare profonde sia a lui, sia al terapeuta. Eppure, se non accade nient'altro, dopo qualche tempo questi stati finiscono con l'apparire bloccati, incessantemente ripetuti. Il loro indubbio potenziale di guarigione non viene realizzato completamente. Occorre qualcosa di più, qualche altro passo fondamentale, non sempre di facile individuazione.
Questo è qualcosa che ho visto accadere anche con il rebirthing, che ha notevoli capacità di far regredire il paziente ad esperienze traumatiche, ma che deve naturalmente essere arricchito da una competenza adeguata ed intuitiva di un terapeuta esperto, che abbia dalla sua parte un'esperienza teorica e pratica di come si possano promuovere cambiamenti nella persona.
Altro autore che ha contribuito a spostare l'attenzione sull'importanza del corpo in terapia è Paul Schilder.
Il suo libro "Immagine di sé e schema corporeo" (Schilder, 1990) scritto nel 1923 continua a distanza di anni ad essere ritenuto molto interessante e carico di nuovi sviluppi e ipotesi teoriche. Attraverso di esso Schilder cerca di comunicare come l'immagine corporea sia una costruzione continua, mai stabile, che si modifica attraverso imitazione, introiezione e proiezione e che per realizzarsi ha bisogno dell'investimento da parte delle figure di riferimento. Forze d'amore lo tengono insieme e forze d'odio lo disgregano. La nostra immagine del corpo appunto è sempre variabile a seconda delle condizioni in cui ci troviamo, molto importanti sono le prime esperienze infantili, ma le successive esperienze potranno comunque modificare e cambiare ciò che già abbiamo costruito, importantissimo è quindi lo sviluppo delle relazioni d'oggetto.
L'immagine corporea comprende anche lo spazio esterno, integrando in essa anche degli oggetti, è quindi qualcosa di più del limite fisico del nostro corpo. Schilder fa notare inoltre come ci sia un interscambio continuo tra la nostra immagine e quella degli altri, tutti proiettiamo delle nostre parti come introiettiamo parti altrui in tutti gli ambienti in cui ci troviamo.
Anche gli oggetti che usiamo e che manipoliamo (abiti, trucco, pettinatura, ecc.) venendo a contatto col nostro corpo influenzano la nostra immagine corporea. Ogni immagine corporea costituita è vissuta oltre che come contenitore anche come limite quindi in un certo qual senso poi deve essere valicata, a questo proposito i travestimenti, la ginnastica, lo sport, la danza possono essere utilizzati a questo scopo. In questa maniera il vecchio schema rimane sullo sfondo e ne viene costruito uno nuovo.
Un aspetto su cui insiste molto Schilder è l'influenza della percezione vestibolare sull'immagine corporea.
Egli mette in luce che le modificazioni ella percezione del corpo sono in gran parte modificazioni della percezione di una massa che pesa, e su questo hanno molta influenza le eccitazioni dell'apparato vestibolare.
In determinate situazioni, quindi, in cui è coinvolto questo apparato (ad esempio in salite e discese con l'ascensore), si può verificare una eccitazione vestibolare che può provocare una dissociazione dell'immagine corporea, infatti quando quest'ultima si spezza proviamo un senso di nausea e vertigine (come quando abbiamo mal di mare ad esempio).
Schilder riferisce che i nevrotici, come pure molti soggetti normali, si lamentano spesso di avere la sensazione che qualcosa si sia allentato nel loro corpo, l'apparato vestibolare quindi secondo lui sembra avere una funzione primaria nell'unificare le varie sensazioni che contribuiscono alla costruzione dell'immagine corporea.
Nella costruzione dell'immagine corporea quindi tutti i sensi partecipano, ma l'apparato vestibolare ha una funzione fondamentale.
Altri aspetti fondamentali che possiamo richiamare dalle tematiche di Schilder sono: l'importanza decisiva dell'atteggiamento di familiari verso il corpo del bambino e verso il loro stesso corpo; la connessione tra le carenze nella conoscenza e nella rappresentazione del nostro corpo e le carenze conoscitive e rappresentative in generale.
Infine si può rilevare come Schilder, in definitiva, pone l'accento sull'importanza della qualità di relazione che il soggetto e il suo stesso corpo intrattengono con tutti gli "oggetti".
Chi più di tutti però forse si concentrò maggiormente sull'influenza del corpo e delle emozioni ad esso connesse fu Wilhelm Reich.
Come riporta Paolo Cundo: "Occorre la riflessione di Wilhelm Reich e la sua analisi dell'armatura caratteriale perché si riconosca nelle emozioni inespresse e, in generale, nei movimenti trattenuti uno dei fondamenti dell'eziologia delle nevrosi e si cominci a considerare l'ipotesi che la cura non necessiti solo di elaborazioni trasmesse attraverso le parole, ma anche di un aiuto per arrivare all'effettivo sblocco dei processi inibiti, e quindi di una sorta di allenamento all'azione del pensiero, della parola e del gesto" (Cundo, 1997).
Allievo di Freud, in quanto nei primi anni della sua vita professionale faceva parte di quel gruppo di psicoanalisti che a Vienna gravitavano attorno alla sua figura, cominciò pian piano ad interessarsi anche ai fenomeni "corporei".
Senza dubbio ciò che portò ad ampliare i suoi interessi fu l'influenza di Schilder e Ferenczi. Attraverso quest'ultimo inoltre, Reich ottenne molte notizie sul lavoro di Groddeck.
Il contributo di Reich si può far risalire al momento in cui, dopo anni di lavoro di osservazione, rifiutando l'atteggiamento di "attesa" dei suoi colleghi, si decise ad affrontare direttamente le resistenze dei suoi pazienti e a portare la propria attenzione sulla "relazione analitica".
Poté così constatare come, al di là di ogni verbalizzazione, alcuni pazienti, apparentemente cooperanti, producevano dei comportamenti ostili: arrivavano in ritardo, scuotevano la testa in senso di diniego assicurando al tempo stesso di essere d'accordo, oppure producevano dei materiali su misura utilizzando la propria conoscenza della psicoanalisi come difesa.
Portando la propria attenzione ai comportamenti non verbali, Reich diede avvio ad un processo di differenziazione del proprio approccio che finì col portarlo, gradualmente ma irrevocabilmente, al di fuori dell'ortodossia psicoanalitica di quei tempi.
Infatti la scelta di un maggior scambio col paziente guidò Reich verso le sue scoperte più significative. Nonostante rimanesse un convinto utilizzatore del linguaggio verbale Reich cominciò a prestare anche molta attenzione al linguaggio del corpo.
Iniziò così a notare che tutte le volte che il paziente veniva affrontato a livello delle sue resistenze, così da essere "costretto" ad uscire allo scoperto assumendosi la responsabilità dei propri atteggiamenti ostili, si verificavano significativi fenomeni fisici e mutamenti di atteggiamento: rossore, tremolii, pallore, scoppi di pianto ecc. Portando quindi la propria attenzione sul versante somatico e non verbale del comportamento del paziente, cominciò ad individuare una sorta di contatto biunivoco tra linguaggio verbale e linguaggio corporeo.
Scoprì ad esempio come molti suoi pazienti dimostravano una marcata tendenza a bloccare la respirazione per controllare i propri vissuti emozionali; se a questo punto li si incoraggiava ad ampliare la respirazione venivano alla luce forti emozioni, come ad esempio la rabbia, seguita rapidamente da ricordi infantili chiarissimi di situazioni in cui l'espressione del sentimento in causa era stata violentemente inibita: "I nostri pazienti riferivano senza eccezione che nell'infanzia avevano attraversato periodi in cui, attraverso determinate pratiche che influenzavano le loro funzioni vegetative (trattenere il respiro, tendere la muscolatura addominale, ecc.), avevano imparato a reprimere i loro impulsi di odio, angoscia e amore…Ogni volta è sorprendente vedere come lo scioglimento di un irrigidimento muscolare non solo libera energia vegetativa, ma riproduce anche quella situazione nella memoria in cui la repressione della pulsione si è verificata. Possiamo dire: ogni irrigidimento muscolare contiene la storia e il significato del suo sorgere" (Reich, 2000).
Egli si chiese così, per esempio, se un certo insieme di tensioni muscolari non stesse ad indicare un preciso atteggiamento anche psichico rispetto alla vita. Ad esempio se un torace cronicamente rigonfio, una mascella tesa, gambe deboli, non fossero indicazioni precise di un vissuto emozionale e quindi se analizzare queste difese non fosse più efficace che invece esaminare le difese psichiche di un individuo. Come afferma De Luca: "Reich fu tra i primi terapeuti a valorizzare la respirazione per consentire una sana integrazione di mente e corpo, liberando il campo biologico corporeo dalle tensioni e deformazioni croniche accumulate sotto le spinte emozionali. Partendo dall'analisi delle resistenze (un postulato fondamentale della terapia psicoanalitica di Freud) egli scoprì che queste barriere psicologiche, che elaboriamo già a partire dalle prime fasi dello sviluppo psicosessuale, tendono a trasformarsi in strutture rigide della muscolatura corporea, generando vari 'segmenti' che possono trasformarsi in un'alterazione cronica dell'Io" (De Luca, 1995).
Reich si convinse così sempre più che individuare il significato globale della struttura psichica dell'individuo doveva precedere qualsiasi forma di intervento analitico: "Per struttura psichica intendiamo la caratteristica delle reazioni spontanee, la condizione tipica per l'uomo determinata da forze sinergiche e antagonistiche" (Reich, 2000).
Se un'appropriata analisi del carattere non avesse preceduto le consuete forme di intervento psicoanalitico, l'analisi non avrebbe avuto successo, perché il carattere non è altro che il modo di esistere nel mondo del paziente. Reich chiamò la struttura difensiva del carattere "armatura caratteriale" e ne analizzò l'organizzazione tanto sul piano fisico quanto sul piano psichico. Osservò quindi che vi erano due livelli funzionali importanti nell'individuo, lo psichico e il somatico, e giunse ad elaborare tecniche sempre più efficaci di lavoro corporeo giungendo alla constatazione che ogni tensione muscolare contiene la storia ed il significato della sua origine: "L'irrigidimento della muscolatura è l'aspetto somatico del processo di rimozione e la base della sua conservazione duratura" (Reich, 2000).
Col tempo Reich individuò le modalità di formazione della corazza caratteriale nel blocco dell'energia vitale (la libido di Freud, che lui successivamente chiamerà "energia orgonica") in seguito ad un trauma oppure al perpetuarsi d'uno stato di frustrazione.
Egli insistette sul fatto che una buona salute era possibile solo quando questa energia poteva fluire liberamente nel corpo. La stratificazione temporale dei blocchi, disposti in segmenti anulari lungo il corpo (segmenti trasversali e mai longitudinali rispetto al tronco), segue un percorso dall'alto verso il basso, del tutto analogo al processo di diffusione della libido nell'organismo del bambino.
Reich giunse a definire sette segmenti, dal segmento oculare al segmento pelvico, e perfezionò tecniche fisiche di intervento che andavano dall'ampliamento della respirazione al massaggio, alla pressione, alla modificazione posturale.
Ecco come egli espone i diversi segmenti in "L'analisi del carattere" (1973):
"Il primo anello dell'armatura è quello oculare. Si tratta di una contrazione e di una immobilizzazione di tutti o quasi i muscoli nel globo dell'occhio, nelle palpebre, nella fronte, nei sacchi lacrimali ecc. Le sue caratteristiche più spiccate sono l'immobilità della pelle della fronte, delle palpebre, un'espressione vuota oppure i globi oculari sporgenti, espressione simile a una maschera e immobilità ai due lati del naso…Lo scioglimento del segmento oculare dell'armatura avviene quando gli occhi vengono spalancati in segno di paura e quando le palpebre e la fronte cominciano a muoversi, esprimendo emozioni. Anche i muscoli delle parti superiori delle guance cominciano normalmente a cedere, soprattutto quando si induce il paziente a fare delle smorfie…Il secondo segmento dell'armatura, quello orale, comprende tutta la muscolatura del mento, della gola, della nuca superiore (occipitale) e il muscolo anulare della bocca. Questi muscoli costituiscono un'unità funzionale, perché l'allentamento dell'armatura del mento riesce provocare contrazioni della muscolatura delle labbra e le relative emozioni del pianto o del desiderio di suzione. Allo stesso modo l'instaurazione del riflesso di vomito riesce a mobilitare tutto il segmento orale. In questo segmento le forme espressive ed emozionali del pianto, del mordersi le labbra dalla rabbia, delle urla, della suzione, delle smorfie sono legate alla libera mobilità del segmento oculare…L'armatura del terzo segmento si serve essenzialmente della bassa muscolatura del collo, del muscolo platisma e dei muscoli sternocleido-masteoidei. Basta imitare il moto espressivo dell'ira o del pianto trattenuti, e si comprenderà senza difficoltà la funzione emozionale dell'armatura del collo. La contrazione spastica del segmento del collo coinvolge anche la lingua. Questo è facilmente comprensibile dal punto di vista anatomico. La muscolatura della lingua inizia sostanzialmente sulle vertebre del collo, e non sulle ossa inferiori del viso. Per questo motivo la muscolatura spastica della lingua è collegata funzionalmente allo schiacciamento del pomo d'Adamo e alla contrazione della muscolatura profonda e superficiale del collo. I movimenti del pomo d'Adamo fanno vedere direttamente quando un malato 'ingoia' letteralmente e in modo inconscio un affetto di ira o di pianto. Questa tecnica di soffocare le emozioni è estremamente difficile da eliminare…Il miglior modo per disturbare l'ingoiamento di emozioni è la liberazione del riflesso di vomito…Il quarto segmento, quello del torace, si manifesta con un rialzo dell'apparato osseo, nell'atteggiamento cronico di inspirazione, in un respiro piatto e nell'immobilità del torace. Sappiamo già che l'atteggiamento di inspirazione è lo strumento più importante della repressione di emozioni di qualunque tipo. All'armatura del torace partecipano tutti muscoli intercostali, i grandi muscoli pettorali, i muscoli delle spalle (deltoidi) e il gruppo di muscoli situato sulle e fra le scapole (latissimus dorsi). L'espressione dell'armatura del petto è soprattutto caratterizzata dalla quiete o dall'autocontrollo, dal trattenersi e dal tenersi indietro…le emozioni che insorgono nel segmento toracico sono essenzialmente quella dell'ira urlante e del pianto a dirotto, dei singhiozzi e del desiderio straziante…Il quinto segmento è quello del diaframma. Il segmento che comprende il diaframma e gli organi che si trovano sotto di esso è indipendente nella sua funzione dal segmento del torace. Ciò è dimostrato dal fatto che il torace può diventare mobile, che l'ira o il pianto possono comparire senza che sia stato eliminato il blocco del diaframma…Esso comprende come anello di contrazione la parte anteriore dello stomaco, la parte inferiore dello sterno, le ultime costole che girano indietro verso l'attaccatura del diaframma, quindi dalla decima alla dodicesima vertebra toracica. Esso comprende essenzialmente il diaframma, lo stomaco, il plesso solare con il pancreas che vi si trova davanti, il fegato e i due fasci muscolari ben visibili lungo la spina dorsale nel punto in cui si trovano le ultime vertebre del torace.…Se si invita il malato a respirare, egli si metterà regolarmente a inspirare. La esalazione gli è sempre estranea perché non l'avverte come un'azione spontanea...Il blocco del diaframma è il meccanismo centrale della armatura in questa regione. Perciò la distruzione di questo blocco è uno dei compiti terapeutici centrali…La contrazione nella metà del ventre rappresenta il sesto anello dell'armatura che funziona autonomamente. Lo spasmo del grande muscolo addominale (rectus abdominis) è accompagnato da una contrazione spastica dei due muscoli laterali (transversus abdominis) che vanno dalle costole inferiori fino al margine superiore del bacino. Si possono tastare in quanto sono fasci muscolari duri e dolorosi. Sulla schiena a questo segmento corrispondono le ultime parti dei muscoli che corrono lungo la colonna vertebrale…Lo scioglimento del sesto segmento dell'armatura è più facile di quello di tutti gli altri segmenti. Dopo il loro dissolvimento è facile operare lo scioglimento dell'ultimo segmento dell'armatura, il settimo, quello del bacino. L'armatura del bacino comprende nella maggior parte dei casi quasi tutti i muscoli pelvici. Il bacino nel suo complesso è tirato indietro ed è sporgente nella parte posteriore. Il muscolo addominale sopra la sinfisi è doloroso. Lo stesso dicasi degli adduttori delle cosce, sia di quelli superficiali che di quelli situati in profondità. Il muscolo dello sfintere è contratto, e perciò l'ano è tirato in su. Basta tirare in su i muscoli laterali esterni del bacino (gluteies) per comprendere perché i muscoli dei glutei sono dolorosi. Il bacino è 'morto' e privo di espressione. Questa mancanza di espressività è l'espressione motoria della asessualità. Emotivamente non si avverte nessun tipo di sensazione o di eccitazione. I sintomi patologici invece sono estremamente numerosi. Vanno dalle lombaggini alle ulcere intestinali, dall'infiammazione delle ovaie all'incapacità erettiva…Esiste una specifica 'angoscia pelvica' e una specifica 'ira pelvica'. Esattamente come nell'armatura delle spalle anche nell'armatura del bacino sono contenute emozioni di angoscia e impulsi d'ira…".
Un altro aspetto importante della terapia di Reich è il lavoro sulla respirazione, che come vedremo nel prossimo capitolo è il cardine centrale anche del rebirthing: "I disturbi della respirazione nelle nevrosi sono sintomi consequenziali delle tensioni addominali….I bambini combattono solitamente i continui e penosi stati di angoscia che sentono nello stomaco trattenendo il respiro…Trattenere il respiro e mantenere il diaframma contratto è forse uno dei primi e più importanti atti che hanno lo scopo sia di sopprimere le sensazioni di piacere nell'addome sia di soffocare sul nascere l'angoscia addominale…Se la respirazione è ridotta, si introduce meno ossigeno, praticamente solo quella quantità necessaria alla conservazione della vita. Se nell'organismo viene prodotta meno energia, allora le eccitazioni vegetative sono minori e quindi anche più facili da dominare. La respirazione frenata dei nevrotici ha quindi, biologicamente parlando, la funzione di ridurre la produzione di energia nell'organismo, e quindi anche la produzione di angoscia" (Reich, 2000).
Nonostante alcune idee di Reich siano state aspramente criticate (vedi ad esempio il concetto di "energia orgonica"), forse anche giustamente, molte sono le sue intuizioni che vengono sviluppate oggi in diverse terapie corporee. Esempi importanti sono quelli di G. Boyesen (1999) e di Boadella e Liss (1986).
Altro autore molto importante sull'asse mente-corpo-emozioni è Alexander Lowen, allievo di Reich, in cui troviamo molte delle caratteristiche del maestro, ma anche alcune innovazioni.
Importante notare per quanto riguarda il nostro lavoro che egli mantiene, anzi amplifica l'attenzione data al respiro dal suo maestro: "Il punto migliore per cominciare è la respirazione, è questa la base della tecnica che Reich impiegò nella terapia con me. La respirazione è forse la funzione corporea più importante, dato che la vita ne dipende in modo assoluto. Possiede la caratteristica di essere un'attività naturale e involontaria soggetta però nello stesso tempo al controllo cosciente.……Quando una persona è molto arrabbiata il respiro diventa più rapido, per aiutarla a mobilitare una maggiore quantità di energia per l'azione aggressiva. La paura ha l'effetto opposto: spinge la persona a trattenere il respiro perché nello stato di paura l'azione è sospesa. Se la paura diventa panico come quando una persona cerca disperatamente di sfuggire ad una situazione minacciosa, il respiro si fa rapido e poco profondo. Nel terrore si respira a fatica, poiché quest'emozione ha un effetto paralizzante sul corpo. In uno stato di piacere, la respirazione è lenta e profonda. Tuttavia, se l'eccitazione piacevole diventa godimento ed estasi, come nell'orgasmo sessuale, la respirazione diventa molto rapida ma anche molto profonda, in risposta all'intensificata eccitazione piacevole della scarica sessuale. Lo studio della respirazione di un individuo permette al terapeuta di comprendere il suo stato emotivo" (Lowen, 1994).
Con Lowen, possiamo dire che si passa dall'analisi dell'armatura caratteriale a ciò che lui ha chiamato "analisi bioenergetica": "Possiamo essere d'accordo che occorre energia per far girare le ruote della vita. Per evitare le dispute che potrebbero insorgere sull'uso del termine orgone, o su un qualsiasi nome del genere, adopero il termine bioenergia per designare l'energia della vita; e chiamo analisi bioenergenetica il mio tipo di trattamento che si fonda sulla comprensione dei processi energetici che avvengono nel corpo" (Lowen, 1991).
Lowen si sforzò di dare rigore scientifico alle formulazioni di Reich, indagando più profondamente i fattori eziologici originari della nevrosi e definendo in modo accurato i principali tipi caratteriali.
Diminuita l'enfasi sui processi vegetativi, che contraddistingue tuttora la metodologia reichiana ortodossa, Lowen dedicò maggior attenzione all'integrazione psicoemotiva dei valori dell'io, ed alla relazione tra i livelli cognitivo, emozionale e corporeo, con particolare attenzione alle funzioni scheletriche ed alla muscolatura volontaria.
La visione e la pratica terapeutica di Lowen si basano su alcuni principi reichiani di fondamentale importanza, come l'identità funzionale tra tensione muscolare e blocco emozionale: "Esprimere sentimenti allenta la tensione, permettendo al corpo di recuperare la sua motilità, e in tal modo aumentarne la vitalità. Questo è l'aspetto fisico del processo terapeutico. Per quanto riguarda l'aspetto psicologico, si deve smascherare l'illusione, capirne l'origine nell'infanzia e il ruolo di meccanismo cioè quella di unificare tutte le varie percezioni di sopravvivenza" (Lowen, 1994), e la correlazione tra reazione emotiva inibita e insufficienza respiratoria: "Respirare profondamente è sentire profondamente. Se inspiriamo in profondità nella cavità addominale, quella regione si anima. Se la nostra respirazione non è profonda, reprimiamo certi sentimenti associati all'addome. Uno di questi è la tristezza, poiché l'addome è interessato al pianto profondo, che è chiamato in inglese belly cry (pianto di pancia) " (Lowen, 1991).
Insoddisfatto però della metodologia reichiana, Lowen vi apportò alcuni cambiamenti.
Una rilevante innovazione da lui introdotta è il grounding, parola intraducibile in italiano, ma a cui potremmo assegnare il significato di "imparare a stare bene coi piedi per terra". Quando Reich effettuava il lavoro fisico, infatti, operava quasi esclusivamente con i pazienti in posizione distesa, Lowen invece effettua i suoi interventi corporei per la maggior parte con il paziente in piedi, anche se non disdegna affatto la posizione distesa.
Nel setting loweniano allora il paziente non è più sdraiato sul lettino, ma vive la maggior parte della seduta in piedi, sottoponendosi a numerosi, faticosi e spesso dolorosi esercizi. Lowen, infatti, mette a punto tutta una serie di attività fisiche che coinvolgono le strutture muscolari e la respirazione, comprese inoltre varie metodiche legate al massaggio, tecniche ben spiegate nel libro scritto assieme alla moglie "Espansione ed integrazione del corpo in bioenergetica" (A. Lowen, L.Lowen, 1979), ma non trascura l'analisi verbale: "Che ruolo ha l'analisi nella terapia bioenergetica?…Per il paziente, conoscere le origini dei suoi conflitti è importante tanto quanto lo è il raggiungimento dell'autoconsapevolezza attraverso le attività del corpo. Per una terapia efficace i due approcci devono essere in perfetta sintonia tra loro. Tutte le modalità della psicoterapia e della psicoanalisi vengono usate in bioenergetica per un ulteriore comprensione ed espressione di se stessi. Questo include l'interpretazione dei sogni e l'elaborazione analitica della situazione di transfert. In contrasto con le altre forme di terapia, però, il lavoro sul corpo è il fondamento sul quale si basano le funzioni egoiche dell'autocomprensione e dell'autoconsapevolezza" (Lowen, 1984).
Come riporta ancora Downing, molti sono gli sviluppi delle terapie post-reichiane e soprattutto molti sono oggi gli accorgimenti riportati alla tecnica di Reich in quanto i difetti originari sono ormai troppo ampi per essere ignorati. Molte sono anche le combinazioni tra terapie verbali e corporee, basta rivolgere la propria attenzione a quasi ogni forma generica di terapia per trovarne una versione "corporea": la terapia corporea junghiana, la terapia corporea dell'analisi transazionale, e così via (Downing, 1995).
La psicoterapia corporea si caratterizza allora, non solo per l'uso diretto del corpo in terapia, ma fondamentalmente ed essenzialmente per una differente teoria del funzionamento mente-corpo: non più di tipo piramidale, con una mente che controlla tutto dall'alto, ma di tipo "circolare", in cui tutti i vari piani psico-corporei contribuiscono in modo differenziato, ma paritario, alla complessa organizzazione dell'organismo.
La razionalità, i ricordi, il mondo simbolico, e poi le posture e i movimenti, e ancora il mondo delle emozioni, e infine l'insieme dei sistemi interni fisiologici, compresa la respirazione, sono altrettante funzioni psico-corporee che, profondamente integrate e interconnesse nel bambino, possono invece successivamente disconnettersi tra di loro e diventare limitate e frammentate. La rabbia può manifestarsi solo nella mascella e nei pugni inconsapevolmente serrati; un volto esprime tristezza senza che la persona se ne accorga; una delusione diventa direttamente contrazione allo stomaco; mani sudate e tachicardie svelano una paura non percepita; i pensieri possono ritornare sempre sugli stessi punti; le fantasie possono essere ossessivamente paurose; i muscoli tesi producono un perenne stato di allarme; e così via.
Allo stesso modo, l'aver utilizzato direttamente il corpo in terapia (toccandolo, mettendolo in movimento, modificando posture e modi di muoversi, massaggiandolo in determinate maniere, adottando un particolare modo di respirare), non può essere visto solo come un'aggiunta di una nuova tecnica, ad altri modelli di psicoterapia ma costituisce un fattore di trasformazione radicale di tali modelli. Quando si è cominciato a lavorare col corpo e sul corpo in psicoterapia, sono stati messi alla luce una serie di fenomeni, di relazioni, di processi fino a quel momento non ancora inquadrati, che, hanno modificato profondamente il quadro epistemologico di partenza, la cornice teorica iniziale, e naturalmente l'insieme delle tecniche adottate.
In psicoterapia corporea non ci si interessa del corpo limitandosi solo a parlarne, o a coglierne le sensazioni interne, né ci si ferma solo al guardare. All'ascolto e allo sguardo si aggiunge il contatto corporeo diretto. Il corpo, allora, entra pienamente in scena all'interno della relazione, come oggetto e come soggetto, come corpo che sente, che si muove, che interagisce, come corpo protagonista di quanto accade. E questo in ogni caso: che il corpo sia "preso" o appena toccato, che gli si faccia fare piccoli e delicati movimenti o grandi movimenti, quando venga dato spazio all'affiorare spontaneo delle sensazioni o quando si scelga la strada di sollecitarle dall'esterno.
In psicoterapia corporea emergono sensazioni e percezioni inusuali: quali tremiti, formicolii, correnti e così via. Certe zone diventano calde o fredde, vengono percepite pesanti o leggere, grandi e gonfie o piccole. Questi cambiamenti psicofisici sono spiegati come un emergere di esperienze estremamente intense ma sepolte, un affiorare di materiale corporeo "inconscio", di vissuti, emozioni, ricordi e sensazioni fisiche perdute: uditive, tattili, visive, olfattive che siano.
E' indispensabile che, in terapia, queste arcaiche esperienze siano rivissute, e rivissute su tutti i piani del Sé. E' indispensabile che siano rese finalmente gratificanti e nutrienti, trasformandone gli esiti antichi e le antiche tracce laddove siano connotate negativamente, per evitare che si ripetano le stesse vicende drammatiche che i pazienti hanno già vissuto nel loro sviluppo evolutivo: indifferenza, incomprensione, distacco, ostilità, sfiducia, freddezza nei loro confronti.
In questo possono essere utili tecniche di respirazione come il rebirthing.
Anche nel rebirthing, infatti, l'aspetto corporeo è molto importante.
La tecnica si basa principalmente su un particolare modo di respirare, a cui possono venire abbinati determinati massaggi o manipolazioni durante la seduta, (in questo troviamo molti punti di contatto con l'analisi bioenergetica di Lowen), ed alla fine della sessione di respirazione il paziente racconta tutto ciò che ha provato, sentito, o vissuto durante la seduta in modo che il terapeuta possa dare, in base alle proprie competenze, un significato a quello che è accaduto.
Ricordo però, che non essendo ancora riconosciuta come forma di psicoterapia, la tecnica può essere applicata non solo da psicologi o psicoterapeuti ma anche da altre persone che l'abbiano praticata o acquisita durante un corso didattico.
Personalmente ho praticato il rebirthing per più di sei anni, in sedute singole e di gruppo, in un centro di medicine alternative, e sto ora frequentando il corso didattico ad Asti condotto dallo psicoterapeuta Filippo Falzoni Gallerani rappresentante della psicologia transpersonale in Italia, che è stato il primo professionista a portare in Italia la tecnica del rebirthing sviluppando la scuola del "rebirthing ad approccio transpersonale".
Cercherò nei prossimi capitoli di spiegare il più esaurientemente possibile di cosa si tratta, e le sue potenziali applicazioni in psicologia clinica.





CAPITOLO TERZO: DESCRIZIONE DELLA TECNICA DEL REBIRTHING E SUA APPLICAZIONE IN PSICOLOGIA CLINICA


Come già detto, il rebirthing è una tecnica respiratoria molto semplice, che può facilitare, attraverso un determinato modo di respirare, il contatto con emozioni e vissuti repressi, permettendo di riportare alla coscienza, e quindi "rielaborare", determinati "blocchi" emotivi traumatici.
Ogni volta che formuliamo giudizi negativi riguardo qualcosa, noi stessi o altre persone, proviamo sensazioni spiacevoli nel nostro corpo. Abbiamo tutti un forte impulso ad essere felici, ed un impulso altrettanto forte è quello di avere ragione. C'è quindi la tendenza naturale nell'essere umano a non riconoscere dati di realtà che comportano emozioni negative, in quanto richiamano sofferenza. Di conseguenza, si cerca di evitare la consapevolezza di tutto ciò che si è giudicato negativamente per sentirsi bene.
Il termine "reprimere" significa appunto fare in modo di non essere consapevoli. Ciò che abbiamo considerato negativamente e poi represso diventa qualcosa da cui nascondersi o fuggire, e la sensazione spiacevole che l'accompagna può rimanere nel corpo come tensione cronica o come problema di altro tipo. Come affermano Leonard e Laut: "Il rebirthing si serve delle sensazioni fisiche per arrivare alla mente. Tutto ciò che è stato giudicato negativamente e represso ha lasciato una traccia nel corpo, uno schema d'energia, che è rimasto, represso, in attesa di tornare all'attenzione consapevole per essere integrato nel senso di gratitudine e benessere" (Leonard, Laut, 1988). L'integrazione dei contenuti mentali consiste nel diventare consapevoli di qualcosa che si è giudicato negativamente e smettere di giudicarla tale. L'integrazione si può ottenere osservando i contenuti mentali subconsci che emergono durante una sessione di rebirthing.
Questa moderna tecnica ha radici antichissime, in passato era praticata presso i monaci buddhisti del Siam per ottenere stati profondi di coscienza, inoltre presenta molti punti di contatto con varie tecniche yoga, in special modo con il kriya yoga diffuso in occidente soprattutto grazie al maestro Paramahansa Yogananda, capace di convertire centinaia di migliaia di persone in America al suo metodo.
Ci sono numerosi esempi del rapporto tra il ritmo respiratorio di un essere umano e i suoi stati di coscienza, dice Yogananda: "Quando siamo assorbiti completamente da qualche argomento automaticamente respiriamo con molta lentezza, la fissità dell'attenzione si unisce alla lentezza del respiro… Una respirazione accelerata o irregolare invece, inevitabilmente si accompagna a stati emotivi come la paura, la collera, l'ansia ecc… La scimmia irrequieta respira 32 volte al minuto, l'elefante, la tartaruga, la serpe e altri animali noti per loro longevità invece hanno un ritmo respiratorio più lento di quello dell'uomo, la tartaruga gigante ad esempio, che vive fino a 300 anni, respira solo quattro volte al minuto." (Yogananda, 1971).
Il rebirthing nasce negli Stati Uniti attorno ai primi anni '70, grazie a Leonard Orr: "Ho imparato a respirare soltanto dieci anni dopo essermi laureato. È vergognoso per il nostro sistema educativo che una persona possa completare gli studi universitari senza sapere come respirare…Il 70% delle tossine e scorie del corpo viene espulso attraverso la respirazione, la sudorazione è seconda come importanza, urinare e defecare assolvono ancora meno della respirazione e della sudorazione. Senza respirare, l'organismo umano morirebbe soffocato e avvelenato" (Orr, Halbig, 1996).
Il termine "rebirthing", tradotto di solito con "rinascita"deriva dalla frequenza con cui le persone durante le sedute hanno sensazioni e a volte immagini riguardanti la nascita.
La tecnica si basa essenzialmente su un lavoro attraverso la respirazione. Il respiro è circolare, cioè senza pause tra la fine dell'inspirazione e l'inizio dell'espirazione e tra la fine dell'espirazione e l'inizio dell'inspirazione, è detto anche respiro connesso, in quanto appunto le fasi della respirazione sono fuse in cerchio, e questo diventa molto importante se si vuole eseguire la tecnica correttamente. Il respiro è completo, non deve essere solo addominale o solo toracico, deve essere ampio, cercando di aprire lo spazio interno il più possibile senza forzare in modo eccessivo ma naturalmente con una certa determinazione. Possiamo dire che attraverso la respirazione, infatti, non assorbiamo solo gli elementi fisici contenuti nell'aria ma anche una realtà più ampia che si estende all'intero ambiente circostante: sensazioni, emozioni, sollecitazioni fisiche, modelli di comportamento e influenze diverse.
Il respiro deve essere fluido, naturale, spontaneo, e può variare a seconda dei momenti e delle sensazioni che si stanno vivendo. Anche lo svuotamento dei polmoni deve avvenire in modo naturale, non forzato, l'aria viene lasciata defluire come accade in un profondo sospiro, senza spingerla fuori con violenza. La respirazione è eseguita o solo attraverso il naso o solo attraverso la bocca. Se si inspira dalla bocca si espira dalla bocca, se si inspira dal naso si espira dal naso. Falzoni suggerisce: "Il respiro attraverso il naso e più adatto nei momenti di concentrazione; il respiro attraverso la bocca nei momenti di maggiore intensità emotiva. Si può alternare la respirazione attraverso il naso e quella attraverso la bocca secondo i momenti" (Falzoni, 1996).
E' importante non trattenere le eventuali tensioni o emozioni che si potrebbero manifestare, non opporre resistenza, ma lasciar riaffiorare tutto quello che si è represso. Facilmente si possono manifestare scoppi di pianto, risa, rabbia, quindi è molto importante non trattenersi, ma lasciare che queste sensazioni abbiano libero sfogo e libera espressione.
Persone che invece non hanno particolari problemi, facilmente possono subito sperimentare emozioni molto piacevoli, gioia intensa, sensazioni di beatitudine, di intuizione, esperienze che potremmo paragonare alle cosiddette "peak experiences" di cui parla Maslow: "Nelle peak experiences la persona si sente più integrata (unificata, integra, 'tutta indivisa') che in altri momenti…Meno in lotta con se stessa …Meno divisa tra un sé che sperimenta ed un sé che osserva…La persona, diventando più puramente e singolarmente se stessa, e più capace di fondersi col mondo, con quanto prima era il non-sé…Si sente al culmine di ogni sua potenzialità, impiegando tutte le sue capacità nel modo migliore e più pieno…Si sente più intelligente, più percettiva, più spiritosa, più forte, o più graziosa che in altre occasioni…Si riscontra allora quell'aspetto di calma sicurezza e di giustezza, come se le persone sapessero esattamente quanto stanno facendo, e lo facessero di tutto cuore, senza alcun dubbio, senza equivoci, esitazioni o pentimenti parziali…La persona si sente come il motore primo, più autodeterminata (anziché causata, eterodeterminata, impotente, dipendente, passiva, debole, comandata). Si sente padrona di se stessa, pienamente responsabile, pienamente volitiva, dotata di maggior libero arbitrio che in altre occasioni, padrona del proprio destino; l'individuo autodeterminato" (Maslow, 1971).
Come spiega bene Falzoni, la respirazione costituisce il cardine centrale di questa tecnica, ma a sostegno di questa esperienza, vengono applicati all'inizio o al termine di ogni sezione, dei metodi basati sul colloquio (psicoterapia breve) e sulle tecniche contemplate dalla psicologia transpersonale, psicosintesi, training autogeno, rilassamento profondo, ecc. In pratica si eseguono i seguenti passaggi:
1) Rapido esame della storia del soggetto e chiarificazione della sua situazione attuale.
2) Chiarificazione degli obiettivi sia a breve sia a lungo termine.
3) Chiarificazione della dinamica dei meccanismi che inducono insicurezza, indecisione, confusione e sofferenza, e delle problematiche concernenti l'affettività.
4) Recupero dei ricordi alla base di alcuni comportamenti indesiderati (paura, insicurezza, insoddisfazione, incapacità di lasciarsi andare)
5) Soluzione dei disturbi fisici, psicosomatici, emotivi e mentali attraverso l'attivazione e l'armonizzazione dell'energia per mezzo di esercizi di respirazione intensa e di rilassamento profondo, con susseguente elaborazione degli stati di catarsi manifestati.
6) Chiarificazione relativa ai meccanismi cosiddetti di "doppio legame" che caratterizzano le problematiche di comunicazione e relazione.
7) Sviluppo delle potenzialità e dei talenti che conducono alla realizzazione nel mondo materiale e interiore.
8) Pianificazione relativa alla natura dell'io, della relazione che abbiamo con esso, comprensione dei limiti della mente e della natura del sé. Sviluppo di qualità positive come la simpatia, la comprensione, la neutralità, il piacere di aiutare il prossimo portando positività in tutte le situazioni. Sviluppo di una morale individuale in armonia con il Sé.
9) Istruzioni ed esercizi adeguati per proseguire e approfondire la pratica e la ricerca in modo autonomo (Falzoni, 1996).
Dice ancora Falzoni: "Ciò che rende le tecniche di respirazione ed il 'rebirthing' in particolare tanto efficaci, non dipende esclusivamente dalla quantità di respiro che viene attivata, se pure un respiro più ampio possa indurre benefici. La grandissima efficacia deriva dalla combinazione dell'opportuno atteggiamento mentale associato all'energia e alla vitalità indotta dal respiro, che sinergicamente permettono di accedere ad esperienze di trascendenza. Questa pratica offre uno spettro vastissimo di applicazione. Essa è adatta a chi cerca di migliorare la qualità della vita, sia a chi si pone a confronto con i problemi esistenziali volendo acquisire una conoscenza diretta della realtà, sia a chi vuol guarirsi dai mali e dall'ansia della vita d'oggi, o a chi è interessato all'autorealizzazione" (Falzoni, 1992).
Anche lo psicologo G.Carenzi conferma: "L'ampiezza delle dinamiche che questo metodo esplora, e le molteplici interazioni che nella sua applicazione esso impone, lo inseriscono di diritto nell'ambito delle scienze mediche e psicologiche, come uno dei più innovativi e semplici strumenti per il miglioramento della qualità della vita" (Carenzi, 2000).
Secondo il fondatore del rebirthing Leonard Orr si possono individuare in questa tecnica cinque elementi essenziali che possono essere così riassunti:

1) 1) Respirazione circolare
2) 2) Rilassamento completo
3) 3) Focalizzazione sul presente
4) 4) Integrazione delle esperienze
5) 5) Ogni azione ha un contesto di significato

Riguardo la respirazione circolare, abbiamo già detto come debba essere continua e ininterrotta, senza pause, ma anche profonda e rilassata, senza sforzo, caratterizzata da un abbassamento naturale della gabbia toracica e dalla distensione progressiva delle relative muscolature e degli organi.
L'intervallo di tempo che va dal momento in cui si inizia il respiro circolare a quello in cui si ha una "integrazione dell'esperienza" corrisponde a un "ciclo respiratorio" completo. Dice L.Orr "Un ciclo energetico compiuto, che dura circa una o due ore, può portare sensazioni fisiche forti, persino paurose o dolorose, ma sappi che sono solo fenomeni temporanei che scompaiono quando continui la respirazione collegata. Un segno che hai completato un ciclo è quando le sensazioni si acquietano e spariscono spontaneamente, e ti senti calmo e in pace…se ti accorgi di non riuscire a mantenere il ritmo della respirazione, riposati e riprovaci. Se hai respirato per più di due ore e non ti senti in pace, forse dovresti smettere, e riprovarci nella settimana successiva. Potresti comunque sentirti magnificamente già la mattina seguente, dopo una buona dormita. Il paradosso della respirazione è che dà simultaneamente energia e rilassa" (Orr, 1996).
Vi possono essere diversi tipi di schemi di respirazione circolare, che possono avere effetti diversi in circostanze diverse, si può variare il volume dell'inspirazione, la velocità, se il respiro passa per il naso o per la bocca o ancora se l'aria viene immessa nella parte inferiore, media o superiore dei polmoni. Ogni tipo particolare di respirazione circolare determina un accrescimento dell'area di consapevolezza e una possibilità diversa di integrare gli schemi di energia repressa.
Si possono descrivere tre tipi fondamentali di respirazione basati sul ritmo.
Un ritmo pieno e lento: è ideale per avviare una sessione di respirazione oppure quando si è appena integrato uno schema energetico e si sta iniziando con il seguente. L'ampiezza del volume d'aria consente una maggior consapevolezza del modello di energia; la lentezza agisce con una graduale commutazione alla calma che agevola la distensione e la concentrazione.
Ritmo veloce e superficiale: le ricerche hanno confermato che si tratta del ritmo che consente meglio l'emergere di uno schema mentale ed energetico; la respirazione superficiale e rapida permette di affrontare meglio l'afflusso intenso dell'energia e delle relative cariche emotive che si liberano. Se si usa questo tipo di respirazione, il terapeuta dovrà aiutare chi respira a concentrarsi sui particolari dello schema energetico per facilitarne l'integrazione.
Ritmo veloce e profondo: in generale vale la regola che la respirazione rapida aiuta a mantenere il contatto con il corpo, invece quella profonda e lenta tende a far avere meno consapevolezza del corpo mentre dissolve antichi schemi che lo condizionano. Una respirazione veloce e profonda è di grande aiuto quando gli schemi che affiorano tendono a farci abbandonare il corpo, dissolvendo la consapevolezza dell'esistenza fisica, o generando stati di sonnolenza. In tal caso stimolando il soggetto a immagazzinare un maggiore afflusso di aria la consapevolezza corporea si accresce, mentre la velocità accelera il processo di integrazione (Leonard, Laut, 1988; De Luca, 1995).
Come fa notare Carenzi (2000) ci possono inoltre essere molte volte alcune distorsioni del respiro che determinano una respirazione comunque mutilata e incompleta. Ciò può avvenire sia nella fase inspiratoria che in quella espiratoria.
Quando l'inspirazione è molto forzata può essere fortemente presente una tensione dovuta all'istinto di lotta che predispone il corpo alla rigidità, penalizzando la naturalità. Questa forma di respirazione implica molta fatica e raramente conduce ad una buona integrazione in quanto la persona è talmente impegnata a dare il massimo che non trova la possibilità di abbandonarsi realmente.
Se l'inspirazione è blanda o poco profonda l''aria che viene espirata è superiore a quella inspirata, cosicché si crea una situazione esattamente opposta a quella voluta, perché tale meccanismo aumenta semplicemente l'eliminazione di anidride carbonica.
Per quanto riguarda l'espirazione essa è semplicemente la conseguenza dell'inspirazione quindi deve essere naturale e spontanea.Quando l'espirazione è trattenuta, l'aria non viene lasciata andare naturalmente ma vi è appunto la tendenza a trattenerla, ciò denota paura o tensione da parte della persona.
Se l'espirazione è forzata ci si riporta anche qui a un meccanismo di lotta che non si concilia con una espirazione spontanea.
Se si effettuano pause dopo l'inspirazione o l'espirazione, in entrambi i casi il respiro non è completo e connesso, nel primo caso il soggetto inspira e poi si ferma quasi avesse bisogno di controllare cosa c'è sotto prima di rilasciare il respiro; nel secondo caso il meccanismo è paragonabile ad una scelta che va fatta e ribadita in ogni momento della propria esistenza.
Tutte queste dinamiche portano ad un allontanamento dall'obiettivo primario della respirazione e possono favorire l'insorgere di fenomeni di iperventilazione o alcalosi.
Riguardo al rilassamento completo, il secondo dei cinque elementi, sappiamo che c'è un attuale diffusione delle cosiddette "terapie di rilassamento", ma il rebirthing è qualcosa di più. Nel rebirthing il rilassamento è molto importante all'inizio della seduta per facilitare il processo di respirazione, inoltre esso sopravviene in modo spontaneo e naturale alla fine di ogni seduta. Diciamo inoltre che la respirazione avviata in maniera coordinata e regolare può determinare uno stato immediato di calma e di allentamento delle tensioni e agevolare il flusso dell'energia nel corpo nella mente. Nonostante il rebirthing non voglia essere una terapia di rilassamento, tuttavia può considerarsi per le reazioni organiche e psichiche di allentamento delle tensioni, una efficace tecnica di rilassamento.
Il terzo elemento come abbiamo detto è la focalizzazione sul presente. Durante il rebirthing è molto importante concentrarsi sulle sensazioni che avvengono al momento, essere presenti nel corpo, sentire ogni parte di esso e come risponde in base al nostro modo di respirare, osservando tutto ciò che accade, formicolii, rigidità, dolori, immagini, in modo così da poter integrare ed elaborare tutto quello che succede.
Dicono Leonard e Laut: "La repressione è a strati, come la buccia delle cipolle, e ogni volta che si solleva uno strato appare quello sottostante" (1988).
Arriviamo così al quarto elemento, l'integrazione delle esperienze, che significa appunto la capacità di elaborare tutto ciò che accade. Per elaborare ed integrare le situazioni che fanno parte della nostra vita è importantissima la capacità di "accettare" ciò che accade, come sostiene un grande maestro spirituale dell'oriente J.Krishnamurti "Quando la vostra mente possiede la qualità che la rende capace di non agire per dei motivi ideologici (perché se si agisce in base ad un ideale qualsiasi si crea divisione), quando la mente non ha alcun ideale e quindi non sta facendo alcun tentativo per cercare di ottenere qualcosa di diverso da quello che ha, è del tutto aperta e pronta a vedere la realtà dei fatti" (Krishnamurti, 1981).
Per fare questo dobbiamo annullare ogni giudizio buono o cattivo, giusto o sbagliato, positivo o negativo, per accogliere l'esperienza recettiva della mente.
Il quinto e ultimo elemento è che ogni azione ha un contesto di significato: tutto quello che facciamo in realtà provoca una modificazione e un cambiamento, non esiste una sola via per arrivare alle cose, può essere importante quindi riconoscere l'aspetto positivo in tutto quello che succede.
Come dice Falzoni: "E' sostanziale che si assuma un atteggiamento positivo per osservare tutte le sensazioni che emergono, senza fuggirle o giudicarle, e anziché rimandare nuovamente indietro nell'ombra preconscia i pensieri sgradevoli, prenderne atto…Invece di subire i pensieri possiamo liberarci da quelli che ci fanno male e sono dannosi, riconoscendo e applicando quelli che ci servono positivamente e ci dirigono verso il bene (Falzoni, 1992). A questo proposito uno studioso del pensiero positivo J. Murphy, dice: "Il subconscio è saggio e conosce la risposta ad ogni domanda, però non muove nessun tipo di obiezione logica e non s'impegola con voi in nessuna discussione….Nel momento in cui vi dite che la situazione non ha via d'uscita, vi private da soli dell'aiuto che il discernimento e la sapienza del vostro subconscio potrebbero darvi…" (Murphy, 1990), ed anche la terapia della gestalt ci insegna ad ampliare il contesto delle nostre esperienze, adattandoci alle difficoltà, ma anche affermando il nostro diritto alla vita: "L'individuo, infatti, deve cambiare costantemente se desidera sopravvivere. È proprio quando l'individuo diventa incapace di modificare le sue tecniche manipolative e interattive che insorge la nevrosi. Quando l'individuo si fissa in un modo di agire superato, è meno capace di soddisfare uno qualsiasi dei suoi bisogni di sopravvivenza, ivi inclusi i bisogni sociali. E il grandissimo numero di individui alienati, privi di senso di identità e isolati che ci circonda costituisce ampia prova che questa incapacità può verificarsi facilmente" (Perls, 1977).
Anche Aaron T. Beck, uno dei principali teorici delle terapie cognitive, dice: "Il pessimismo spazza il pensiero del paziente depresso con la forza di un'onda oceanica…I pazienti depressi hanno una particolare inclinazione ad aspettarsi avversità future e a viverle come se accadessero nel presente o fossero già accadute. Per esempio un uomo che aveva subito un lieve rovescio in affari, cominciò subito a pensare ad una bancarotta. Via via che sviluppava il tema della bancarotta, cominciò a considerarsi già fallito. Di conseguenza, cominciò ad esser triste proprio come se fosse davvero andato in bancarotta" (Beck, 1984).
Infine Goleman sottolinea così quest'aspetto: "Essere ottimista, come pure essere inclini alla speranza, significa nutrire forti aspettative che, in generale, gli eventi della vita volgeranno al meglio nonostante i fallimenti e le frustrazioni. Dal punto di vista dell'intelligenza emotiva, l'ottimismo è un atteggiamento che impedisce all'individuo di sprofondare nell'apatia o nella depressione e di scivolare nella disperazione di fronte a situazioni difficili" (Goleman, 1996). Una cosa molto importante che sicuramente si può imparare a fare è cercare di dare alle situazioni la spiegazione più neutrale possibile, cercando di osservare ciò che è dovuto ad una nostra "proiezione" e ciò che invece corrisponde di più a canoni di oggettività, possono essere utili a questo proposito i concetti di "mappa" (l''idea che ci siamo fatti di una cosa) e "territorio" (ciò che veramente è quella cosa).
Prima che il soggetto inizi la sua prima sessione di respirazione, è necessario spiegare bene cosa potrà accadere durante la seduta, in modo da preparare la persona a determinate esperienze che altrimenti potrebbero sembrare anormali e creare paura o tensione nel soggetto. Riporto a questo titolo la esauriente delucidazione che Falzoni propone di dare prima della seduta: "La respirazione è una tecnica molto rapida ed efficace, in grado di dispensare esperienze particolarmente intense che è bene affrontare nel modo giusto. Sappiamo che ogni tensione, dispiacere, trauma, si ripercuote sul respiro irrigidendolo, quindi, respirando liberamente e profondamente come faremo in questa seduta, e cioè liberando il respiro, è possibile che inizialmente emergano proprio queste tensioni represse e rimosse. E' bene che questo accada, le eventuali sensazioni sgradevoli sono benvenute in quanto manifestazioni di qualcosa di cui ti stai liberando. Se hai soppresso un dispiacere profondo, che forse hai anche dimenticato a livello cosciente, respirando è possibile che esso riemerga e che magari ti venga da piangere. È un pianto liberatorio che ti farà bene; poi ti sentirai più leggero e più libero; se ti succede lascialo sfogare, non controllarti, dirigi il respiro con la volontà ma lasciati andare alle sensazioni. Se insorgono stati piacevoli tanto meglio, ma se provi dolore lascia che si manifesti. Ascoltalo, osservalo per quello che è. Di solito la prima seduta è accompagnata principalmente da sensazioni fisiche. È probabile che tu senta formicolio alle mani oppure anestesia o rigidità in alcune parti del corpo. Non considerarli "sintomi" pericolosi, sappi che non c'è alcun pericolo nel respirare, che la pressione e la circolazione non ne vengono alterate. Considera questo formicolio il flusso elettrico dell'energia nei tessuti. Proverai certamente la percezione diretta del corpo fisico attraversato dal corpo energetico. Se ci sono dei blocchi energetici, riuscirai a superarli solo continuando a respirare. Ti accorgerai che ad ogni seduta corrispondono sensazioni differenti e che tali sensazioni, diventando via via sempre più piacevoli, ti daranno l'obiettiva consapevolezza dei cambiamenti che sono avvenuti. Io ti starò vicino, se non mi sentirai dire nulla vuol dire che la tua respirazione è corretta; se vedrò che fai qualche errore (pause tra inspirazione ed espirazione, respiro incompleto o se ti assopirai) ti richiamerò. Durante la respirazione lasciati andare a ciò che emerge. Chiedimi qualunque cosa di cui avessi bisogno. Slaccia la cintura, togli le scarpe e, se te ne fossi dimenticato, ricorda di andare alla toilette perché la respirazione stimola la diuresi, e l'impulso di orinare potrebbe costringerti ad interrompere la seduta. Ora sdraiati comodo. Metto un sottofondo musicale, lasciati andare alla musica, al respiro, alle sensazioni… il respiro… circolare… profondo… libero… ininterrotto… fluido…" (Falzoni, 1996).
Per quanto riguarda il setting, le sedute individuali o di gruppo, possono svolgersi in qualsiasi luogo tenendo conto però di determinati accorgimenti: il luogo deve essere pulito, isolato e silenzioso, si può respirare anche all'aperto, ad esempio in un giardino, l'importante e che ci sia protezione da rumori esterni o possibili interruzioni, questo perché nelle sedute in cui si manifestano catarsi e blocchi emozionali, il soggetto può mettersi a piangere e gridare disturbando e spaventando chi si trovasse a passare di lì per caso, ma anche per tutelare il soggetto che durante la sessione respiratoria vede amplificata la sua sensibilità; è quindi importante che la seduta non sia interrotta in modo brusco.
Se la seduta si svolge in un luogo chiuso sarebbe meglio dotarsi di un purificatore d'aria e/o di uno ionizzatore. In palestre o stanzoni male areati ci possono essere cattivi odori, come sudore etc., condizioni le quali può essere difficoltoso respirare, può essere quindi utile ad esempio bruciare dei bastoncini di incenso.
La posizione in cui si pratica la respirazione è quasi esclusivamente quella supina, sdraiandosi su un tappeto o un materasso, l'importante è che la posizione sia confortevole, mentre solo dopo aver acquisito una certa padronanza della tecnica è possibile respirare in altre posizioni come seduti ecc.
Per quanto riguarda la durata è preferibile una certa flessibilità, in quanto ogni seduta è diversa da un'altra, e la durata di un ciclo respiratorio non è mai identica. Di solito si lasciano a disposizione del soggetto un paio d'ore, calcolando una mezz'ora per il colloquio iniziale e un'altra mezz'ora per la condivisione finale, così che la seduta di respirazione vera e propria dura circa un'ora, ma nei seminari residenziali di gruppo dove il tempo a disposizione è alquanto maggiore, alcune persone riescono a respirare anche per tre o quattro ore di seguito (una delle mie sedute più intense è durata due ore e mezza…).
Naturalmente è molto importante essere assistiti durante la respirazione, almeno nelle fasi iniziali quando si è inesperti e si conosce poco la tecnica. Come dice Lowen: "Il viaggio alla scoperta di sé che costituisce il processo terapeutico non può essere intrapreso da soli. Come Dante nella divina commedia, il viaggiatore è smarrito e confuso, Dante nella sua angoscia, implorò l'aiuto della sua protettrice in cielo, Beatrice, che gli inviò Virgilio a fargli da guida per una strada che passava per l'inferno, piena di pericoli per il viandante" (Lowen, 1994).
Il compito di chi assiste, quindi, come in tutte le pratiche di questo genere, è naturalmente molto importante. Oggi molti studi confermano quanto sia determinante la capacità di relazionarsi con il paziente, come riporta a questo proposito R.Paguni: "Molti dati sembrano indicare che l'alleanza terapeutica rappresenti un potenziale di previsione di buon risultato terapeutico in un'ampia varietà di situazioni e contesti psicoterapici. Il coinvolgimento del paziente sembra decisamente collegato al suo cambiamento" (Paguni, Pani, 1997).
E' necessario quindi che si instauri prima di tutto una buona relazione tra chi assiste e chi dovrà respirare, in quanto se manca un rapporto positivo improntato su fiducia e sicurezza la seduta potrebbe non dare gli effetti desiderati.
E per instaurare una buona relazione naturalmente la capacità di comunicare è fondamentale; importantissimi sono allora a questo riguardo gli studi di Gregory Bateson, Paul Watzlawick e altri pionieri della scuola di Palo Alto che hanno portato alla luce concetti come quello di "doppio legame" e "metacomunicazione". Ecco un esempio pratico di doppio legame riportato da G. Bateson: "Un giovanotto che si era abbastanza ben rimesso da un accesso di schizofrenia ricevette in ospedale una visita di sua madre. Contento di vederla, le mise d'impulso il braccio sulle spalle, al che ella s'irrigidì. Egli ritrasse il braccio, e la madre gli domandò: 'Non mi vuoi più bene?'. Il ragazzo arrossì, e la madre disse ancora: 'Caro, non devi provare così facilmente imbarazzo e paura dei tuoi sentimenti'. Il paziente non poté stare con la madre che per pochi minuti ancora, e dopo la sua partenza aggredì un inserviente e fu messo nel bagno freddo" (Bateson, 1976).
Questi studi mostrano come la comunicazione può essere effettuata in modo verbale o non verbale, ed è quindi impossibile non comunicare, ma anzi molto frequenti sono i casi di paradosso e illogicità in cui ci si viene a trovare senza rendersene conto.
Paul Watzlawick mette in luce come davanti ad ogni tipo comunicazione possiamo adottare un atteggiamento fondamentalmente di tre tipi: "Conferma", "Rifiuto" e "Disconferma". Possiamo quindi essere d'accordo (conferma) con ciò che dice il nostro interlocutore, possiamo non essere d'accordo (rifiuto), ma possiamo anche "disconfermare" ciò che qualcuno ci sta dicendo: "La terza possibilità è probabilmente la più importante sia per la pragmatica della comunicazione umana che per la psicopatologia. È il fenomeno della disconferma che, come vedremo, è del tutto diverso da quello del rifiuto totale delle definizioni che gli altri danno di sé…Laing cita William James che una volta ha scritto: ' Se fosse realizzabile, non ci sarebbe pena più diabolica di quella di concedere ad un individuo la libertà assoluta dei suoi atti in una società in cui nessuno si accorga mai di lui'…Non c'è il minimo dubbio che una situazione simile porti alla 'perdita del Sé' che non è niente altro che la traduzione del termine 'alienazione'. La disconferma (che osserviamo nella comunicazione patologica) non si occupa più della verità o della falsità (se ci fossero tali criteri) della definizione che P ha dato di sé, ma piuttosto nega la realtà di P come emittente di tale definizione. In altre parole, mentre il rifiuto equivale al messaggio 'Hai torto', la disconferma in realtà dice 'Tu non esisti'…" (Watzlawick, Beavin, Jackson, 1971).
Importanti sono allora le parole di C.R.Rogers: "Allo stadio attuale dell'elaborazione teorica della terapia centrata sul cliente, c'è un ulteriore tentativo di descrivere ciò che accade nelle relazioni terapeutiche più soddisfacenti ossia il modo in cui si realizza l'ipotesi di base. Con questa formulazione si afferma che la funzione del consultore consiste nell'adottare (nella misura in cui ne è capace) lo schema di riferimento del cliente, nel percepire il mondo così come lo vede il cliente, nel percepire il cliente stesso così come egli vede se stesso e nel comunicare al cliente un po' di questa comprensione empatica" (Rogers, 1997). Interessanti sono a questo proposito gli studi compiuti da Milton Erickson e sviluppati oggi attraverso tecniche quali la "programmazione neurolinguistica" da R.Bandler e J.Grinder (1981). Essi sottolineano quanto sia importante andare incontro al cliente all'interno del suo universo, cercando di comprendere qual è il modo prevalente di comunicare del paziente: visivo, auditivo o cenestesico, effettuando poi ciò che essi chiamano "ricalco" in modo da sintonizzarsi completamente col modo di vedere il mondo del paziente. Anche Goleman ribadisce: "Il grado di comunicazione emozionale che l'individuo percepisce in un'interazione si rispecchia nella misura in cui i movimenti dei soggetti interagenti sono rigorosamente orchestrati mentre si parlano, un indice, questo, solitamente inconsapevole, di vicinanza. Una persona annuisce quando l'altra spiega qualcosa, o entrambi spostano la sedia nello stesso istante, oppure uno si sporge in avanti mentre l'altro si allontana. L'orchestrazione può essere impercettibile, come se le due persone stessero dondolandosi allo stesso ritmo su delle sedie girevoli. Proprio come osservò Daniel Stern a proposito della sintonia fra madri e figli, lo stesso tipo di reciprocità stabilisce un legame fra i movimenti di individui che presentano un contatto emozionale" (Goleman, 1996).
Per impostare correttamente una seduta è quindi importante tenere conto di questi elementi.
Il modo migliore di svolgere questo delicato compito consiste nel mantenere uno stato di attenzione rilassata, stimolando dolcemente il processo in corso interferendo il meno possibile con chi respira. Non è vietato il contatto fisico, anzi, in alcuni momenti può rivelarsi molto benefico, si può quindi tenere la mano al paziente, effettuare tocchi e massaggi in determinate parti del corpo doloranti o contratte per favorire uno sblocco energetico, ma sono sconsigliati interventi troppo invadenti come abbracci e coccole (anche se ciò dipende dal proprio quadro di riferimento teorico), oppure parlare o far parlare il paziente durante la seduta.
In ogni modo le regole non sono mai rigide ed è importante mantenere un contatto empatico, cercando di sintonizzarsi con il mondo interiore del paziente, per riuscire a "vedere" il mondo come lui lo vede, e capire così qual è l'intervento più adeguato al momento opportuno; può essere utile che chi assiste effettui lui stesso qualche minuto di respirazione per raggiungere uno stato mentale di calma e attenzione fluttuante.
Dice Stanislav Grof: "Nelle sedute che utilizzano gli stati non ordinari di coscienza, il ruolo del paziente e dell'analista è in tutto differente da quello della psicoterapia tradizionale: il terapeuta non è l'agente attivo che causa i cambiamenti nel paziente con i suoi interventi specifici, ma è qualcuno che coopera in maniera intelligente con le forze interiori di guarigione del cliente. La comprensione di questo tipo di ruolo è in assoluta sintonia con il significato originario della parola greca therapeutés, cioè 'La persona che assiste durante il processo di guarigione'; ed è anche in accordo con l'approccio alla psicoterapia sostenuto da C.G.Jung: per lui l'analista ha appunto il compito di mediare un contatto e uno scambio con il sé interiore, che poi guiderà il processo di trasformazione e di individuazione del paziente" (Grof, 1996). Anche la teoria di Rogers, centrata sul cliente, come già citato, suggerisce quanto il ruolo del terapeuta sia molto più frequentemente associabile a quello di accompagnatore che cammina vicino al cliente, assecondandolo e sostenendolo durante il suo percorso di sviluppo interiore e di accrescimento della consapevolezza.
Terminata la seduta si lascia il paziente in silenzio e tranquillità in modo che possa godersi il benessere dovuto alla respirazione, oppure dopo qualche minuto si può guidare il paziente in esercizi di rilassamento.
In alcune scuole dove vengono praticate tecniche molto simili al rebirthing alla fine della seduta vengono lasciati dei colori in modo che il soggetto possa rappresentare con un disegno la propria esperienza, è il caso ad esempio della "respirazione olotropica" di Stanislav Grof (1996).
Per quanto riguarda il decorso della terapia, nonostante ogni individuo abbia naturalmente un proprio percorso unico, si possono individuare degli elementi comuni.
La maggior parte dei soggetti che non soffrono di patologie gravi sperimentano nelle prime sedute sensazioni molto intense, piacevoli, o solo leggermente dolorose. Queste possono riguardare formicolii, tremori, l'irrigidimento o paralisi degli arti.
Altri soggetti, magari più nervosi o che hanno subito traumi, possono invece avere reazioni emotive molto intense come pianto, urla, grida, rabbia ecc. Molto interessante è il fatto che l'affiorare delle emozioni rimosse coincide con la scomparsa dell'irrigidimento o la paralisi precedente degli arti, poiché ciò porterebbe a pensare che alla base di queste esperienze vi sia un eccessivo autocontrollo emozionale, e le parestesie in quanto tali non siano dovute alla sola iperventilazione (quest'ultima, infatti, secondo le teorie mediche, è la causa della tetania attraverso il processo di alcalosi sanguigna).
In molte occasioni è possibile vedere individui che passano dal riso al pianto o viceversa.
Nella maggior parte dei soggetti, si registra la scomparsa delle sensazioni sgradevoli nelle prime sedute, per lasciare poi il posto a sensazioni via via sempre più gradevoli.
Ci sono casi in cui i soggetti dopo pochi minuti di respirazione si addormentano. Pur essendo una minoranza, diventa un problema cercare di far respirare queste persone, di solito sono individui sempre molto attivi o che soffrono di insonnia, e quindi il rebirthing soddisfa la loro necessità principale, evitando però così il raggiungimento di elaborazioni più profonde. In altri casi il sonno può essere un meccanismo di difesa per evitare di affrontare problemi profondi. Se si tratta di una necessità fisiologica di solito dopo una decina di minuti il paziente rinvigorito comincia a respirare correttamente, mentre nell'altro caso il sonno diventa una continua necessità impellente che accade ogni volta in cui si sta per verificare qualcosa di importante, in tali casi sarebbe consigliabile stimolare la persona a respirare con frequenti richiami.
Per quanto riguarda le applicazioni terapeutiche, il rebirthing può essere utile in un vasto campo, e soprattutto in quelle manifestazioni in cui è il respiro è la componente centrale, come ad esempio ansia, attacchi di panico e asma.
Studi controllati svolti presso il reparto di pneumonologia dell'ospedale Monaldi di Napoli da A.De Falco e A.De Luca mostrano miglioramenti significativi in disturbi come asma bronchiale, pertosse, rinite ed enfisema (De Luca, 1995).
A proposito dei meccanismi legati all'ansia e alla depressione afferma Falzoni: "Di fronte alla tensione e allo stress si trattiene involontariamente il respiro irrigidendosi. Una respirazione limitata produce stati depressivi (a volte anche acuti) e predispone a molti disturbi. I tentativi spontanei di respirare liberamente, quando avvengono senza che il soggetto ne sia consapevole, inducono a loro volta nuovi stati di ansia. Rieducando il soggetto a una respirazione libera, dopo le prime sessioni nelle quali vengono scaricate tensioni e traumi e a volte elaborati processi psicodinamici, l'ansia e la depressione scompaiono drasticamente. Durante questo processo avvengono apprezzabili progressi nell'armonizzazione di diversi livelli mentali. A volte ha luogo una rapida esplorazione dell'inconscio, la quale può rivelare i motivi essenziali che hanno contribuito all'insorgere del processo patologico. Il soggetto impara a mantenere uno stato di flessibilità e di equilibrio praticando anche in modo autonomo la respirazione iniziando a relazionarsi con il sé interiore" (Falzoni, 1996).
Ultimamente, all'ospedale San Raffaele di Milano, il professor Battaglia dopo dieci anni di ricerche ha trovato una relazione tra attacchi di panico e respiro. Si vede come i soggetti che soffrono di attacchi di panico sono ipersensibili all'eccesso di anidride carbonica. Afferma ancora Falzoni: "Non si tiene conto di molti fattori come il fatto che l'eccesso di anidride carbonica dovuta ad una cattiva respirazione è spesso associata ad emozioni trattenute e a blocchi energetici; inoltre non sono neppure approfonditi i meccanismi dell'iperventilazione, che nelle sue prime fasi ad esempio provoca un aumento dell'anidride carbonica e successivamente un suo abbassamento" (da un articolo sui DAP tratto dal sito internet dell'A.R.A.T, l'associazione del rebirthing ad approccio transpersonale).
Molto interessante è quindi l'applicazione del rebirthing riguardo questo disturbo. Attraverso le discussioni del corso didattico da me frequentato molti colleghi "rebirthers" hanno più volte testimoniato dei buoni risultati raggiunti con questa tecnica quando applicata a persone sofferenti di attacchi di panico, lo stesso dottor Falzoni riferisce ottimi risultati, tanto che in alcuni casi già dopo la prima seduta la persona ha dei miglioramenti evidenti. Questo sembra dovuto al fatto che la persona durante la seduta sperimenta fenomeni simili, ma è preparato ad affrontarli in modo opportuno, rassicurato sul fatto che non sono pericolosi, e tranquillizzati dal contesto terapeutico in cui è presente una persona vicina che è pronta a dare un significato a ciò che accade per favorire un'elaborazione cosciente dei vissuti emergenti. Ricordiamo, infatti, che gli attacchi di panico sembra siano anche dovuti a una ipersensibilizzazione del locus ceruleus, soprattutto a causa dell'evitamento di determinate situazioni, che porta a un certo punto delle scariche adrenergiche quando superano una determinata soglia.
Il rebirthing può essere altresì utile nei casi di tossicodipendenza, è praticato infatti all'interno del programma di riabilitazione per tossicodipendenti, con buoni risultati, in una comunità in provincia di Vicenza, la "Cà delle ore" di Breganze. Il modello di intervento è denominato "Progetto Sankalpa" ed è guidato dal frate francescano Padre Ireneo Forgiarini. Falzoni riferisce che esiste ancora un monastero ai confini tra la Thailandia e la Corea, centro di ricerca interiore e di terapia, che utilizza la respirazione anche per la cura dei tossicodipendenti, pare con eccellenti risultati (Falzoni, 1992), e lui stesso dice di aver ottenuto ottimi risultati con pazienti tossicodipendenti.
Il rebirthing infatti può facilmente dare stati alterati di coscienza simili al "buco", io stesso ho fatto respirare una ragazza tossicodipendente in un piccolo centro dove faccio volontariato e anche lei ha riferito che in alcuni momenti aveva la stessa sensazione di quando si era "fatta" (inoltre durante le sedute veniva fuori materiale sicuramente più interessante che il sentire una semplice "ebbrezza"...), ciò potrebbe confermare il fatto che determinate tecniche di respirazione stimolino le "endorfine", nostro patrimonio naturale, e possano aiutare l'organismo a produrre da solo ciò di cui va in cerca all'esterno, contribuendo a diminuire tutti i tipi di dipendenza riguardanti queste sostanze, inoltre il rivivere determinate sensazioni in una situazione di contesto controllato può facilmente permettere una maggior comprensione degli eventi che possono portare a ricercare determinate esperienze.
Molto interessanti a questo proposito sono le ricerche di C. Tart e S. Grof sugli stati alterati di coscienza. Specie quest'ultimo per molto tempo ha usato LSD (nel 1956 fu uno dei primi soggetti da esperimento per questa droga) come dilatatore di coscienza, su se stesso e poi con numerosi pazienti, dice infatti "Mi sembrò che l'analisi, abbinata al LSD, avrebbe potuto approfondire, intensificare ed accelerare il processo terapeutico" (Grof, 1993), per poi passare ad usare una tecnica di respirazione (che lui chiama "respirazione olotropica") i cui elementi base sono quelli del rebirthing, affermando di riuscire ad ottenere altrettanti stati profondi di coscienza, raccogliendo materiale da oltre ventimila sedute di respirazione con persone provenienti da diversi paesi e da diversa estrazione sociale. Ecco cosa dice riguardo al materiale che emerge durante le sedute: "…Ricorrendo agli stati non ordinari, raggiunti per esempio con la respirazione olotropica, fin dalle primissime sedute spesso comincia a venire a galla importante materiale biografico che si riferisce ai primissimi anni di vita. Di conseguenza, le persone non solo hanno accesso ai ricordi che risalgono al periodo neonatale o alla prima infanzia, ma spesso entrano in connessione in maniera molto vivida con la propria nascita e con la permanenza intrauterina o addirittura cominciano ad avventurarsi in campi di esperienza che vanno ben oltre" (Grof, 1993).
A questo proposito riporto un'esperienza che mi ha molto colpito: Rodolfo, un mio amico geologo che ha praticato il rebirthing con me per molti anni, (ora direttore di un piccolo centro di medicine alternative) mi ha raccontato come fosse molto scettico all'inizio, ma la sua visione cambiò completamente durante una delle prime sedute di rebirthing durante la quale rivisse la propria nascita in forma di immagini molto vivide; senza informare la madre della sua esperienza le chiese dettagliatamente le persone presenti e la descrizione dell'ambiente alla sua nascita, e tutto coincideva perfettamente con l'immagine che aveva visto! Sicuramente i racconti soggettivi vanno ponderati accuratamente, infatti sappiamo bene quanto la mente e la memoria possano causare distorsioni ed "aggiustamenti" per farci credere ciò che vogliamo, nondimeno però, semplicemente rileviamo che esperienze simili sono state riferite da molte altre persone, a volte sempre in forma di immagini a volte magari in forma di sensazioni fisiche, ecco perché la tecnica è stata chiamata "rebirthing".
Sappiamo inoltre che attraverso l'ipnosi è possibile riaccedere a ricordi infantili, e che attraverso operazioni a "cervello aperto" stimolando determinate aree possono riaffiorare eventi mnemonici molto lontani e dimenticati.
Vediamo quindi che è possibile in molti casi riaccedere ad esperienze legate alla nascita, esperienze che possono condizionare molto la nostra vita anche in base al tipo di parto che abbiamo avuto.
Dice Leonard: "Molte tecniche e procedure usate per il parto in ospedale sono state ideate per la comodità del personale medico, e i neonati sono spesso trattati come non-entità, incapaci di percezioni o emozioni, e perciò non importanti…Spesso l'atteggiamento nei confronti del neonato è influenzato dall'idea che la sua intelligenza non sia sufficientemente sviluppata da permettergli di essere conscio di ciò che sta succedendo…In generale la nascita è l'unico cambiamento della realtà istantanea, drammatico e permanente che tutti noi abbiamo provato. La crescita da ovulo e spermatozoo ad embrione, a feto ed infine a nascituro è stata studiata e registrata dalla scienza moderna come uno svolgersi graduale, quotidiano. I cambiamenti più importanti che avvengono alla nascita riguardano le sensazioni tattili, le luci, il suono, la respirazione atmosferica, il rapporto col mondo e con gli altri, la separazione fisica e la temperatura. Abbiamo osservato i risultati di questi cambiamenti nelle nostre stesse sedute di rebirthing, e in quelle dei nostri clienti…Forse la conclusione più universale presa alla nascita è che piacere e dolore sono intrinsecamente intrecciati. Questo deriva dall'associare il piacere della vita embrionale alla sofferenza della nascita (Leonard, Laut, 1988).
Molto importanti riguardo questo pensiero sono ad esempio le intuizioni di Otto Rank, o le riflessioni del medico francese Frederick Leboyer. Otto Rank fu il primo ad intuire quanto fosse importante il trauma della nascita, anticipando delle concezioni che oggi possono essere provate scientificamente grazie alle nuove tecnologie, contrariamente a quanto si pensava a quei tempi, infatti, si riconosce oggi che il bambino è dotato di una certa sensibilità fin da quando è ancora solo un feto.
Dice appunto Rank: "Da alcuni casi di pazienti in analisi abbiamo riportato l'impressione che la 'scelta' di una certa forma di nevrosi sia determinata in modo decisivo dall'atto della nascita, anzi dai punti su cui si è maggiormente concentrata la violenza del trauma e dalla reazione dell'individuo al trauma…Questo punto di vista si rivela di eccezionale utilità, perché, istituendo un rapporto tra tutte le reazioni psicobiologiche e il trauma della nascita, permette di comprendere sia il carattere tipico della nevrosi in quanto tale, sia il tipo di reazione generale che ciascuna nevrosi rappresenta; comprendiamo cioè che i sintomi somatici, il più delle volte, sono un tentativo di aggirare il limite dell'angoscia regredendo direttamente allo stadio prenatale…" (Rank, 1988).
Vediamo allora quali potrebbero essere le possibili conseguenze di determinati tipi di parto da un punto di vista psicologico.
Quando si verifica una rottura precoce, naturale o artificiale, della membrana, si ha il cosiddetto "parto a secco". In tal caso venendo a mancare il liquido amniotico il passaggio lungo il canale uterino risulterà più arduo e faticoso. È possibile che le persone nate in queste condizioni sviluppino atteggiamenti particolari verso la vita, affrontando ogni ostacolo con grande sforzo e dispendio di energia, oppure contrarre una fobia per l'acqua o i liquidi in generale, come la paura di fare il bagno.
Quando vi è l'uso di analgesici, antispastici e anestetici da parte della madre (parto pilotato) oltre ai possibili danni fisiologici per la madre e per il figlio si è riscontrato una tendenza da parte di quest'ultimo ad avere atteggiamenti peculiari per l'esistenza come: tendenza all'alcol, alla droga e, in genere all'evasione in modi e situazioni irreali; idealizzazione eccessiva della realtà e allentamento dei processi ideativi logici del pensiero, o eccesso di reazioni emozionali con debilità e scarso controllo del super-io che risulta iposviluppato. Provocare artificialmente il parto quando le doglie non avvengono entro il tempo fisso ha un risultato analogo, sulla psiche del nascituro, al suo venire al mondo in maniera prematura. Sul piano psicologico gli schemi mentali e le paure più comuni possono essere le seguenti: "La vita è inutile", "Non sono desiderato", "Mia madre non mi ama", "non mi sento al sicuro", "Non ho abbastanza tempo …".
Quando il feto, che non ha subito la normale rotazione, si trova nell'utero in posizione tale da non poter uscire a testa avanti, si parla di parto podalico. Gli atteggiamenti più frequenti che si riscontrano grazie agli studi di rebirthing in conseguenza di questo tipo di parto, sono connessi proprio a questa posizione rovesciata con cui si è venuti al mondo. Divenuti adulti, questi individui tendono spesso a "voltare le spalle la vita" assumendo atteggiamenti di sfiducia e di rinuncia, con reazioni di timidezza eccessiva e di isolamento con il mondo.
Il parto con il forcipe può predisporre i nati in questa maniera a percepire mondo come pericoloso, a complessi di persecuzione.
I nati con il parto cesareo possono avere la tendenza ad aspettarsi che siano gli altri a risolvere i loro problemi.
Per quanto riguarda bambini abbandonati o sopravvissuti ad un tentato aborto, in relazione al primo caso De Luca dice di aver seguito personalmente bambini abbandonati, dati in adozione o in affidamento, riscontrando sempre nel loro vissuto affettivo una traccia indelebile del distacco più meno violento dalla madre. Nel secondo caso fattori biologici estranei potrebbero avere influenzato il processo di formazione del feto, provocando anomalie fisiologiche o addirittura lesioni funzionali imprevedibili. Le reazioni psicologiche più frequenti che seguono questi traumi sono sindrome depressive e turbe neurologiche di varia origine, con quadri reattivi che sarebbe impossibile sintetizzare in poche righe. Sul piano emotivo-affettivo questo tipo di trauma fa affiorare nel corso del lavoro con il rebirthing conclusioni del tipo: "Non capisco perché sono nato", "Non riesco a trovar pace", "Non credo che tu sia mia madre", "Ma perché mi avete messo al mondo?" (De Luca, 1995).
Ecco allora che possono essere molto utili le osservazioni del medico francese Frederick Leboyer, che ha dedicato l'intera vita allo studio di questo problema affascinante per dimostrare l'importanza di una "nascita dolce", lontana dall'ambiente clinico e freddo che caratterizza la nostra venuta alla luce nelle società occidentali. Egli ha dimostrato (Leboyer, 2000) l'importanza di una luce diffusa e di suoni ovattati al fine di umanizzare e sensibilizzare l'ambiente in cui giunge il neonato, proprio per evitare un trauma al suo sistema sensoriale. Si aggiunga che l'improvviso precipitare in un clima di diversa temperatura avrà un impatto notevolmente sgradevole. Da una temperatura rassicurante a 38 gradi, come quella del liquido amniotico, il bambino viene portato a una temperatura media di circa 21 gradi (quella di una sala parto).
Può essere utile a questo riguardo il rebirthing con donne in gravidanza, seppure con qualche limitazione, dice Falzoni a proposito: "La respirazione è molto importante per la madre nei mesi di gravidanza e fondamentale durante il parto. Se la madre ha risolto il trauma della propria nascita prima di partorire, è probabile che eviti di ripetere lo stesso schema e quindi che il parto sia molto più facile. Ella dunque può trarre grande beneficio da alcune sedute preventive di rebirthing, sia per sé e per il bambino. Una respirazione molto intensa, tuttavia, può provocare una nascita prematura, perciò il rebirthing dovrà essere praticato in tutta sicurezza soltanto nei primi mesi di gravidanza. In seguito, gli esercizi di respirazione dovranno essere molto dolci e controllati" (1996, p.117).
Il rebirthing viene applicato anche a persone anziane e bambini. Con le persone anziane di solito non si verificano reazioni appariscenti, anzi molti fanno fatica a mantenere a lungo un certo tipo di respiro intenso e fluido, nonostante ciò i risultati sono benefici e duraturi. Molte persone anziane si sentono stanche e depresse, a causa di tutte le battaglie che hanno dovuto affrontare nella loro vita, portandosi dentro cicatrici emotive. Il rebirthing può contribuire alla scomparsa di stati di astenia, apatia e depressione (Falzoni, 1996; Carenzi, 2000).
Con i bambini naturalmente è più difficile richiedere collaborazione. Falzoni riferisce un caso in cui un suo allievo del corso didattico raccontò di come la sua bimba di cinque anni, sofferente di una tosse diagnosticata allergica che i pediatri non erano riusciti a curare, fosse guarita dopo una sola seduta di respirazione. La bimba narrò di sensazioni piacevoli e di una immagine nella quale una luce le entrava nel cuore e nei polmoni (Falzoni, 1996). Carenzi riferisce invece di una seduta in cui un bambino di sei anni, inizialmente non completamente accettato dalla madre, dopo aver avuto la sua prima respirazione, ha trasformato il pianto di tristezza e senso di colpa di lei in una sensazione di gioia, di totale abbandono e di ritrovata serenità fra due anime. Quello che il bambino riferì nella condivisione successiva, fu che durante la respirazione (15 minuti, eseguita prima di quella mamma) aveva visto "una bolla blu", che lui non aveva paura di guidare ed all'interno della quale si trovavano lui, la sua mamma e suo papà, felici e leggeri (Carenzi, 2000). Molto spesso i bambini riferiscono di sensazioni e visioni colorate. In parecchi casi di bimbi aggressivi e disadattati si sono osservati la attenuazione o la scomparsa di sintomi nevrotici, fobie e disturbi del carattere semplicemente dopo averli fatti respirare, aver ascoltato il resoconto delle loro esperienze, e interagito per poche sedute senza altri particolari interventi, (sappiamo pero' quanto è importante il senso di calore e di accoglienza per questi ultimi, cosa che personalmente ritengo indispensabile quanto la stessa respirazione ).
Il rebirthing può essere inoltre praticato in acqua calda o fredda. Come riportano Leonard e Laut (1988), quando il rebirthing era stato appena inventato, si faceva sempre in acqua calda; inizialmente si pensava addirittura che fosse l'acqua calda a produrre i risultati.
Oggi non è consigliabile che un rebirther faccia respirare i propri clienti direttamente in acqua calda sin dalle prime sedute, in quanto l'impatto con la tecnica potrebbe essere un po' troppo violento. Una volta acquisita esperienza nell'affrontare determinati schemi energetici allora si potrà passare a fare delle sedute in acqua calda. In generale però si può far iniziare le sedute direttamente in acqua calda a quelle persone molto represse, che non sono in contatto con il proprio corpo e le proprie emozioni. Le sedute in acqua calda facilitano il riaffiorare del materiale rimosso. Durante un ciclo di respirazione il materiale si presenta inizialmente ad un livello molto sottile, e se non viene integrato subito diventa più intenso.
L'acqua calda accelera il processo. Durante una seduta di rebirthing in acqua calda, la persona, sostenuta dal rebirther, galleggia appunto in un liquido caldo, che porta facilmente una simulazione dell'ambiente uterino facendo in modo così che si attivino facilmente i ricordi del periodo intrauterino e del parto.
L'acqua dovrebbe avere una temperatura costante tra i 36 e 39 gradi, ci dovrebbe essere inoltre per il soggetto lo spazio necessario per muoversi, e per il rebirther lo spazio necessario per stare seduto o in piedi nell'acqua. Si individuano tre posizioni base indicate per il rebirthing in acqua calda, eccole indicate a partire dalla più intensa:
1) Galleggiare a faccia in giù, respirando attraverso un boccaglio.
2) Galleggiare a pancia in su, con la testa fuori dall'acqua.
3) Stare seduti su un sedile nell'acqua calda.
Il rebirther è presente per sostenere il corpo di chi respira e per fornire sostegno morale alla persona mentre il materiale rimosso ritorna alla coscienza. La maggior parte delle persone prova una maggior attivazione nel rebirthing in acqua calda, comunque ci sono anche altre persone per cui il respirare in acqua calda o "all'asciutto" è indifferente. Chi ha molta esperienza nella pratica della tecnica di solito preferisce farlo in acqua calda.
Per quanto riguarda il rebirthing in acqua fredda, di solito produce ancora maggior "attivazione" di quello in acqua calda. Ciò sembra dovuto al fatto che mentre l'acqua calda può portare a coscienza i ricordi legati alla nascita, l'acqua fredda ci mette in contatto con le nostre paure legate alla morte. È bene quindi iniziare il rebirthing in acqua fredda dopo che si è acquisita una certa dimestichezza con il rebirthing in acqua calda.
L'acqua deve essere comunque ad una temperatura sopportabile dalla persona. Prima di immergersi si inizia a respirare in modo circolare in piedi accanto alla vasca, con un ritmo piacevole e rilassato. Naturalmente il corpo va immerso nell'acqua in modo molto graduale, se parti del corpo che sono sotto il livello dell'acqua o completamente asciutte danno sensazioni spiacevoli, significa che si sta procedendo in maniera troppo veloce. Se questo succede è meglio uscire dall'acqua, asciugarsi e ricominciare.
Leonard e Laut ribadiscono come una volta che si sia diventati padroni della tecnica, il rebirthing in acqua fredda è un'esperienza stimolante e vivificante, in quanto il corpo produce automaticamente più energia per affrontare l'acqua fredda, e questo elevato livello di energia dura un bel po' al di là della fine della seduta.
Il rebirthing inoltre può essere praticato da soli o in gruppo. Si può praticare da soli dopo che si è fatta una vasta esperienza della tecnica, ma le mie esperienze personali e quelle di altri colleghi mettono in luce come il fatto di essere assistiti comporti notevoli vantaggi che si possono ben immaginare. Per quanto riguarda il rebirthing in gruppo, esso viene praticato di solito (se ne esiste la possibilità) dopo una serie di sedute individuali. Rebirther molto esperti però possono far respirare in gruppo, magari con l'aiuto di altri assistenti, anche le persone alla prima esperienza.
Naturalmente, cominciando il rebirthing con sedute individuali, si possono godere i vantaggi di avere una persona completamente a nostra disposizione in uno spazio privato, riuscendo magari a trovare una maggior concentrazione in quanto non si è disturbati dal respiro, dai lamenti o dal pianto degli altri. Molte persone infatti mi hanno riferito le difficoltà iniziali del passare dalle sedute individuali alle sedute di gruppo proprio per questo motivo.
Anche il respirare in gruppo comunque ha i suoi vantaggi, il respiro degli altri, infatti, se da un lato potrebbe disturbarci, dall'altro può aiutarci in caso di difficoltà. Può capitare infatti di non riuscire a respirare bene, di non riuscire a trovare il ritmo giusto, in questo caso può quindi essere utile "agganciarsi" al respiro di un'altra persona che segue un ritmo migliore del nostro per poi tornare a respirare col proprio ritmo ma in modo più attivo di prima. Io stesso ho potuto sperimentare ciò in parecchie sedute, sia agganciandomi al respiro di qualcun altro, sia "trascinando" il respiro di qualche altra persona. Naturalmente ciò non deve durare più di qualche minuto, è importante che ognuno segua il proprio ritmo.
Anche in gruppo comunque si può godere di un'assistenza individuale quando le persone si mettono a coppie respirando ed assistendo a turno.
Un'ultima precisazione che vorrei fare riguardo questa tecnica è in relazione alla sua differenziazione dall'ipnosi. E' interessante a questo proposito ciò che dice Falzoni, in quanto lui stesso ha praticato l'ipnosi in gioventù: "E' necessario tuttavia chiarire la differenza sostanziale fra i fenomeni indotti dall'ipnosi o dalla suggestione e quelli analoghi frutto del rebirthing. La diversità è grandissima e a tutto vantaggio del secondo. L'ipnotizzato, infatti, partecipa spesso a situazioni interessanti, come quelle che ho descritto, senza neppure rendersene conto, senza dare all'esperienza la dovuta importanza, e finisce poi col dimenticarle in pochi giorni come se si trattasse di un sogno. Al contrario, chi sperimenta tali fenomeni attraverso la respirazione ne vive profondamente il senso e il significato con tutto il suo essere, traendone una spinta evolutiva e benefici che possono portarlo a profonde trasformazioni interiori e ad un definitivo risveglio della consapevolezza. Con l'ipnosi, inoltre, possono manifestarsi stati visionari dei quali il soggetto non ha né bisogno né interesse, invece tutto ciò che si produce nella respirazione non avviene casualmente, ed è congruente e significativo. E' come se il soggetto, grazie al suo sforzo cosciente, potesse guadagnarsi ciò che è necessario ed è pronto a ricevere. Nell'ipnosi c'è un abbassamento della soglia della coscienza, mentre durante la respirazione l'accesso alle sfere inconsce è accompagnato da lucidità ipercosciente e dalla dilatazione della coscienza" (Falzoni, 1996).
Anche una mia collega del corso didattico, Romina, che prima di fare rebirthing era stata sottoposta a sessioni di ipnosi, raccontò come il rivivere i propri traumi attraverso il rebirthing l'aveva aiutata ad avere una maggiore accettazione delle proprie esperienze traumatiche, in quanto le emozioni e i sentimenti rivissuti si manifestavano in una maniera molto più vivida, e che anzi durante l'ipnosi questi erano dissociati dalle immagini richiamate alla memoria.
Abbiamo visto quindi come il possibile campo di applicazione di questa tecnica sia molto ampio.
Resta inteso comunque che anch'essa, al pari di altre tecniche, ha i suoi limiti, dovuti sia allo strumento in se stesso che all'esperienza di chi lo applica. Molti fattori infatti possono intervenire durante le sedute, e molto importante è la capacità di chi assiste. La tecnica infatti permette il riaffiorare di eventi traumatici in modo "catartico", ma sappiamo bene che per aiutare una persona tutto ciò non basta, la capacità di un buon assistente di "dare significato" al materiale che emerge, è secondo me di importanza basilare, il contributo di buone basi psicologiche quindi è importantissimo.

CAPITOLO QUARTO: CASI CLINICI, ARTICOLI ED
INTERVISTE A TERAPEUTI ED EX PAZIENTI


In questo capitolo intendo riportare delle testimonianze concrete riguardo all'argomento della mia tesi e inizierò raccontando la mia esperienza personale
Pratico questa tecnica da ormai sette anni: la prima volta che provai a respirare secondo le indicazioni di questo metodo ero in camera mia, in penombra e feci solo alcuni minuti di respirazione (in quanto avevo letto che era vivamente consigliato di non provare da soli). Durante la respirazione tutto sembrava tranquillo e normale ma quando mi fermai per riprendere a respirare normalmente provai le sensazioni fisiche più forti che ho mai provato in vita mia.
La mia prima seduta, quindi, si può dire che è stata, come normalmente capita, una delle più intense. Ho provato numerose sensazioni fisiche, come tremori, formicolii, parestesie, in varie parti del corpo: tutto il mio corpo si irrigidì, sentii un forte senso di pesantezza sul petto e sull'addome, formicolii alle mani, alla bocca, e in mezzo alla fronte, e tutto questo durò per qualche minuto lasciando spazio gradatamente a sensazioni molto piacevoli. Dopo circa un minuto, alla fine della seduta (durata circa 15 minuti) scoppiai a ridere da solo, un enorme senso di rilassamento ed "ebbrezza" mi avvolgeva, e mi ritornarono alla mente immagini di "contrasti" con due miei colleghi della scuola serale che allora frequentavo, ma in quel momento provavo verso di loro solo una sorta di "benevolenza", la rabbia verso di loro, in quel momento era assente ed era sostituita dal sentimento opposto, era come se le mie
emozioni di collera repressa nei loro confronti avessero trovato sfogo lasciando poi spazio ad un senso di benessere liberatorio. Nelle varie sedute (più di 200) che in circa sette anni ho praticato, ho vissuto le più disparate esperienze. Crisi di pianto, risa, scoppi di rabbia collegati ad immagini del passato, ma anche sedute intensamente piacevoli, in cui trovavo soluzioni intuitive a problemi che mi assillavano in quei momenti, esperienze che paragonerei alle "peak experiences" di Maslow (il cui significato ho già spiegato nel terzo capitolo). Cosa importante, è che di qualsiasi tipo fossero le esperienze, riguardanti emozioni positive o di sofferenza, alla fine della seduta mi sono sempre ritrovato in uno stato di benessere, che mi accompagnava inoltre per tutta la durata della giornata. Essendo una persona che "somatizza" spesso le tensioni accumulate, mi è capitato molte volte, alcuni giorni prima di un esame universitario (che tutti sappiamo quanto stress comporta), di avere dolori in varie parti della schiena. Dopo ogni seduta di rebirthing questi dolori incredibilmente sparivano, e in questo posso dire di aver sperimentato di persona quanto riportato da Reich, Lowen o dalla psicosomatica. Continuo attualmente a praticare questa tecnica come ho già detto frequentando il corso di "rebirthing transpersonale" ad Asti.
Ho quindi ritenuto utile per il mio studio sottoporre ai partecipanti del corso una breve intervista, attraverso un questionario scritto con domande aperte, per avere le loro testimonianze.
Il questionario è stato compilato complessivamente da 17 persone, 7 maschi e 10 femmine. I soggetti appartenevano a diversi contesti lavorativi così ripartiti: 4 impiegati, 1 assistente sociale, 1 operaio, 1 rappresentante, 1 insegnante, 1 consulente, 2 autisti, 3 commercianti, una psicologa, e 2 che svolgevano lavori vari. La media dell'età e risultata di 39 anni, il soggetto più giovane ne aveva 27, quello più anziano 55. Tutti avevano già alle spalle numerose sedute di rebirthing, da un minimo di 10, fino ad un massimo di 400, la maggior parte dei soggetti aveva sperimentato circa 50 sedute. Il questionario (anonimo) consisteva di quattro domande aperte così formulate:
1) Come ti sei avvicinato al rebirthing e per quale motivo in particolare? 2) Puoi raccontare la tua esperienza durante le sedute (hai provato sensazioni, emozioni, visto immagini, rivissuto traumi, ecc.)?
3) Preferisci respirare singolarmente o in gruppo, e perché?
4) Quali cambiamenti, se ci sono stati, ha favorito il rebirthing nella tua vita?
Per quanto riguarda la prima domanda si possono individuare quattro tipi di risposta: l'avvicinamento al rebirthing è avvenuto sotto consiglio di amici che già lo praticavano (7 casi), a causa di problemi personali (5 casi), per caso (3 soggetti), o per curiosità (2 casi).
Nella seconda risposta, tutti i soggetti affermano di avere riscontrato durante le loro sedute determinate sensazioni fisiche ed emotive.
Riporto qui di seguito alcuni interessanti scritti (indicherò il soggetto in base al sesso M/F e alla numerazione del protocollo):
[F2] " …Dopo due anni e mezzo in una seduta ho rivissuto il parto di mia madre…sentendo le sue emozioni per la mia nascita, esperienza che ha modificato nella realtà il mio rapporto con mia madre (svincolo e differenziazione) ".
[F4] "Nella prima seduta ho rivissuto un trauma molto grosso. Ho sempre sensazioni ed emozioni anche molto forti e soprattutto il primo anno molte visioni".
[M3] "Non vedo immagini. Sento, a volte, delle forti emozioni, e ho intuizioni circa la mia vita o più generali".
[M4] "Nella prima seduta ho avuto una profonda liberazione con importanti scariche fisiche ed emotive. Ho sperimentato sensazioni di pace profonda, leggerezza, ed ho colto l'opportunità di osservare gli atteggiamenti sbagliati che mi provocavano l'ansia. Ho preso contatto con la mia parte più autentica separandomi dai bisogni e dalle richieste provenienti dall'esterno.
[F5] " Molte volte ho trovato un gran senso di liberazione quando forti emozioni venivano a galla. Rabbia, urlo, pianto, convulsioni e vomito sono accaduti spesso, ma non ricordo queste esperienze come spiacevoli. A livello transpersonale ho molto spesso visioni, alcune legate a momenti particolari (travolta traumatici) della mia vita. Molto di frequente le mie visioni sono collegate al rapporto difficile con mia madre. Ci tengo a precisare che spesso ho avuto esperienze molto piacevoli e di gioia assoluta…"
[M5] "Innanzitutto ho visto il legame diretto che c'è tra emozioni trattenute e irrigidimento corporeo. Non ho rivissuto dei traumi ma qualche volta ho visto/percepito immagini simboliche legate a contenuti emotivi di espansione, libertà, gioia senza condizioni né giudizio. Per esempio una volta ho visto un lupo che girava su se stesso che poi mi è venuto vicinissimo, con uno sguardo che era al tempo stesso dolcezza e pazienza infinita, e forza impersonale, voleva solo che corressi con lui, mi aspettava da sempre, e se necessario mi avrebbe aspettato per sempre senza alcun giudizio. Naturalmente mentre sentivo queste cose non potevo trattenere le lacrime, era come ritrovare qualcosa di me stesso rimasto nascosto fino a quel momento che riemergeva sprizzando energia e gioia".
[M1] "…Una volta mi sono trovata dentro una bara scavata nella roccia. Questa bara era un luogo di comunicazione, come una cabina telefonica. Le emozioni sono state tante, sia di dolore che di pace profonda. Quelle che ho assaporato di più sono state le intuizioni sulla mia vita, rendendomi conto che i miei problemi sono sempre stati inventati da me, dalla mia mente".
[F6] "Ogni seduta è un'esperienza unica, nuova e irripetibile. Un continuum di sensazioni e di emozioni vere, autentiche, eterogenee e contrastanti: gioia, dolore, estasi, rabbia, senso di libertà, di beatitudine e gratitudine, vissuti di catarsi liberatoria. Ho visto a volte delle immagini, una delle più trasformatrici è stata quella di ANUBI il traghettatore delle anime ".
[F8] " Nelle prime sedute ho rivissuto l'abbraccio che ho dato a mia madre nel momento in cui esalava l'ultimo respiro, con l'inversione dei ruoli (era lei che abbracciava me), e mi diceva di stare tranquilla (l'infermiera, in ospedale, mi aveva cacciato dalla stanza). Ho rivissuto la nascita, in un'altra seduta, con una sensazione di grigiore intorno e solitudine, ma senza sofferenza e partecipazione emotiva. Ho compiuto viaggi fra le stelle. Spesso dopo le prime sedute, anche dolorose, in cui erano presenti tetania e dolori al petto, la costante è stata sperimentare una sensazione di beatitudine e di benessere e la consapevolezza del divino che è in noi".
[M6] " Durante il rebirthing ho visualizzato dei momenti tristi della mia vita. Questo rivivere esperienze passate mi ha fatto sentire meglio e gustare di più il vivere quotidiano…"
[M7] " le esperienze sono di volta in volta diverse, ma caratterizzate spesso dall'andare alla radice delle emozioni, vissute quindi in modo totale".
[F7] "Non ho mai avuto visioni particolari, in compenso ho rivissuto traumi di dolori profondi. Ho visto nettamente il perché di molte cose. Il respiro ti porta alla luce ciò che non vuoi affrontare e non ti consente di raccontarti tutte palle".
Vediamo quindi come durante il rebirthing ritornino alla coscienza esperienze traumatiche, permettendo una catarsi liberatoria, ma notevoli sono anche le sedute piene di benessere. Molto facile è anche la visione di immagini che potremmo definire "archetipiche", a volte "mistiche", ma che si potrebbero prestare a molti livelli di interpretazione a seconda dell'approccio teorico usato.
Per quanto riguarda la terza domanda, la maggior parte dei soggetti ha riferito di preferire la respirazione in gruppo, in quanto la condivisione delle esperienze alla fine risulta molto utile per tutti costituendo così una terapia di gruppo. Solo due soggetti hanno manifestato la preferenza di sedute individuali, [F1] "Riesco bene in entrambi i casi, ma preferisco l'individuale: mi sento più libera in quanto non ho paura di disturbare gli altri con le mie reazioni", [M3] "Sono due esperienze diverse ma che hanno entrambe valore, ma respirare da solo e più facile".
Ad alcuni capita di preferire all'inizio le sedute individuali ma poi, dopo aver superato l'imbarazzo della seduta di gruppo, preferiscono quest'ultimo. C'è da evidenziare che 2 soggetti hanno praticato solo sedute di gruppo.
Per quanto riguarda l'ultima domanda, 14 soggetti hanno riferito che il rebirthing li ha aiutati a cambiare la loro vita in meglio:
[F1] "Maggiore centratura e serenità. Inoltre so che le sedute hanno favorito lo sviluppo della mia sessualità".
[M1] "Ho imparato a lasciar fluire nella mia vita gli accadimenti che arrivano, nel bene e nel male, senza attaccarmi, cercando di rimanere presente a me stesso. Queste situazioni a volte scompaiono e torno nello sconforto. Però adesso so che si può star bene, e questo dipende solo da me".
[F2] "A questa domanda non basterebbe il retro del foglio!…Il rebirthing e la psicologia transpersonale mi hanno dato le risposte alle domande esistenziali che da quando ero piccola mi facevo…Integrazione mente/corpo, capacità di ampliare la conoscenza ed integrarle quindi nella mia professionalità (capacità empatica, autosservazione, gestione impotenza/onnipotenza, prevenzione del burn-out) "
[F3] "Un po' alla volta mi sto togliendo le mie paure e i sensi di colpa, e sta crescendo la sicurezza e una calma interiore che mi fanno affrontare ed accettare la vita in un modo diverso".
[F4] " La mia vita è completamente cambiata, il lavoro, l'amore, e soprattutto il mio atteggiamento e il rapporto con me stessa e con gli altri".
[M2] "Liberazione del meccanismo di dipendenza da sostanze stupefacenti e da dipendenza di donne. Integrazione corpo/mente/spirito. Liberazione della mia sessualità…"
[M3] "Innanzitutto ho superato la situazione d'emergenza (depressione e attacchi di panico). Sto gradatamente acquistando un maggior ottimismo e fiducia in me (che è sempre stata molto scarsa) un maggior piacere per le cose semplici. Una maggior empatia, interesse meno superficiale per la "natura" degli altri, un senso etico personale più forte".
[M4] "Ho abbandonato un lavoro che non mi piaceva, ho modificato i rapporti con le persone ed il mio atteggiamento nei confronti della vita. Ho scoperto la fede in qualcosa di superiore a cui affidarsi".
[F5] " Non c'è niente che si è rimasto come prima di iniziare a respirare: ho preso decisioni importanti che hanno rivoluzionato la mia vita e che mi terrorizzavano. Sono uscita, a mio viso rapidamente, dalla profonda depressione in cui mi trovavo da più di due anni. Ho iniziato un percorso verso qualcosa che non so ancora, ma posso dire di aver trovato molta serenità e pace…"
[F6] "Mi ha trasmesso la possibilità di concedermi di amarmi e di desiderare di esprimere il mio essere, di liberarmi dai tanti condizionamenti e illusioni mentali innescare processi di trasformazione della vita quotidiana, il lasciarmi andare e sentire la presenza di una guida superiore…"
[F7] "Al momento so di fare un percorso di cui stento a vedere l'inizio è ancor di più la fine. Certamente la reputo un'esperienza preziosa…"
[F8] " Mi ha cambiato la vita: maggior consapevolezza, equilibrio, distacco dalle cose".
[F9] "Tantissimi cambiamenti. Mi ha fatto rendere consapevole di tante cose".
[M6] "Il rebirthing mi ha aiutato a preoccuparmi meno, ad avere meno pause e vivere la mia vita con più amore e consapevolezza".
Un soggetto invece riferisce [M5] "Mi è difficile dire quali cambiamenti dipendano solo dal rebirthing, sicuramente oggi mi trovo ad essere molto più centrato e sereno rispetto a una volta".
Gli ultimi due soggetti infine si mostrano "neutri": [M7] "Non lo so", [F10] "Per adesso non ho avvertito cambiamenti significativi".
Molti casi sembrano confermare quanto sia possibile rientrare in contatto con le proprie emozioni acquistando una maggior consapevolezza di se stessi e riuscendo ad uscire da situazioni di malessere. Sappiamo che per poter veramente superare un trauma emotivo la comprensione razionale che si può ottenere attraverso una tecnica verbale può aiutare ma non basta, è importante infatti che l'evento venga rivissuto attraverso tutte le sue componenti emotive, come dice Slepoj " Quando la psicoanalisi muoveva ancora i suoi primi passi si riteneva che fosse sufficiente, nel corso della terapia, lasciar affiorare il ricordo dell'evento rimosso, perché vi si accompagnasse una reazione affettiva di 'scarico', e quindi liberatoria. Oggi sappiamo che il ricordo è quasi sempre limitato alla 'rappresentazione' dell'evento, ma non ha le reazioni affettive vissute allora. La conoscenza razionale del nostro passato non ci consente di trasformare il presente. Solo se si rivivono gli affetti, e dunque i desideri, le paure, i sentimenti rimossi, è possibile modificarne i tratti " (Slepoj, 1998). Abbiamo riscontrato che durante il rebirthing, ciò sembra avvenire pienamente la maggior parte delle volte. In alcuni casi inoltre, le persone riscoprono, un contatto con qualcosa di "superiore", che sembra dar loro maggior fiducia in se stessi e nella vita.
La mia esperienza personale unita alla raccolta di dati effettuata tramite il suddetto questionario, mi ha permesso di verificare di persona quanto ritrovato a livello di letteratura sul rebirthing. Anche questo lavoro vuole essere una testimonianza che spero possa suscitare maggior interesse per questa nuova disciplina. E' da notare comunque il fatto che Falzoni ha raccolto durante la sua ventennale attività psicoterapeutica notevole materiale clinico.
Ecco ad esempio un'esperienza molto significativa e dettagliata (cit. in Falzoni, 1992) grazie ad una notevole capacità introspettiva di un giovane avvocato che si è presentato sofferente di depressione associata a stati di intensa ansietà e di molto scetticismo nei confronti della terapia. Considerava i difficili rapporti affettivi il principale motivo della sua sofferenza. La sua testimonianza è interessante soprattutto perché il soggetto si è già sottoposto a tecniche psicoanalitiche e psicoterapeutiche, ha una notevole cultura generale, ha letto molto a riguardo ed ha una notevole sensibilità per il mondo interiore:
"Incomincio a respirare e dopo poco mi gira un po' la testa, sarei già tentato di smettere appena insorge questa sensazione che mi fa pensare alla perdita di controllo, ma sono motivato e curioso e decido di sforzarmi e continuare, in fondo perché devo sempre controllarmi? Già noto una sottile divisione tra ciò che in me definisco 'l'osservatore' e ciò che definisco 'l'osservato'; una divisione tra il mio Io che respira e sperimenta una sensazione di leggera ebbrezza ed il mio Io razionale che pone domande: che cosa sto facendo? Mi sarà utile? Che cosa sta succedendo? Dove arriverò? Sento la mente agitata e quei chiacchierii interni che di solito, anche se sono costantemente presenti, mai avevo notato con tanta chiarezza. Mi dico 'non ti preoccupare e respira profondamente'. Incomincio ad uscire da una convenzionale percezione del tempo, non saprei dire da quanto ho iniziato, ed incomincio a percepire un formicolio alle mani, come una leggera corrente elettrica che attraversa i tessuti. Mi rendo conto che se cerco di resistere a questa sensazione, essa si trasforma in una 'paralisi'. Piacere e fastidio confinano vicinissimi, divisi da un impercettibile atteggiamento interiore (lasciarmi andare e fluire con le sensazioni induce benessere, cercare di dirigere e controllare le sensazioni induce disagio). Ricordo, mentre sperimento questo sottile rapporto tra sensazioni e pensieri, esercizi di biofeedback che ho fatto anni fa nella vana ricerca di una cura della mia ansia. Mi pare le mani prendano posizioni strane, tendendo spontaneamente a salire verso il capo mentre i muscoli si contraggono, i pensieri vorticano, sono assorbito in queste inusitate sensazioni che non avrei mai creduto il respiro potesse indurre. Mi accorgo che il respiro sta incominciando a 'girare' da solo ed è più libero che all'inizio dell'esercizio: quando affiorano alla mente pensieri che mi preoccupano diventa più rapido e superficiale, quando riesco a non dare ascolto alle chiacchiere mentali trovo momenti di incredibile lucidità, esso si fa più calmo e profondo. Sento il corpo attraversato dall'energia ed un senso di euforia nuovo, momenti in cui il senso del 'qui ed ora' si manifesta accompagnato da una profonda consapevolezza. Continuo e mi sto quasi compiacendo per come riesco bene in quest'esercizio che mi sta offrendo stati di euforia, quando nuovamente si presenta inattesa una precisa sensazione: un peso sul torace che pare opprimere la mia capacità di respirare…. Sento una voce lontana che mi incita a continuare. Ora mi pare di dover sollevare un peso enorme ad ogni respiro, poi sopraggiunge una sensazione di solitudine e il dolore mi avvolge, mentre una parte di me è testimone distaccata di tutto quanto. Sento il corpo trasformato in una vibrante massa energetica, sento affiorare un'emozione che rievoca ricordi lontani ora stranamente chiari, sento il suono dei singhiozzi del mio pianto che pare quello di un neonato. Rapide scene nitidissime attraversano la mente. La sensazione di essere solo e abbandonato, che è stata caratteristica dei miei problemi nelle relazioni affettive (ho sempre avuto la tendenza a vivere con un aprioristico pessimismo) sta rivelando la sua radice originaria. Il terrore dei momenti in cui sono stato solo per un tempo forse breve, ma per me " temporaneamente eterno", quando appena nato ero stato tenuto lontano dal corpo di mia madre. Un senso di mancanza… ero appena stato dolorosamente espulso dal mio mondo, avevo percepito i suoi urli, una soffocante pressione per le contrazioni del corpo scosso violentemente, poi appena fuori in un mondo rumoroso ed abbagliante, mi ero sentito (mi sto sentendo!) sballottare sottosopra, un senso di sgomento e soffocamento e poi eccomi solo, perduto nel biancore di una culla. Mentre mi arrendo a queste sensazioni provo una specie di orgasmo, come se raggiunto il culmine la tensione fosse totalmente dissolta per lasciar posto ad un senso di leggerezza e beatitudine. Qualcosa che trattenevo in me come un'ansia di fondo che credevo parte stessa del mio carattere si sta dissolvendo, per lasciare spazio ad un senso di grande pace. Ad occhi chiusi percepisco una luce dorata soffusa, un senso di amore per la vita; la coscienza, fuori dal tempo, si immerge in se stessa. Il respiro è ora estremamente libero e leggero. Al peso, che percepivo precedentemente, è seguita una sensazione di libertà che mi dà commossa gioia. Intuisco cose che non posso descrivere con le parole, vedo modi molto più facili ed efficaci di affrontare le relazioni e i problemi quotidiani. Sento un senso di sicurezza e di forza, che sostituisce il senso di frustrazione e di inadeguatezza a cui mi ero abituato. Mi rendo conto, ancora incredulo, di quanto tutto sia scaturito spontaneamente da me, man mano che mi aprivo al respiro. Sento un senso di profondo appagamento psicofisico e una gioia indescrivibile. Dopo questa seduta la mia vita è cambiata: sembra incredibile ma è così. Le sedute successive sono state molto diverse, in quanto non ho più visto né ricordato sensazioni forti. Ho generalmente sentito solo un senso di benessere, di calore interno, di lucidità. Mentre respiro mi vengono buone idee, bei pensieri, utili soluzioni pratiche. Mi sento rinvigorito e rinnovato. Posso davvero dire di essere rinato, e questa volta sono nato davvero bene".
Descrizioni così ricche possono ben illuminarci su tutto quello che si può sperimentare durante una seduta di rebirthing.
Un altro caso interessante è il seguente resoconto (cit. in Falzoni, 1992), che ci fa vedere ancora le potenzialità del rebirthing applicato a disturbi depressivi:
"La stanza è spoglia. Non c'è niente. Una pila di materassini, qualche sedia e quello che mi sembra un radioregistratore. Mi piace il rosa delle pareti. Daniela, dopo le presentazioni di rito, mi fa parlare della mia storia in analisi. Ed io gliela racconto senza riserve. "E' stato un lungo viaggio…". Le dico, e cerco di raccontarle con precisione la verità. Le racconto le cause della mia depressione e la mia intenzione di 'chiudere' con lo star male una volta per tutte. E che non ne sono capace. Dopo circa un'ora di parole, Daniela mi fa stendere su un materassino a terra, mi dà istruzioni simili a quelle del training autogeno e poi altre istruzioni per la respirazione. Mi sento strano, mi sembra di fare una cosa forzata, non si respira in quel modo, penso, e poi mi sembra di soffocare, il respiro che soffoca, decisamente mi manca il respiro, voglio smettere, andarmene, non mi piace stare là…Voglio andarmene ma continuo. Nel frattempo Daniela ha messo su un po' di musica…E che cavolo sto facendo? Gradualmente mi sento cambiare. È come se, attraverso la respirazione, il mio corpo non fosse più il mio corpo o venisse cambiato, trasformato alchemicamente in un nuovo corpo, fatto diversamente, composto diversamente. Capisco che sta succedendo qualcosa: come se stessi per decollare in alto, in alto, comincio a vedere… Vedo una successione di immagini ad una velocità incredibile, tutte le persone che ritengo essere la causa della mia depressione, vedo volti e situazioni e sento nel vedere e nel riviverle che c'è anche altro, come se tutto fosse trasformato da quello che sto vivendo anche in un'altra cosa, e non so bene che cosa. Soffro e respiro. Respiro e soffro. Dalla sofferenza passo a un velato stato di beatitudine, poi la sofferenza di nuovo. Ma non è proprio soffrire: è una specie di laborioso e sofferto correre in uno spazio nuovo e diverso. Dove sono? Dove sto andando? Lo scandire del mio stesso respiro non mi dà tregua, so che se voglio continuare a 'vedere' devo continuare a 'respirare' e che non voglio assolutamente smettere di 'vedere' e 'sentire'.
Così, soffocando sempre più, continuo a respirare sempre più intensamente in una specie di assurda sfida con me stesso stimolata dalla voce di Daniela che, pazientemente, mi incita a respirare più profondamente quando rallento. Vivo a vari livelli, più esperienze e con più persone, non so esattamente come succeda. Daniela accompagna la mia respirazione con brevi istruzioni e mi sento toccare il petto, dove mi duole, e sulla fronte. Ma è come se la mano toccasse il corpo di un altro perché io, di fatto, sono da un'altra parte. Poi Daniela mi chiama per dirmi che il tempo a disposizione è scaduto. Pian piano ritorno alla realtà. Mi sembra di aver fatto una lunghissima corsa. Il corpo è come addormentato, formicolante, e sento le mani pesanti, le gambe pesanti, sento come se rientrassi nel mio corpo da molto lontano. Mi sento felice ed euforico. Mi sento cambiato, rinato. Esco felice anche se molto perplesso. Ma Daniela mi avrà ipnotizzato senza che mi accorgessi? Non mi faccio troppe domande: sto troppo bene per farle. Volevo star meglio e la respirazione funziona. Anche se proprio non capisco come succeda so che succede e per oggi questo mi basta".
Possiamo notare subito l'estrema lucidità che accompagna le sessioni di rebirthing, infatti, a differenza dell'ipnosi, come accennato nel terzo capitolo, il soggetto è continuamente consapevole di ogni cosa che accade, e ciò può permettere una reintegrazione delle esperienze traumatiche.
Interessante anche il contributo che dà un medico psicosomatista, Federico Montecucco, che dopo aver provato il rebirthing, ha cominciato ad utilizzarlo in terapia (cit. in Screm, 1996):
"Premetto che io ho una formazione abbastanza vasta e che ho sempre utilizzato tecniche diverse di respirazione, sino prima di conoscere il rebirthing…La prima volta che sono venuto in contatto con una tecnica "moderna" di respirazione, è stato circa a metà degli anni '60…Questa tecnica fu per me sorprendente perché le primissime volte che l'ho praticata, io che stavo bene, non avevo particolari problemi, avevo una bella vita e una buona carriera, una buona relazione affettiva che durava da parecchi anni, entrai in contatto con un'emozione profondissima di enorme dolore, confusione, disperazione, rabbia. Emozioni primarie senza contenuti mentali, intellettuali…La mia prima sessione di rebirthing durò due ore e mezzo circa, forse tre. Nei primi venti minuti entrai in tetania e restai a respirare forsennatamente, intensamente per un'ora, un'ora mezza, un tempo lunghissimo. Ho avuto la sensazione di sperimentare la morte: avevo tutto il corpo inarcato, tutti i muscoli contratti, tesi, non riuscivo più a parlare, avevo il blocco dei muscoli della bocca, delle mani, dei piedi, della schiena e della nuca. Tutto questo era dolorosissimo. Preso dalla paura, a un certo punto ho detto 'Adesso muoio!' E la terapista, tranquillissima mi ha risposto: 'Ok, muori'. Io ho continuato a respirare e ho pensato 'Va bene, se muoio, muoio in questo posto che è un posto di meditazione'. Ho proseguito per un'altra mezz'ora respirando senza interruzione, poi ricordo un 'salto' improvviso, nel giro di pochi minuti mi ritrovai senza più una tensione nel corpo, senza più un dolore, in uno stato di enorme piacere, di dilatazione del mio corpo. Ricordo che la terapista, dopo un po' mi disse che doveva andare e io le risposi che sarei rimasto lì ancora un po'. Rimasi in quello stato per un'altra ora, un'ora mezza: mi sembrava di galleggiare nell'aria"
Egli riferisce poi secondo la sua esperienza di terapeuta quanto la tecnica possa essere reputata strumento di miglioramento della vita:
"… Ho visto un grande cambiamento in me stesso e ho notato anche una maggiore apertura. E anche in altre persone. Ho visto anche gente, però, che pur praticando per anni il rebirthing o altre metodologie, non hanno avuto nessuna trasformazione…Se un individuo non sa che cosa significa essere totale, se una parte delle sue energie è bloccata da un tipo di carattere o di armatura psicosomatica, non riuscirà a liberarsi di queste strutture in tempi brevi. Continuerà anche a respirare in una maniera non totale, corazzata, parziale. La respirazione profonda e veloce può essere un'esperienza intensissima, estremamente coinvolgente. Le persone che possono respirare in questo modo sono veramente poche. Chi respira così è, in genere, o una persona molto aperta o una persona molto motivata a infrangere le barriere ordinarie della psiche e del corpo…"
Ci spiega poi attraverso le sue conoscenze psicosomatiche quali potrebbero essere i meccanismi attraverso cui agisce il rebirthing:
"La principale conclusione che ho tratto da tutte queste esperienze è che è necessario arrivare ad uno sblocco psicosomatico, attraverso la respirazione. Questo almeno per quanto riguarda il mio lavoro. Senza questa reazione io non ho visto modificazioni dello stato di coscienza…Io utilizzo le tecniche di respiro praticate in modo catartico Inoltre mi sono reso conto che esistono, nel corpo, dei punti chiave intervenendo sui quali, con il massaggio o una semplice pressione, è possibile aiutare il passaggio dell'energia attivata dal respiro. Mi servo anche della musica per stimolare sensazioni e reazioni: questo è un approccio vicino a Grof. Altre volte, o in momenti particolari, utilizzo la stimolazione verbale. Lo scopo degli interventi è di far sì che le persone sentano le sensazioni, il dolore o altro, anziché isolarle nel corpo staccando la psiche dal soma. Liberando queste memorie incistate nel loro corpo, inoltre, si liberano di un vero veleno. Io non credo che le tossine di cui preoccuparsi siano solo quelle alimentari, ma anche quelle provocate dalla cattiva gestione delle emozioni. Se non affrontiamo queste parti di noi non possiamo creare le radici, le basi per l'evoluzione delle coscienze. Il rebirthing, secondo me, e comunque il breathwork, può essere un ottimo metodo per lavorare sulle componenti superiori del cervello, per liberare le principali costrizioni, consentire il fluire delle emozioni, anziché giudicarle e non viverle. Io cerco di stimolare nelle persone la comprensione dell'importanza di questo passaggio. Quando questo accade i risultati sono veramente grossi."
Vorrei citare ora un' altra importante testimonianza da parte di Eve Jones (cit. in Sondra Ray, 1996), un'esperta in chimica e biologia generale, oltre che in psicologia clinica, disciplina insegnata per vent'anni a Los Angeles dove mantiene uno studio privato di psicoterapia. Riporto anche le sue affermazioni in quanto mi sembrano molto ricche ed esaustive.
"Sono lietissima di presentarvi una semplice tecnica che potrete insegnare ai vostri pazienti per agevolare la loro guarigione.
Questa tecnica si è dimostrata efficace per una serie molto vasta di disturbi, tra cui non solo problemi mentali ed emotivi ma anche malattie fisiche acute e croniche. Il rebirthing esercita il suo maggior effetto su due processi: il ritmo al quale il corpo costruisce e mantiene sani i tessuti ed il ritmo al quale le scorie metaboliche vengono eliminate dalle cellule e dai fluidi del corpo. La vitalità, o buona salute, è collegata al ritmo al quale il corpo fa circolare l'energia in queste funzioni anaboliche e cataboliche. Più riusciamo a riparare o sostituire il vecchio materiale, più siamo sani. E quanto più in fretta eliminiamo le scorie prodotte da questo lavoro o dal deterioramento dei tessuti, tanto più facilmente il corpo si mantiene in ordine. Il 70% delle scorie viene eliminato con la respirazione e nelle nostre ricerche ci siamo accorti che la maggior parte delle persone non respira la maggior parte del tempo! Con il rebirthing possiamo ottenere i benefici di un ritmo cardiaco accelerato senza produrre nuove scorie che il nostro corpo deve poi smaltire, semplicemente concentrando la nostra coscienza sul respiro e respirando con maggior pienezza. Il motivo per cui noi non respiriamo costantemente secondo il modello continuo è che ci aggrappiamo alle nostre reazioni emotivamente cariche, avendo paura di lasciarle andare come avviene nel corso della respirazione consapevole, perché (secondo quanto afferma Leonard Orr) le associamo alla sopravvivenza in seguito alle circostanze della nostra nascita, fatta di dolore, respiro trattenuto, impotenza, incoscienza, lotta. Per questo motivo è necessario che durante le prime sedute di rebirthing sia presente un'altra persona principalmente per ricordare a chi respira di respirare allorché i vecchi imprinting riaffiorano alla coscienza ed interferiscono con il modello di respirazione continua. La respirazione circolare potrà così svolgere il suo compito di liberare il paziente dalla negatività, favorendo al tempo stesso guarigione e crescita. Il meccanismo che permette al respiro di aprire la coscienza del qui e ora ai vecchi imprinting non è stato ancora compreso. Forse è perché la respirazione circolare fornisce al cervello lo stesso ambiente che era prevalente in gran parte nella gestazione, quando lo scambio placentare assicurava al feto un approvvigionamento continuo di ossigeno e la rimozione costante e rapida delle scorie. Forse la respirazione continua e profonda apre non solo lo spazio polmonare che il ricordo della paura aveva paralizzato, ma anche i capillari situati nella materia cerebrale profonda nel sistema limbico. Quali che possano essere i meccanismi che agiscono nel rebirthing, l'evidenza della sua efficacia è oramai diffusa. Le migliaia di persone che sono diventate rebirthers hanno aiutato altre migliaia di pazienti affetti da gravi problemi fisici tra cui: acne, alcolismo, angina, anoressia nervosa, artrite, asma, bulimia, bronchite cronica, diabete, dipendenza da barbiturici, da caffeina, da nicotina, disturbi digestivi, disturbi mestruali, disturbi dell'apparato sessuale, epilessia, ipertensione, obesità, problemi circolatori.
Il rebirthing si è rivelato molto efficace su pazienti affetti da allergie, tumori, ulcere duodenali o gastriche, problemi ai reni ed emicranie.
Oltre a questa vasta serie di disturbi fisici il rebirthing si è dimostrato utilissimo per ogni disturbo di tipo nevrotico o psicotico, producendo grossi miglioramenti nella personalità nel giro di poche sedute. Quanto ai cambiamenti di personalità prodotti anche da una sola seduta di rebirthing, va accennato il fatto che spesso in chi respira si accendono antichi sentimenti religiosi o addirittura si sviluppa un nuovo atteggiamento spirituale. Perciò, oltre a favorire benefici materiali per i pazienti, l'insegnamento della tecnica del rebirthing può rivelarsi anche un utile strumento nella ricerca della pace e della felicità spirituale".
Come vorrei ricordare, il rebirthing, di solito, è praticato all'inizio in sedute individuali, ma in determinati seminari, possibilmente con più assistenti, possono "respirare" assieme anche più persone, potendo costituire così anche una terapia di gruppo, grazie soprattutto al fatto che vi è una condivisione finale (come ho avuto modo di constatare anche dalle risposte al mio questionario). Nei seminari di rebirthing che ho frequentato ho vissuto esperienze molto particolari, che potrebbero essere ben descritte dalla testimonianza di un esperienza simile vissuta dal fisico Fritjof Capra, descritta nel suo libro Il punto di svolta (1984): "La mia prima esperienza della respirazione di Grof in veste di suo assistente fu per me del tutto sconvolgente. Per due ore mi sentii come se mi trovassi in un manicomio. La forte musica nella stanza debolmente illuminata cominciava con un raga indiano, che al suo culmine veniva soppiantato da una sfrenata samba brasiliana, seguiti da brani di un'opera di Wagner e di una sinfonia di Beethoven, e si concludeva con maestosi canti gregoriani. Le persone attorno a me che facevano l'esperienza della respirazione si univano alla musica emettendo forti suoni, lamenti, urla, pianti, risa, e attraverso questo pandemonio di suoni espressivi e di corpi che si contorcevano, Stan e Christina facevano lentamente e con calma i loro giri, applicando qui una pressione sulla testa della persona, massaggiando un muscolo là, vigilando con cura sull'intera scena senza essere affatto disturbati dal suo aspetto caotico….Dopo quest'iniziazione, esitai per un po' a sperimentare personalmente la respirazione, ma quando infine lo feci, l'intera scena mi apparve in una luce totalmente diversa. Per cominciare, fui affascinato nello sperimentare l'intera sessione simultaneamente a due livelli. Ad un livello, per esempio, mi sentivo le gambe paralizzate ed ero incapace di muovermi anche in giù. Ad un altro livello, però, rimanevo pienamente consapevole che questa era un'esperienza indotta volontariamente e sapevo che potevo sempre interromperla, alzarmi e uscire dalla stanza. Questo fatto mi diede un senso di grande sicurezza e mi aiutò a restare nel mondo esperienziale, rinunciando ad analizzare le cose, per lunghi periodi di tempo."
Sicuramente l'immagine che se ne può ricavare è molto suggestiva, e personalmente posso dire che vivere una esperienza del genere permette di arricchire la propria conoscenza sui meccanismi attraverso cui si è portati (forse a causa di una società che mette tra i suoi valori un eccessivo autocontrollo) a reprimere le nostre emozioni, che invece attraverso questo metodo riaffiorano.
Riporto infine un'intervista gentilmente concessami dal dottor Falzoni (Falzoni, 2001) riguardante i collegamenti tra rebirthing e psicologia, che approfondirò poi in maniera più ampia nel prossimo capitolo:
1) In che modo il rebirthing può essere utile in psicologia clinica?
"E' riconosciuto, che metodi di iperventilazione che inducono stati di coscienza non ordinari attivano molti processi psicodinamici di alto valore terapeutico.
Non solo liberando il respiro entriamo in contatto con le emozioni represse, (inibite trattenendo il respiro) come dimostrano anche le ricerche della bioenergetica, ma anche materiale rimosso che può essere elaborato e integrato. La catarsi tanto frequente nelle prime sedute, conduce a durevoli trasformazioni".
2) In base alla sua esperienza, quali sono i casi in cui il rebirthing è
particolarmente efficace, e in quali invece non è adatto?
"Il rebirthing si dimostra adatto per una svariata gamma di situazioni.
Possiamo dire che può risultare meno efficace con soggetti che hanno un forte bisogno di autocontrollo e di costante razionalizzazione degli eventi.
Oppure soggetti troppo gravemente disturbati per riuscire ad applicare il
metodo consapevolmente. Particolare efficacia, invece (per una relazione diretta con le alterazioni del Co2) si constata per il DAP. Si rivelano molto adatti a questo intervento i disturbi conseguenti ad esperienze traumatiche. L'ansia e i disturbi psicosomatici di origine ansiosa L'elaborazione di conflitti affettivi. Per quanto riguarda l'efficacia del metodo per quanto concerne i livelli superiori dello sviluppo, il metodo favorisce: l'attivazione dei talenti, lo sviluppo dei potenziali creativi e cognitivi, autoconoscenza e autotrascendenza".
3) In cosa si assomiglia o si differenzia il setting che si applica con il rebirthing rispetto alla psicologia clinica?
"Ci sono molti punti in comune nello stabilire una comunicazione e un contesto terapeutico nel rebirthing e nella psicologia clinica.
Il setting tuttavia, dà notevole rilevanza alla fase esperienziale, e
all'attivazione di processi di autoguarigione".
4) Denomina il suo approccio "Rebirthing Transpersonale", può spiegare i concetti su cui si basa l'approccio transpersonale?
"L'approccio transpersonale consiste nel dare significativa importanza, nel setting ad atteggiamenti che favoriscano l'emergere, accolgano e interpretino, quando necessario, i frequenti stati di coscienza non ordinaria che la respirazione induce. Senza trascurare l'importanza dei livelli inferiori, segue le fasi dello sviluppo dell'Io oltre il confine del razionale, per dar spazio alle dimensioni intuitive, transrazionali e transegoiche".
Spero attraverso queste testimonianze di esperienza pratica della tecnica di aver illustrato meglio cosa effettivamente può succedere durante una seduta, e perché ciò possa essere utile alla salute mentale dell'individuo.
Vorrei concludere questo capitolo con ciò che dice Capra: "Sono state sviluppate moltissime tecniche terapeutiche nuove per mobilitare l'energia bloccata e per trasformare sintomi in esperienza. In contrasto con gli approcci tradizionali, che si limitavano per lo più a interazioni verbali tra terapeuta e cliente, le nuove terapie incoraggiano l'espressione non verbale e insistono su un'esperienza diretta implicante l'organismo nella sua totalità. Esse sono perciò spesso designate come terapie esperienziali. La natura elementare e l'intensità del modello esperienziale alla base dei sintomi manifesti hanno convinto la maggior parte dei terapeuti che praticano le nuove terapie che le possibilità di influire in modo drastico sul sistema psicosomatico attraverso i soli canali verbali sono molto remote, e che si deve quindi insistere soprattutto su approcci terapeutici che combinano tecniche psicologiche e fisiche" (Capra, 1984).


CAPITOLO QUINTO: REBIRTHING E PSICOLOGIA, PROSPETTIVE DI DIALOGO


Come ho tentato di chiarire attraverso il mio studio, il rebirthing può essere sicuramente considerato un metodo attraverso il quale è possibile migliorare la propria qualità della vita, per questo può essere reputato uno strumento molto utile in tutti gli ambiti psicologici, grazie soprattutto alla sua semplicità di applicazione.
Il rebirthing è utilizzato ormai da parecchi anni anche da psicologi e psicoterapeuti, ad esempio: Grof (1996, 1997, 2001), Falzoni (1992,1996), De Luca (1995), Carenzi (2000), Camattari (1996) e molti altri.
Proverò allora ad illustrare come questa tecnica possa essere adeguatamente inquadrata in contesti di psicologia clinica.
Come già detto più volte il fulcro della tecnica è la respirazione, ovvero un particolare tipo di respirazione detta "respiro circolare". Il vantaggio principale di questo tipo di respirazione è la capacità di portare una "regressione catartica", cioè la possibilità di rientrare in contatto con i vissuti "rimossi", riportare a galla materiale sepolto, avviando così un processo di "rielaborazione" degli eventi, che in pratica vuol dire dare un "significato" e "superare" esperienze traumatiche passate (quando mancavano gli elementi necessari per affrontare determinate circostanze) attraverso la maggior consapevolezza delle proprie risorse nel presente.
Anche nell'ambito del rebirthing, naturalmente, è molto importante l'accoglienza verso il soggetto sofferente, è necessario quindi, come in tutte le terapie, che s'instauri una buona relazione. A questo proposito, un concetto molto importante di cui bisogna tenere conto è la nozione di "transfert" ovvero quel processo attraverso cui si tende ad attribuire al terapeuta sensazioni, emozioni, atteggiamenti riguardanti figure della nostra infanzia. Sebbene nel rebirthing non sia un cardine centrale come nell'approccio psicoanalitico, tuttavia è importante realizzare la cosiddetta "alleanza terapeutica", e per fare questo è importante che si instauri un "transfert positivo", che possa favorire una visione del terapeuta come il "genitore buono", che non crea dipendenza, ma favorisce una "esperienza emozionale correttiva" rispetto ai vissuti precedenti.
Per fare ciò è molto importante comprendere qual è la vera "richiesta" del paziente, in quanto si sa che i "vantaggi secondari" della malattia sono comuni, ed è necessario per il terapeuta non "colludere" con il paziente.
Per favorire questo processo in psicologia clinica è molto importante la cosiddetta "analisi della domanda", come afferma Codispoti: "Lo psicologo pertanto si impegna ad offrire uno spazio ed un tempo per pensare e per capire insieme a chi lo consulta la natura del problema che il paziente gli sottopone, e quindi costruire una relazione emotivamente significativa…Per questo è importante l'analisi della domanda: esiste una precisa e chiara domanda di aiuto? Da chi e come è stata formulata? Chi e cosa c'è dietro a domanda di aiuto? Cosa ha spinto proprio in questo momento a formulare la domanda di aiuto? Cosa ci si aspetta dallo psicologo? Come ci si pone davanti lui? Quali ansie e quali speranze sono suscitate dall'incontro? Il consultante è in grado di attivarsi in proprio? Quale ruolo tende ad attribuire al consulente? Esistono tentativi per indurre lo psicologo alla collusione?" (Codispoti, Clementel, 1999).
Questi elementi possono essere ben applicati anche per quanto riguarda il rebirthing, può capitare infatti che alcune persone rifiutino di aprirsi alle proprie sensazioni, trattenendo tutto ciò che cerca di "uscire", usando meccanismi di difesa quali "razionalizzazione", "intellettualizzazione" o perfino "negazione", dicendo che non è successo niente, a volte anche con un atteggiamento di sfida. In questi casi una preventiva "analisi della domanda" può aiutare a preparare la seduta nel modo migliore.
Il rebirthing inoltre, si potrebbe accostare alle cosiddette "psicoterapie brevi", infatti, solitamente la media delle sedute è dieci-quindici, fatto salvo poi incontri successivi, su richiesta del soggetto, ma di solito più rari nel tempo. Ci sono allora fattori molto importanti che possono favorire dei buoni risultati.
A questo proposito Clementel sintetizza così i meccanismi responsabili del cambiamento nelle terapie focali: "I fattori responsabili dell'efficacia nelle terapie brevi sono: l'induzione di aspettative positive nel paziente legata al limite temporale: il messaggio è che il tempo a disposizione sarà sufficiente a risolvere il conflitto; discutere i problemi con un ascoltatore empatico allevia l'ansia del paziente e gli permette di affrontare i conflitti invece di continuare ad evitarli e scoprire che affrontarli non porta alla catastrofe; la focalizzazione permette di lavorare settorialmente ma in profondità; chiarificazioni e interpretazioni esaminano in dettaglio la relazione conflittuale centrale o il conflitto focale; le interpretazioni offrono una spiegazione per i conflitti e i comportamenti, il paziente sviluppa autocoscienza e riesce a dare un significato ad emozioni o azioni; la formulazione psicodinamica secondo schemi prefissati è un organizzatore per il lavoro terapeutico e dovrebbe aumentare l'accuratezza delle interpretazioni; l''attenzione alla formazione di un'alleanza terapeutica facilità l'introiezione del terapeuta come rappresentazione interna benevola; le tecniche attive caratteristiche delle terapie focali possono risultare in esperienze emotive correttive per il paziente ma comportano anche il rischio di comportamenti aggressivi del terapeuta che avrebbero esiti negativi" (Codispoti, Clementel, 1999).
Anche nelle terapie cognitivo-costruttiviste, si dà molta importanza al "rivivere emotivamente" le esperienze, cosa che durante il rebirthing avviene in modo rilevante. Afferma Cionini: "Per risultare efficace ai fini del cambiamento, l'acquisizione di nuove conoscenze su di sé non può essere esclusivamente razionale, ma deve essere sentita e rivissuta emotivamente. Una persona può comprendere razionalmente molte cose relativamente al modo in cui funzionano i propri processi psichici, senza che questo induca cambiamenti interni significativi. Un conto, ad esempio, è capire teoricamente che molti dei propri problemi attuali derivano da determinate interazioni avute con i genitori durante l'infanzia, un altro è riuscire, con le attuali potenzialità cognitive, a riattivare e rivivere nel setting terapeutico le sensazioni di abbandono, ostilità o paura che pur avendo caratterizzato gran parte di quel periodo di vita non sono state espresse e sono state quindi inibite e mascherate" (Codispoti, Clementel, 1999, p.390).
Dalla sua nascita, seppur recente, fino ad oggi, il rebirthing ha conosciuto varie diramazioni, attuando alcune modifiche generali, ma lasciando sostanzialmente inalterata la tecnica di respirazione di base.
Lo psicologo G. Carenzi (2000) chiama il suo metodo "respirazione metacorporea". M.Screm (1996) indica la sua tecnica come "Breathwork". Lo psicologo A. De Luca parla di "Rebirthing Olistico" (1995). J. Leonard (1999) invece, chiama ora il suo sistema "Vivation" e lo descrive come un'evoluzione del rebirthing, altri autori parlano di "Rebirthing integrativo" o "Rebirthing communication".
Personalmente ritengo le differenze troppo sottili per parlare di tecniche diverse, almeno da un punto di vista pratico, mentre le eventuali differenze si possono rilevare dal punto di vista del quadro di riferimento teorico, importanti per questo nostro lavoro sono gli approcci che integrano il rebirthing in contesti psicoterapeutici clinici.
Tra i vari contributi, per quanto riguarda il dialogo tra rebirthing e psicologia, molto interessante è il lavoro di Filippo Falzoni Gallerani, che, come già ribadito in precedenza, è esponente della psicologia transpersonale ed ha inserito il rebirthing all'interno di questo contesto, chiamandolo appunto "Rebirthing ad Approccio Transpersonale". Esso si differenzia notevolmente dalla scuola americana di cui fanno parte L. Orr (1996), J. Leonard (1988) e S. Ray (1996), come afferma lo stesso Falzoni: "Nell'ambito di questa tecnica respiratoria il Rebirthing ad Approccio Transpersonale si differenzia da quello della scuola statunitense sia in alcuni aspetti tecnici della respirazione sia nell'approccio teorico. Esso fa infatti riferimento allo yoga, alla psicoterapia, alla ricerca psichica e alla psicologia transpersonale, cioè a quella corrente della psicologia la quale considera anche gli stati di coscienza che trascendono le barriere dell'io e della personalità individuale" (Falzoni, 1996).
Ritengo opportuno quindi, approfondire brevemente l'approccio teorico riguardante la psicologia transpersonale.
Il termine, formato dalle parole "trans" (dal latino "al di là") e "persona" ("maschera") è stato coniato per indicare un approccio psicologico che si rivolga all'essere umano nella sua totalità, includendo non solo la psicopatologia, ma anche gli aspetti più alti del Sé, le potenzialità inesplorate insite in ogni individuo.
Come riporta Boggio Gilot (presidentessa dell'Associazione italiana di psicologia transpersonale): "Originatasi negli USA alla fine degli anni sessanta, sui pilastri di Jung, Maslow ed Assagioli e denominata, per la sua pregnanza scientifica, la quarta forza della psicologia dopo la psicoanalisi, il comportamentismo e la psicologia umanistica, la psicologia transpersonale abbraccia la visione unitaria e olistica del mondo che si rivolge alla ricerca della 'totalità'. In questo contesto, la prospettiva transpersonale delinea l'essere umano come unità di corpo, mente e spirito, e affronta i temi della salute, della malattia e dello sviluppo mentale nella complessa trama di interazioni istintuali, emozionali, mentali e spirituali, che non esclude le dinamiche interpersonali ed i rapporti con la natura, il cosmo ed il suo Principio" (Boggio Gilot, 1992).
Boggio Gilot mette inoltre in luce che la psicologia transpersonale, come le precedenti correnti della psicologia dinamica, è un prodotto della cultura in cui nasce, e risponde ai bisogni più evidenti della società in cui si diffonde. La psicoanalisi era nata nell'Europa vittoriana, l'Europa dei valzer di Strauss e della repressione sessuale: lo studio della dimensione istintuale attuato da Freud era una necessità proposta dalla patologia psichica più diffusa nell'epoca, che era appunto una patologia sessuale.
La psicologia umanistica era nata invece nell'America disumanizzata dall'ipersviluppo tecnologico. Laddove l'uomo stava diventando macchina, lo studio umanistico del senso della vita, dei valori della responsabilità e della scelta è una risposta alla patologia del "benessere", che appaga i bisogni primari ma dimentica i bisogni secondari che necessitano di appartenenza, fiducia, coraggio e decisione.
La psicologia transpersonale nasce invece dalla crisi della cultura materialista e dall'eclissi del razionalismo cartesiano. In un mondo che ha ormai appagato tutti i bisogni individuali e collettivi legati alla sopravvivenza e alla comunicazione, l'uomo prende coscienza della sua separazione dal trascendente e dell'impossibilità di trovare risposte al senso ultimo dell'esistenza, in un contesto in cui 'si crede solo a ciò che si tocca'. Nella separazione dell'assoluto, dall'infinito, dal divino, l'uomo moderno trae un senso di alienazione e di isolamento, che si manifesta con una particolare morte dell'anima e che si esprime nella malattia mentale e nella violenza (cit. in Wilber, 1985).
La Psicologia Transpersonale quindi, si occupa specificamente, attraverso studi empirici e scientifici, dello sviluppo delle ricerche relative ai valori più alti, alle meta-motivazioni, alla coscienza dell'Unità, alle esperienze delle vette (peak experiences), all'autorealizzazione, all'essenza dell'essere e della coscienza, all'esperienza di meraviglia di fronte al significato profondo dell'essere, alla trascendenza dell'io, alla percezione del sacro nella vita quotidiana, ai fenomeni trascendentali, allo sviluppo della consapevolezza, e al risveglio.
La Psicologia Transpersonale può essere definita la psicologia dei più alti significati e valori. Gli psicologi che studiano quest'area del sapere devono essere preparati ad esaminare la realtà dal punto di vista che deriva da questi significati e valori (tratto da un articolo del sito internet dell'A.R.A.T).
Notevoli esponenti di questo movimento, oltre i già citati, sono K. Wilber (1985), S. Grof, A. W. Watts, A.Huxley, D. Goleman.
Per quanto riguarda il nostro studio molto importante è il lavoro con il respiro dello psichiatra e psicoterapeuta Stanislav Grof (1996), che, come lui stesso dice, fu tra gli ispiratori del movimento transpersonale: "Alla fine degli anni '60 venni in contatto con un piccolo gruppo di professionisti, che comprendeva Abraham Maslow, Anthony Suitch e James Friedman, i quali condividevano la mia opinione che i tempi fossero maturi per lanciare un nuovo movimento in psicologia, focalizzato sullo studio della coscienza e sul riconoscimento del significato delle dimensioni spirituali della psiche. Dopo svariati incontri per chiarire questi nuovi concetti, decidemmo di chiamare questo nuovo orientamento "psicologia transpersonale". Subito dopo fondammo il Journal of Transpersonal Psychology e la Association for Transpersonal Psychology".
Egli (come già accennato nel terzo capitolo) inizialmente usava LSD in terapia, poi cominciò anche ad usare tecniche di respirazione che danno stati alterati di coscienza, abbinate a forme di lavoro sul corpo, ed accompagnate dall'utilizzo di determinati sottofondi musicali. Il suo metodo, chiamato "Holotropic Breathwork" o "respirazione olotropica" (il termine olotropico è composto da olos che in greco significa intero e tropico da trepein che significa muoversi verso, in direzione di qualcosa, quindi con olotropico si sottolinea un orientamento verso l'interezza, la totalità dell'essere) risulta fondamentalmente simile al rebirthing, Falzoni stesso dice di sentirsi molto vicino all'approccio di Grof.
Ecco come lo stesso Grof descrive il suo metodo: "Al paziente che desidera la tecnica non farmacologica viene chiesto di sdraiarsi su un lettino comodo e ampio, su un materasso o sul pavimento, opportunamente imbottito o ricoperto da uno stuoino. Gli si chiede poi di concentrarsi sulla respirazione e sul processo che avviene nel corpo allontanando per quanto possibile l'analisi intellettuale. Man mano che la respirazione diventa più profonda e più rapida è utile immaginarla con una nube di luce che viaggia attraverso il corpo e riempie tutti gli organi e le cellule. Di solito il breve lasso di tempo impiegato in questa iperventilazione iniziale e attenzione focalizzata amplifica le sensazioni fisiche e le emozioni preesistenti, oppure ne produce di nuove. Il lavoro esperienziale può iniziare quando lo schema si sia manifestato chiaramente. Il principio di base è incoraggiare il paziente a lasciarsi andare completamente alle sue sensazioni ed emozioni che emergono e a cercare maniere appropriate per esprimerle (con suoni, movimenti, posizioni, mosse facciali, fremiti) senza giudicarle né analizzarle. Al momento più opportuno l'assistente offre aiuto al paziente. Il lavoro di facilitazione può essere eseguito da una sola persona, anche se l'ideale sembra la presenza di un uomo e di una donna. Prima di iniziare si istruisce il cliente in modo che per tutto il processo indichi con il minor numero di parole possibile qual è l'attività dell'energia nel suo corpo: localizzazione dei blocchi, cariche eccessive in alcune zone, tensioni, dolori o crampi. È anche importante che il cliente comunichi la qualità delle emozioni e delle varie sensazioni fisiologiche, come angoscia, sentimenti di colpa, collera, soffocamento, nausea o pressione vescicale" (Grof, 1997). Il metodo si basa quindi su tecniche di respirazione e lavoro sul corpo, accompagnati da determinati sottofondi musicali.
I presupposti in comune con il rebirthing sono evidenti.
Anche in quest'ambito molti sono i possibili accostamenti con l'analisi bioenergetica: "Per lavorare su alcune zone di blocco si possono usare liberamente vari esercizi e manovre bioenergetiche, oppure elementi del Rolfing o del massaggio di polarità. Il principio di base è dare sostegno al processo esistente, anziché imporre uno schema esterno che riflette una determinata teoria o le idee degli assistenti" (id., 1997).
Grof sostiene che: "Gli effetti straordinari e spesso drammatici della terapia psichedelica e di altre metodiche esperienziali sollevano automaticamente la questione dei meccanismi terapeutici implicati in tali cambiamenti. Anche se la dinamica di alcune forti trasformazioni sintomatiche e della personalità osservate dopo le sedute esperienziali può essere spiegata con argomentazioni convenzionali, la maggior parte di esse comprende processi non ancora scoperti né riconosciuti dalla psichiatria e psicologia accademiche tradizionali. Questo non significa che i fenomeni di questo genere non siano mai stati incontrati o discussi in precedenza. Si ritrovano nelle descrizioni di pratiche sciamaniche, riti di passaggio, cerimonie di guarigione di varie culture aborigene nella letteratura antropologica…tuttavia questo tipo di letteratura non è mai stata studiata seriamente per la sua manifesta incompatibilità con i paradigmi scientifici correnti. Il materiale accumulato negli ultimi decenni della ricerca sulla coscienza indica con insistenza che i dati di questo genere andrebbero riesaminati in modo critico. Esistono ovviamente molti meccanismi estremamente efficaci di guarigione e di trasformazione della personalità che vanno ben oltre le manipolazioni biografiche della psicoterapia corrente" (Grof, 1997).
Importanti sono quindi i lavori di Grof e Falzoni nell'utilizzazione di questa tecnica esperienziale in ambito terapeutico psicologico.
Afferma Falzoni: "Molti psichiatri sono scettici nei confronti delle tecniche psicologiche e confidano solo nel valore della chimica, e forse dimenticano che l'uomo è in grado di padroneggiare i suoi stati di coscienza grazie alla volontà e che adottare tecniche capaci di modificare l'atteggiamento esistenziale può dimostrare la reversibilità dei fenomeni. Per i casi più gravi, l'intervento farmacologico si rivela a volte l'unico praticabile. E, tuttavia, usare i farmaci soltanto per inibire i sintomi di una certa patologia non basta a risolvere le cause profonde che l'hanno originata…È invece stato riscontrato da molti studiosi, ed era bagaglio della saggezza delle molte culture antiche, che esiste una specifica forza di autoguarigione insita in ogni individuo e che compito del terapeuta è solo quello di permettere che essa venga attivata…In quest'ottica, la tecnica del rebirthing rappresenta un significativo progresso verso l'armonizzazione di diverse teorie…" (Falzoni, 1996).
Sostiene invece Grof: " L'obiettivo principale delle tecniche impiegate nella psicoterapia esperienziale è attivare l'inconscio, sbloccare l'energia imbrigliata nei sintomi emotivi e psicosomatici, e convertire l'equilibrio energetico stazionario in un flusso esperienziale (Grof 1997).
Grof afferma inoltre di aver raccolto numerosi dati riguardanti le potenzialità del respiro in ambito terapeutico, la sua documentazione riguarda oltre 20000 sedute con tecniche di respirazione (e circa 4000 con gli psichedelici): "Solo negli ultimi decenni, i terapeuti occidentali hanno riscoperto il potenziale curativo del respiro, sviluppando tecniche che lo utilizzano. Nel contesto dei nostri seminari di un mese presso l'Esalen institute a Big Sur, in California, noi stessi abbiamo sperimentato vari approcci che implicavano la respirazione. Vi erano inclusi sia esercizi di respirazione tratti dalle antiche tradizioni spirituali, con la guida di maestri indiani e tibetani, sia tecniche sviluppate da terapeuti occidentali. Ciascun approccio ha un rilievo particolare e usa il respiro in maniera diversa. Nella nostra ricerca di un metodo efficace per usare il potenziale terapeutico della respirazione, abbiamo cercato di semplificare al massimo il processo. Siamo arrivati alla conclusione che è sufficiente respirare più velocemente e più profondamente del solito, con una concentrazione totale sul processo interiore. Invece di porre l'accento sulla tecnica respiratoria specifica, persino in quest'area seguiamo la strategia generale del lavoro olotropico: avere fiducia nella saggezza intrinseca del corpo e seguire le indicazioni interiori. Nella respirazione olotropica, incoraggiamo le persone a cominciare la seduta respirando in maniera più accelerata i più piena, unendo l'inalazione e l'esalazione in un circolo continuo. Una volta che ciascuno è entrato nel processo, trova il proprio ritmo e il proprio modo di respirare. Grazie a questo metodo siamo stati in grado di confermare ripetutamente le osservazioni di Wilhelm Reich: le resistenze e le difese psicologiche sono effettivamente associate ad una respirazione limitata. La respirazione è una funzione autonoma, che tuttavia può essere influenzata dalla volontà. L'incremento deliberato del ritmo respiratorio scioglie le difese psicologiche e porta alla liberazione e all'emergenza di materiale inconscio (e superconscio). Se non si è visto o sperimentato il processo di persona, e difficile credere soltanto su base teorica al potere e all'efficacia di questa tecnica" (Grof, 2001).
Egli spiega poi quali sono i meccanismi attraverso cui agisce la tecnica: " Le manifestazioni fisiche che si sviluppano in varie parti del corpo, durante la respirazione, non sono semplici reazioni fisiologiche all'iperventilazione. Hanno una complessa struttura psicosomatica, e di solito contengono un significato psicologico specifico per ciascun individuo...Le tensioni che abbiamo nel nostro corpo possono essere liberate in due modi diversi. Il primo implica la catarsi e l'abreazione, cioè lo scaricamento (attraverso tremori, spasmi, movimenti del corpo, colpi di tosse, strilli, vomito) delle energie fisiche bloccate. Questi meccanismi sono ben conosciuti dalla psichiatria ufficiale, sin dai tempi in cui Sigmund Freud e Joseph Breuer hanno pubblicato i loro studi sull'isteria. Varie tecniche di abreazione sono state impiegate dalla psichiatria convenzionale per curare nevrosi emotive traumatiche; inoltre, l'abreazione è una parte integrante delle nuove psicoterapie esperienziali, come il lavoro neoreichiano, la pratica Gestalt e la primal therapy. Il secondo meccanismo, che riesce a mediare il rilascio delle tensioni fisiche ed emotive, esercita un ruolo importante nella respirazione olotropica, nel rebirthing e in altre forme di terapia che si servono delle tecniche respiratorie. Esso rappresenta un nuovo sviluppo della psichiatria e della psicoterapia, e sembra essere più efficace e interessante per molti motivi. Qui, le tensioni profonde affiorano sotto l'aspetto di contrazioni muscolari transitorie di varia durata. Mantenendo le tensioni muscolari per un tempo prolungato, l'organismo consuma enormi quantità di energia precedentemente repressa. Attraverso questo consumo, e dunque l'eliminazione di tale energia bloccata, l'organismo semplifica il proprio funzionamento. Il profondo rilassamento che solitamente segue l'intensificazione temporanea delle vecchie pensioni, o la comparsa di tensioni prima nascoste, é la prova della natura terapeutica di questo processo" (Grof, 2001).
In molti casi, attraverso il rebirthing, si sperimenta una regressione alla prima infanzia, importante è allora il contributo della psicoanalisi attraverso gli studi di Rank: "La prima conclusione da trarre dai risultati delle esperienze analitiche…riguarda il particolare uso che l'inconscio del paziente fa della situazione di guarigione: questa situazione, rende possibile la ripetizione del trauma della nascita ed una parziale abreazione. Ma non si può comprendere il modo in cui il trauma della nascita sbocca in questo o in quel sintomo patologico, se prima non si ricostruisce la sua azione sullo sviluppo dell'individuo normale, in particolare durante il periodo dell'infanzia. Nostra guida nel ripercorrere questo sviluppo sarà il principio freudiano secondo cui ogni sensazione di angoscia è, sostanzialmente, ritorno all'angoscia della nascita, che è angoscia fisiologica (bisogno di respirare). Considerando lo sviluppo psichico del bambino da questo punto di vista, possiamo affermare, in linea generale, che l'uomo sembra impiegare molti anni (e cioè tutta l'infanzia) per superare nel modo meno anormale possibile tutto questo primo intenso trauma. Se dunque ogni bambino normale è portato a provare paura, ma non necessariamente paura di una cosa determinata, se, insomma, il bambino è soggetto ad angosce, allora non si va lontano dal vero designando l'infanzia di ogni adulto sano come il suo periodo normale di nevrosi: una nevrosi che poi solo in determinati individui (rimasti infantili o come tali qualificati) si prolunga fino all'età adulta; sono questi individui che alla fine, appunto, verranno definiti nevrotici. Cominciamo con l'esaminare, senza stare a citare altri esempi del medesimo meccanismo, peraltro semplicistico, un caso tipico di angoscia infantile: quello del bambino lasciato solo in una stanza o nella camera da letto all'ora di andare dormire. Questa situazione ricorda evidentemente al bambino (che è più vicino dell'adulto al trauma originario) lo stato in cui era nel ventre materno; con la differenza, però, che il bambino è consapevole di essere ormai diviso dalla madre, il cui ventre appare sostituito solo 'simbolicamente' dalla camera buia o dal letto caldo. Infatti l'angoscia scompare (come Freud ha acutamente osservato) non appena l'esistenza (la vicinanza) della persona amata colpisce nuovamente la coscienza del bambino (contatto, voce, ecc.). In questo semplice esempio il meccanismo che scatena l'angoscia, e che si ripete quasi immutato nelle fobie (claustrofobia, angoscia del tunnel, ecc.) diventa chiarissimo: non è altro che una riproduzione inconscia dell'angoscia della nascita; nello stesso esempio troviamo anche una base concreta per lo studio della simbolizzazione; infine si esplicita il significato della separazione dalla madre e la tranquillizzante azione terapeutica della ricongiunzione, sia pure parziale o simbolica" (Rank, 1988, pp.32-33).
Le conclusioni di Rank ben si adattano alla prospettiva del rebirthing in quanto, attraverso quest'ultimo, in moltissimi casi si riesce a rivivere il trauma della nascita, o le situazioni infantili successive, favorendo una elaborazione ed integrazione positiva dell'esperienza, come spiega Grof: "Di solito è molto facile riconoscere quando chi respira è tornato alla prima infanzia. In una regressione veramente profonda, tutte le rughe del volto tendono a scomparire e l'individuo può realmente assumere sembianze e comportamenti di un neonato, con vari atteggiamenti e gesti infantili, ipersalivazione e movimenti di suzione…La persona che affronta una memoria traumatica precedentemente repressa non è più il neonato indifeso e dipendente come nella situazione originaria, ma un individuo adulto…La regressione all'età infantile permette di provare tutte le emozioni e le sensazioni fisiche dell'evento traumatico dalla prospettiva del bambino, ma simultaneamente è possibile analizzare e valutare la memoria nella situazione terapeutica dal punto di vista di un adulto maturo" (Grof, 2001).
Io stesso sono stato testimone molte volte di eventi simili, riporto ad esempio il caso di una mia amica che mi raccontò di come lei aveva sempre avuto ripugnanza per le persone anziane fino a quando, durante una seduta di rebirthing, le ritornò alla mente un'immagine di quando era piccola dove suo nonno tentò di avere un rapporto sessuale "orale" con lei. Questa comprensione, o "insight", le permise di superare la ripugnanza.
Importanti, nel rebirthing, sono anche i presupposti della psicologia della gestalt, come ribadisce Grof: " La terapia della gestalt ha un'enfasi olistica; è una tecnica di integrazione personale, fondata sul concetto che, nella natura, tutto è gestalt, unificata e coerente. Nell'ambito di questi complessi, gli elementi organici ed inorganici costituiscono schemi continui e in continuo mutamento di attività coordinata. Nella terapia della gestalt l'accento non è posto sull'interpretazione dei problemi ma nel risperimentare conflitti e traumi nel momento presente, inserendo la consapevolezza in tutti processi fisici ed emotivi, e completando le gestalt non finite nel passato…La terapia della gestalt impiega spesso un lavoro individuale in un contesto di gruppo. L'accento è posto sulla respirazione e sulla piena consapevolezza dei propri processi fisici ed emotivi in quanto requisiti fondamentali…Sebbene la terapia della gestalt sia stata ideata per trattare i problemi di natura biografica, gli individui impegnati nel lavoro gestaltico sistematico fanno talvolta l'esperienza di varie sequenze perinatali e perfino di fenomeni transpersonali quali i ricordi embrionali, ancestrali e razziali, l'identificazione con animali, e il confronto con entità archetipiche." (Grof, 1997).
Anche la psicologia junghiana ben si adatta al rebirthing, specie per quello ad approccio transpersonale. Durante le sessioni di rebirthing, infatti, a molte persone può succedere di vedere immagini e simboli che potremmo interpretare come "archetipici".
I concetti di "inconscio collettivo" e "archetipo" sono due pilastri della psicologia di Jung: "Un certo strato per così dire superficiale dell'inconscio è senza dubbio personale: noi lo chiamiamo 'inconscio personale'. Esso poggia però sopra uno stato più profondo che non deriva da esperienze e acquisizioni personali, e che è innato. Questo stato più profondo è il cosiddetto 'inconscio collettivo'. Ho scelto l'espressione 'collettivo' perché questo inconscio non è di natura individuale, ma 'collettiva' e cioè, al contrario della psiche personale, ha contenuti e comportamenti che (cum grano salis) sono gli stessi dappertutto e per tutti gli individui. In altre parole, è identico per tutti gli uomini e costituisce un substrato psichico comune di natura soprapersonale presente in ciascuno. L'esistenza psichica si riconosce soltanto dalla presenza di 'contenuti capaci di divenire coscienti'; possiamo perciò parlare di un inconscio solo in quanto siamo in grado di indicarne i contenuti. I contenuti dell'inconscio personale sono principalmente i cosiddetti 'complessi a tonalità affettiva' che costituiscono l'intimità personale della vita psichica. I contenuti invece dell'inconscio collettivo sono i cosiddetti 'archetipi'…'Archetipo' è una parafrasi esplicativa dell'éidos platonico. Ai nostri fini tale qualificazione è pertinente e utile poiché significa che, per quanto riguarda i contenuti dell'inconscio collettivo, ci troviamo davanti a tipi arcaici o ancora meglio primigeni, cioè immagini comuni presenti fin dai tempi remoti" (Jung, 1998).
Ancora più pregnanti sono le similitudini tra il lavoro che si svolge nel rebirthing e le psicoterapie corporee, soprattutto quelle che s'ispirano ai lavori di Reich e Lowen. Sia in queste ultime, sia nel rebirthing, infatti, molta importanza è data alla respirazione, ai blocchi energetici muscolari che avvengono nel corpo, alla espressione dell'emozioni, ad un lavoro sul corpo effettuato attraverso determinate tecniche di massaggio. Nel rebirthing però, a differenza delle altre psicoterapie corporee, il respiro è "circolare" (senza pause tra inspirazione ed espirazione) e mantenuto per molto tempo, da 45 minuti fino, a volte, anche due ore.
Come riporta Falzoni: "Diverse correnti psicoterapeutiche integrano il rebirthing alle loro pratiche, sviluppando ricerche interessanti. In Svizzera, Inghilterra, Spagna e Germania e recentemente anche nei paesi dell'est stanno sorgendo nuovi centri e vengono organizzati seminari e corsi didattici. Spesso i risultati ottenuti in terapia paiono miracolosi. Molti studiosi hanno consapevolezza dell'utilità pratica del respiro in terapia, senza appartenere ad alcuna specifica scuola di rebirthing. Oltre le scuole derivate da quell'americana, ci sono in tutto il mondo professionisti di differente preparazione che utilizzano tecniche respiratorie. Chi è di cultura psicoanalitica utilizza vantaggi indotti anche da brevi cicli espiratori allo scopo di favorire la catarsi di istanze inconsce; c'è chi le applica a sostegno dell'Integrazione Posturale e dello Shiatsu, chi le utilizza all'interno della pratica della Bioenergetica… Generalmente in queste pratiche la respirazione è utilizzata per minor durata e con minor intensità di quanto si faccia per il 'vero rebirthing' (Falzoni, 1992) ".
La maggior durata e intensità del tipo di respirazione che si effettua nel rebirthing quindi, permette di attivare determinati processi regressivi e catartici, a volte estremamente intensi, che non sono possibili con esercizi di respirazione di breve durata.
Ci sono di conseguenza alcuni casi in cui bisogna aver maturato notevole esperienza prima di far praticare questa tecnica. Falzoni, ad esempio, suggerisce cautela riguardo a disturbi molto gravi come quelli psicotici: "…Si vuole tuttavia sottolineare il fatto che gli interventi psicoterapeutici tesi alla guarigione delle psicosi possono essere a volte particolarmente difficili e delicati, ed è bene precisare che non ci sono ricette miracolose d'intervento. Nei casi più gravi è impossibile ottenere alcuna collaborazione del paziente e il rebirthing non può quindi essere applicato. D'altra parte uno psichiatra esperto può trovare nel rebirthing una chiave terapeutica che in certi casi può risultare molto efficace… Del resto si consiglia vivamente i futuri rebirther di non fare respirare soggetti diagnosticati psicotici senza prima aver conseguito l'opportuna preparazione o senza il supporto di uno specialista" (Falzoni, 1996).
Possiamo osservare quindi che ormai sono numerosi i collegamenti riguardanti la potenzialità di tecniche respiratorie ed il loro utilizzo in psicologia clinica.
Conclude Grof: "Questa metodica ha un potenziale di risoluzione del dolore emotivo e psicosomatico acuto talmente elevato che provo sempre ad effettuarla prima di prendere in considerazione il ricovero o il trattamento con tranquillanti. Comunque la validità di tale tecnica va oltre il sollievo momentaneo; continuandola con sistematicità, essa diventa un mezzo potente di auto-esplorazione e di terapia. Mentre nella psicoanalisi tradizionale e relative forme di terapia verbale occorrono mesi e talvolta anni per raggiungere le prime fasi dello sviluppo infantile, con questa tecnica i clienti ricordano, e persino rivivono pienamente, eventi della prima vita post natale e anche sequenze della nascita, entro pochi minuti o al massimo in qualche ora" (Grof, 1997).
Il rebirthing sembra quindi utilizzato con successo da questi autori, vantando ormai alle spalle anche una notevole casistica, grazie anche all'utilizzo delle loro competenze attraverso un rigoroso metodo scientifico.
Promettere invece il cambiamento della vita tramite alcune sedute di respiro o seminari di due giorni, come fanno alcuni operatori del settore, mi sembra, per quanto attraente, obiettivamente abbastanza aleatorio e dannoso.
Attraverso però un rigoroso metodo, perfezionando il setting, facendo attenzione alla relazione, effettuando un'efficace analisi della domanda, programmando il necessario numero di sedute a seconda del disturbo, il rebirthing può essere un efficace strumento di miglioramento della vita.
Sono necessari comunque studi ancora più approfonditi, ed in futuro da parte dei più importanti operatori del settore si sta pensando di supplire a ciò. Lo stesso Falzoni assieme alla sua mole di collaboratori sta cercando di rendere sempre più evidenti gli effetti di questa tecnica. Da più parti si sta cercando di organizzare degli studi controllati (oltre i primi già effettuati che ho citato nel terzo capitolo) per poter validare scientificamente una grande mole di dati soggettivi raccolti da molti terapeuti.
In un panorama così vasto come quello odierno stabilire con sicurezza l'efficacia di una tecnica può risultare azzardato, specie quando si ha a che fare con l'uomo e ci si deve rapportare con le innumerevoli differenze soggettive e con i vari casi personali. Il mio lavoro vuole essere un modesto contributo in tale direzione.



CONCLUSIONI



Spero attraverso questo studio di aver suscitato una sufficiente attenzione riguardo questo strumento oramai già da parecchi anni utilizzato come forma di psicoterapia. La mia lunga esperienza personale mi ha permesso di toccare con mano quali siano gli effetti della sua applicazione su numerosi soggetti. Le testimonianze raccolte ad Asti hanno confermato quanto già sperimentato nelle mie esperienze. Tuttavia ribadisco che sarebbero necessari ulteriori studi controllati, effettuati magari in merito a psicopatologie specifiche.
L'utilizzo di tecniche molto simili sviluppate in passato in psicologia clinica, come quelle di Reich e Lowen, e l'utilizzo attuale da parte di professionisti come Grof o Falzoni, permettono comunque a questa tecnica di essere degna di attenzione.
La sua semplicità consente inoltre di poter essere utilizzata in molti contesti psicologici da parte di persone con approccio teorico differente. Nulla vieta infatti di proporre la semplice tecnica di respirazione all'interno della propria cornice teorica di riferimento, anche se come abbiamo visto viene ritenuto ottimale l'utilizzo della tecnica attraverso riferimenti della psicologia transpersonale.
Come dice Jung "Mi resi conto che un'idea nuova, o anche un aspetto insolito di una vecchia idea, può essere comunicata solo dai fatti: questi restano, non possono essere buttati via, e presto o tardi qualcuno li scoprirà e capirà che cosa ha trovato" (Jung, 1992). Ho cercato personalmente di attenermi ai fatti in modo rigoroso e scientifico, onesto e genuino, ben sapendo quanto sia importante l'atteggiamento "pratico" di fronte a fenomeni nuovi. Sono a conoscenza però anche del fatto di quanto determinate esperienze possano essere comprese solo se toccate con mano, praticate e valutate attraverso una critica costruttiva. Il pregiudizio, infatti, se da un lato evita uno spreco di energie, dall'altro toglie la possibilità di emergere a ciò che può invece risultare utile.
Mi piacerebbe concludere ancora con le parole di Jung (1992): "Spesso mi vengono chiesti chiarimenti circa il mio metodo analitico psicoterapeutico. Non posso rispondere in modo univoco: la terapia è diversa per ogni caso. Quando un medico mi dice che segue rigorosamente questo o quel metodo, ho i miei dubbi sull'efficacia della sua terapia. È stato scritto tanto sulla resistenza che oppone il malato, da far sembrare quasi che il medico voglia tentare d'imporgli qualcosa, mentre la cura dovrebbe provenire spontaneamente dal malato stesso. La psicoterapia e l'analisi variano tanto quanto gli individui umani. Per quanto è possibile tratto ogni paziente come un caso individuale, perché la soluzione del problema è sempre individuale: regole generali si possono stabilire solo cum grano salis! Una verità psicologica è valida solo se si può anche capovolgere: una soluzione che può essere fuori questione per me, potrebbe essere proprio quella giusta per qualcun altro".




RINGRAZIAMENTI




Sento il desiderio di ringraziare i miei relatori, la Prof.ssa Olga Codispoti e il dott. Paolo Cundo per la disponibilità e la fiducia accordatami nell'avermi fatto svolgere il presente lavoro.
Ringrazio inoltre il dottor Filippo Falzoni Gallerani per la disponibilità e l'assistenza nello svolgimento di questo studio.
Ringrazio infine i partecipanti del corso di "Rebirthing Transpersonale" di Asti che con la loro testimonianza personale hanno contribuito allo svolgimento di questo compito.



BIBLIOGRAFIA


L. Anolli et al., Psicologia generale, Cisalpino, Bologna, 1996
M.C.Ariatta, N.Sonino, Stress cronico ed effetti sul sistema endocrino, Patron, Bologna, 1991
R.Assagioli, Principi e metodi della psicosintesi terapeutica, Astrolabio, Roma 1973
R.Assagioli, Comprendere la psicosintesi, Astrolabio, Roma 1991
R.Bandler, J.Grinder, La struttura della magia, Astrolabio, Roma 1981
G.Bateson, Verso un'ecologia della mente, Adelphi, Milano 1976
M.W.Battacchi, O.Codispoti, La vergogna, Il mulino, Bologna 1992
A.T.Beck, Principi di terapia cognitiva, Astrolabio, Roma 1984
D.Begg, Rebirthing la terapia del respiro, Armenia, Milano 2000
D.Boadella, J. Liss, La psicoterapia del corpo, Astrolabio, Roma 1986
L.Boggio Gilot, Il Sé Transpersonale, Asram Vidya, Roma 1992
G.Bonessa, Intervista rilasciata a Fabrizio Malatesta nel corso didattico 2000-2001 di Rebirthing
G.Boyesen, Tra psiche e soma, Astrolabio, Roma 1999
G.Camattari, Corso di rebirthing e di bioritmica, De Vecchi, Milano 1996.
F.Capra, Il punto di svolta, Feltrinelli, Milano 1984
G. Carenzi, Il Respiro che guarisce, Tecniche Nuove, Milano 2000
D.Chopra, Guarirsi da dentro, Sperling & Kupfer, Milano 1992
O.Codispoti, C.Clementel (a cura di), Psicologia Clinica, Carocci, Roma 1999
P.Cundo (a cura di), Espressione di sé e comunicazione, Franco Angeli, Milano 1997
C.Darwin, L'espressione delle emozioni nell'uomo e negli animali, Bollati-Boringhieri, Torino 1962
A.De Luca, Rebirthing la terapia della rinascita, Xenia, Milano 1995
G.Downing, Il corpo e la parola, Astrolabio, Roma 1995
A.Ellis, Ragione ed emozione in psicoterapia, Astrolabio, Roma 1989
M.Erickson, La mia voce ti accompagnerà, Astrolabio, Roma 1983
F.Falzoni Gallerani, Il respiro dell'anima, Armenia, Milano 1992
F.Falzoni Gallerani, Rebirthing Transpersonale, Rusconi, Milano 1996
F.Falzoni Gallerani, intervista rilasciata a Pietro Largo nel corso didattico 2001-2002 di Rebirthing
F.Favaretti Camposampiero, P.Di Benedetto, M.Cauzer, L'esperienza del corpo, Masson, Milano 1998
S.Ferenczi, Diario clinico, Cortina, Milano 1988
S.Freud, Introduzione alla psicoanalisi, Bollati Boringhieri, Torino 1976
D.Goleman, Intelligenza emotiva, Rizzoli, Milano 1996
G.Groddeck, Il libro dell'Es, Adelphi, Milano 1990
S.Grof, La mente olotropica, RED, Como 1996
S.Grof, Oltre il cervello, Cittadella, Assisi 1997
S. Grof, Psicologia del futuro, RED, Como 2001
C.G.Jung, Ricordi, sogni, riflessioni, Rizzoli, Milano 1992
C.G.Jung, Gli archetipi dell'inconscio collettivo, Bollati Boringhieri, Torino 1998
J.Krishnamurti, Che cosa vi farà cambiare, Astrolabio, Roma 1981
F.Leboyer, Per una nascita senza violenza, Bompiani, Milano 2000
J.LeDoux, Il cervello emotivo, Baldini & Castoldi, Milano 1999
P.Legrenzi (a cura di), Manuale di psicologia generale, Il mulino, Bologna 1994
J.Leonard, P.Laut, Rebirthing, Astrolabio, Roma 1988
J.Leonard, Vivation, Amrita, Giaveno (TO) 1999
A.Lowen, L.Lowen, Espansione ed integrazione del corpo in Bioenergetica, Astrolabio, Roma 1979
A.Lowen, La depressione e il corpo, Astrolabio, Roma 1980
A.Lowen, Il piacere, Astrolabio, Roma 1984
A.Lowen, La spiritualità del corpo, Astrolabio, Roma, 1991
A.Lowen, Arrendersi al corpo, Astrolabio, Roma, 1994
A.Lowen, Il linguaggio del corpo, Feltrinelli, Milano 1999
A.H.Maslow, Verso una psicologia dell'essere, Astrolabio, Roma 1971
J.Murphy, Il potere del subconscio, Mediterranee, Roma 1990
T.Nakamura, Terapia orientale della respirazione, Mediterranee, Roma 1984
F.W.Nietzsche, Così parlò Zarathustra, Demetra, Bussolengo (VR) 1994
L.Orr, K.Halbig, Il libro del rebirthing, Mediterranee, Roma 1996
R.Paguni, R.Pani, Orientamenti in psicoterapia, Borla, Roma 1997
Pascal, Breviario (a cura di Claudio Marcellino), Rusconi, Milano 1994
F.Perls, L'approccio della Gestalt, Astrolabio, Roma 1977
C.B.Pert, Molecole di emozioni, Corbaccio, Milano 2000
Platone, Breviario (a cura di Claudio Marcellino), Rusconi, Milano 1995
O.Rank, Il trauma della nascita, Sugarco, Varese 1988
S.Ray, L'arte del respiro, Armenia, Milano 1996
W.Reich, Analisi del carattere, Sugarco, Varese 1973
W.Reich, La funzione dell'orgasmo, Pratiche, Milano 2000
C.Rogers, La terapia centrata sul cliente, La nuova Italia, Firenze 1997
I.Rolf, Il rolfing e la realtà fisica, Astrolabio, Roma 1996
P.Schilder, Immagine di sé e schema corporeo, Franco Angeli, Milano 1990
M.Screm, La storia del rebirthing, MEB, Padova 1996
V. Slepoj, Capire i sentimenti, Mondadori, Milano 1998
S.M.Stahl, Essential Psychopharmacology, Cambridge University Press 2000
G.Tenzin, H.Benson, R.Thurman, H.Gardner, D.Goleman, La scienza della mente, Chiara Luce, Pomaia (Pisa), 1993
G.Trombini, F.Baldoni, Psicosomatica, Il Mulino, Bologna, 1999
A.Van Lysebeth, Pranayama la dinamica del respiro, Astrolabio, Roma 1973
P.Watzlawick, J.H.Beavin, Don D.Jackson, Pragmatica della comunicazione umana, Astrolabio, Roma 1971
P.Watzlawick, J.H.Weakland, R.Fisch, Change, Astrolabio, Roma 1974
K.Wilber, Oltre i confini, Cittadella, Assisi 1985
K.Wilber, J.Engler, D.P.Brown, Le trasformazioni della coscienza, Astrolabio Roma 1989
P.Yogananda, Autobiografia di uno Yogi, Astrolabio, Roma 1971



ALTRE FONTI


-Appunti del corso didattico di Rebirthing ad approccio transpersonale 2001-2002
-Sito internet dell'A.R.A.T. (associazione rebirthing ad approccio transpersonale), www rebirthing-italia.com

scrivi a Respiri: email  
PROVA Il rebirthing č un percorso esperienziale molto semplice, basato sulla respirazione , messo a punto da Edward Orr in America negli anni '70, che ha consentito a migliaia di persone di ritrovare il benessere psico-fisico. PROVAIn poco tempo si affrontano e si superano i blocchi fisici, frutto di paure del passato, che impediscono alla nostra respirazione di fluire armoniosamente e di vivere il presente in tutta la sua ricchezza e armoniositą. PROVA Nel corso di una decina di incontri, tornano episodi dimenticati o rivissuti solo intellettualmente ed entri in contatto con la memoria del tuo corpo: le sue paure, le ansie, le speranze, le gioie. PROVA Durante le sedute di rebirthing accade spesso di rivivere esperienze spiacevoli per poterle superare e rimuovere gli ostacoli che impediscono di godere la vita nella sua interezza. PROVA L'utilizzo di metafore e simboli, nel corso della seduta di rebirthing, permette di stabilire un contatto e un dialogo con la parte profonda di noi per ottenere il suo aiuto nel nostro processo di riequilibrio. Il risultato del cammino č un'esperienza di cambiamento e di espansione della nostra gioia di vivere. PROVA